Sanzioni alla PDVSA: carburante per la guerra

Mision Verdad 28 gennaio 2019

John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione di Donald Trump, annunciava il 28 gennaio la confisca de facto di beni venezuelani e di proprietà statale Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) sul suolo statunitense. Attraverso il blocco finanziario, il governo degli Stati Uniti procedeva attraverso la Casa Bianca incaricato di in collaborazione col segretariato del Tesoro statunitense Steven Mnuchin, a congelare i beni del Venezuela e avviare un’azione di arbitrato delle autorità statunitensi a favore del “governo di transizione”, orchestrato e sostenuto da Washington , guidato da Juan Guaidó di Voluntad Popular (VP). Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti e il suo ufficio che regola le attività estere nel Paese (OFAC) aggiungeva che queste azioni contro PDVSA consistono nel congelamento di circa 7 miliardi di dollari in beni della compagnia petrolifera statale venezuelana, oltre alla perdita stimata dal dipartimento di 11 miliardi di dollari delle esportazioni nei prossimi anni. L’annuncio giunge tra le dichiarazioni della Casa Bianca a sostegno del deputato Juan Guaidó autoproclamatosi “presidente in carica” del Venezuela. “Continueremo a utilizzare tutti i nostri strumenti diplomatici ed economici per sostenere il presidente ad interim Guaidó”, aveva detto Mnuchin, sottolineando che il “percorso di alleggerimento delle sanzioni” verso la PDVSA passa attraverso il “trasferimento accelerato del controllo” a quel deputato o ad un governo successivo. Chiarendo la posizione d’arbitrato e controllo dei beni sovrani venezuelani sul suolo statunitense, in violazione del diritto internazionale e senza alcuna risoluzione di un’ente che sostenga tali azioni.

Impatto sul mercato petrolifero
Mnuchin affermava che le raffinerie statunitensi potrebbero continuare a operare coll’attual petrolio venezuelano e che le società statunitensi potrebbero continuare ad acquistare tale risorsa, ma avvertivano che i pagamenti verrebbero reindirizzati su conti gestiti dal team di Guaidó. Preoccupato che la decisione si traduca in penuria di petrolio con ripercussioni globali, Mnuchin assicurava che le riserve di greggio nordamericane potevano mitigare l’impatto e tenere sotto controllo i prezzi dei carburanti negli Stati Uniti.

Usurpazione dei beni venezuelani
Bolton, il segretario di stato Mike Pence e il senatore cubano-statunitense Marco Rubio avevano in precedenza dichiarato che i beni venezuelani passeranno a Juan Guaidó, creando l’usurpazione sulla gestione dei beni sovrani dalla figura del governo artificiale di VP su istruzione di Washington. Questo è un evento che ha solo precedenti nel congelamento delle riserve internazionali della Libia nelle banche europee nel 2011, da cui emersero le risorse poste sotto il controllo del Consiglio nazionale di transizione imposto a quel Paese prima della guerra. Contemporaneamente, l’autoproclamato “presidente in carica” dichiarava che inizierà il processo di nomina dei direttivi della PDVSA e della sua controllata CITGO, per cui ordinava la presa “progressiva e ordinata” dei beni del Venezuela all’estero, un atto che avveniva anche nel pomeriggio del 28 gennaio. RT esaminava la dichiarazione pubblicata sull’account twitter di Guaidó, osservando che il capo antichavista indicava che la sua decisione cerca di impedire al governo costituzionale di Nicolás Maduro di “derubare i venezuelani”. Inoltre, aveva detto che la misura mira a “soddisfare le esigenze dei venezuelani”. In questo modo, la narrativa usata per far rispettare l’espropriazione dei beni venezuelani risiede nella corruzione, un dossier gestito strategicamente dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (caso Lava Jato, per esempio), e d’altra parte la necessità di “alleviare” le condizioni della popolazione venezuelana.
Nonostante tale manovra da marketing politico, la realtà è che i soldi sequestrati non torneranno sicuramente in Venezuela, come è accaduto con la Libia dopo essere stata invasa. È anche in netto contrasto tra ciò che viene offerto dagli Stati Uniti come “aiuti umanitari” e ciò che viene rubato con tale sanzione, dato che ciò che è annunciato oggi comprende 18 miliardi di dollari, mentre la carità offerta da Mike Pompeo, segretario di Stato, è di soli 20 milioni. Tuttavia, le azioni della Casa Bianca, replicate dal “governo parallelo” di VP, sono in piena consonanza con la tesi della destabilizzazione indotta nel Venezuela, dato che questi eventi sono preceduti dalle azioni del blocco finanziario statunitense che servivano a accelerare la crisi economica in Venezuela. Alcuni di tali fondi finanzieranno gruppi di mercenari all’estero, come successo in Libia nel 2011, dato che le tensioni sulle strade (con alcune eccezioni mirate) e il reclutamento di ufficiali delle FANB negli ultimi giorni erano falliti. Ciò fu preannunciato dal Ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López. D’altra parte, all’inizio del 2018 la Casa Bianca preparava il terreno per azioni di questo tipo, poiché emanava un decreto che poneva il veto alla possibilità che il Venezuela potesse disporre dei beni CITGO mettendoli in vendita, con un’accelerazione delle ostilità degli Stati Uniti contro la nazione petrolifera. Il messaggio, tuttavia, è allarmante perché la Casa Bianca, accelerando un implicito embargo petrolifero, se si comprende che ogni barile venduto sarà addebitato al “governo parallelo”, cercando ciò che l’ex-ambasciatore degli Stati Uniti William Browfield definiva “collasso” dell’economia e, quindi, del regime. Ciò si riflette nel macabro calcolo dei decisori che circondano Trump, come John Bolton, Marco Rubio e l’ineffabile Elliott Abrams, c’è indubbiamente un piano di escalation armato che sperano sia rapido e decisivo, come fecero in Libia e Iraq. Oggi per loro, e questo dev’essere capito, il Venezuela è la linea dell’equilibrio geopolitico globale che considerano vulnerabile, e ottenervi una vittoria contro i principali rivali, come Cina e Russia, dato che non poterono ottenerla in Siria, Corea democratica ed Iran.
Esortato a mostrare forza e a volgere a proprio favore alcuni teatri geopolitici del globo, il Venezuela è indubbiamente l’ obiettivo favorito che va preso rapidamente ed appassionatamente. Certamente, tale macabro calcolo non quantifica la capacità dei chavisti e lo spirito dei venezuelani, nell’affrontare uno scenario così crudo, come accaduto in Siria e Iran, così sembrando prendere passi fermi e sicuri contro un’aggressione su larga scala per garantirsi che lo Stato aggredito, che oggi include tutta la sua popolazione, chavista o meno, cada col costo minimo possibile, ottenendo quindi il tanto atteso, ma finora fallito, “cambio di regime”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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