Le sanzioni non fermano le relazioni russo-venezuelane

Paul Antonopoulos, FRN 30 gennaio 2019

Il Presidente Nicolás Maduro dichiarava che le attività petrolifere del Venezuela e della Russia sono blindate e non corrono alcun rischio nel quadro delle sanzioni imposte da Washington contro la compagnia petrolifera statale Petroleos de Venezuela (PDVSA). “Gli affari tra Russia e Venezuela nel campo del petrolio e del gas sono blindati”, affermava il presidente venezuelano. Maduro assicurava che la Russia non corre “alcun rischio” dalle sanzioni di Washington contro il Venezuela, “perché la Russia è un Paese indipendente e sovrano, le società russe sono molto potenti, hanno la propria ingegneria finanziaria, logistica e PDVSA è la società di un Paese sovrano”. “Proprio come due Paesi indipendenti, che fanno affari, investono e sviluppano grandi progetti di esplorazione petrolifera, tutto andrà bene, è corazzato”, affermava. Maduro poi commentava su nuove elezioni. Secondo il presidente legittimo, “sarebbe bello se ci fossero elezioni parlamentari anticipate per il parlamento venezuelano, sarebbe una buona forma di dibattito politico e una soluzione col voto popolare”. Sulle elezioni presidenziali, Maduro chiariva ancora una volta che si erano svolte solo 10 mesi prima e in conformità con tutte le norme costituzionali. Affermava di aver ottenuto il 68% dei voti e, quindi, la sua vittoria e il suo mandato sono legittimi. “È assurdo ignorare le istituzioni, tornando a un nuovo colonialismo, dove da una capitale europea, Washington, arrivano ordini a qualsiasi Paese in Africa, Asia, America Latina, nei Caraibi, nel mondo”, affermava. A proposito, il presidente venezuelano assicurava che alcun Paese straniero può intervenire nel processo politico venezuelano. “Non accettiamo ultimatum da nessuno e non accettiamo ricatti. Le elezioni presidenziali in Venezuela hanno già avuto luogo e, se gli imperialisti vogliono nuove elezioni, dovranno aspettare fino al 2025”, ribadiva.

Dialogo con l’opposizione
Il presidente venezuelano dichiarava di sostenere il dialogo con l’opposizione e indicava chi potrebbe mediare nei negoziati. “Sono pronto a sedermi al tavolo dei negoziati per parlare del Venezuela, della pace e del suo futuro”, aveva detto. Secondo lui, “ci sono alcuni governi ed organizzazioni nel mondo che dimostrano sincera preoccupazione per ciò che accade in Venezuela”. In particolare, indicava le autorità di Messico, Uruguay, Bolivia, Russia, Vaticano ed altri governi europei come partner che vogliono normalizzare la situazione in Venezuela.

Supporto delle forze armate
Nonostante il tentativo di ribellione militare organizzato il 21 gennaio a Caracas, il Ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López riaffermava la lealtà dei militari all’attuale governo di Nicolas Maduro, sottolineando che ora è il momento di resistere. Parlando in proposito, Nicolás Maduro elogiava i meriti delle truppe venezuelane e dichiarava che continuerà a svolgere il suo ruolo di comandante supremo delle Forze Armate. “Sto esercitando la mia guida e i miei doveri di Comandante Supremo secondo la Costituzione, consolidando le Forze Armate Nazionali Bolivariane. E le Forze Armate Bolivariane daranno lezione di morale, lealtà e disciplina all’impero settentrionale e alla destra fascista in Venezuela, e avremo una grande vittoria con stabilità, pace e lealtà”, dichiarava.

Motivi degli Stati Uniti di intervenire negli affari interni del Venezuela
Secondo il leader venezuelano, l’obiettivo principale del comportamento intrusivo degli Stati Uniti è il desiderio di accedere al petrolio latinoamericano, dato che ha “le più grandi riserve certe di petrolio al mondo”. Inoltre, a loro avviso, gli Stati Uniti considerano tutta l’America Latina come loro “cortile”. Tuttavia, il Venezuela, che ha una “storia di 200 anni”, non accetta tale situazione ed è per questo che Washington intende indebolire Caracas.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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