Libano, Israele e il furto di gas

Sintesi e traduzione di Muna Alno-Naqal, Reseau International 3 gennaio 2019

Il 20 gennaio 2019 si teneva a Beirut il 4° “Vertice dei Paesi arabi per lo sviluppo economico e sociale”, un summit che doveva riunire capi di Stato, ma cui partecipavano solo il presidente della Mauritania e l’emiro del Qatar. Una giornata che rivelava una “scena surrealista” che esprime, secondo Qalib Qandil nel suo articolo del giorno successivo [1], contraddizioni e ambiguità di tre eventi simultanei:
Un vertice arabo in cui Washington organizzava l’emiro del Qatar a presenziarvi dopo aver lavorato con David Hale, sottosegretario di Stato degli USA per gli affari politici, per ridurre la presenza di altri emirati e regni petroliferi in delegazioni semplici.
Una manifestazione popolare che rispose alla chiamata “Tutti in piazza” lanciata dal Partito comunista libanese, dall’Organizzazione popolare nasseriana, dai partiti di sinistra e dai gruppi del movimento civile. (Tra le richieste: diversa politica fiscale per ridistribuire la ricchezza, promozione dell’istruzione formale, generalizzazione dell’assicurazione sanitaria, approvazione della tessera sanitaria, assicurazione per la vecchiaia, creazione di posti di lavoro, esigenze di sicurezza e lotta alla corruzione).
L’attacco dell’Aeronautica israeliana sul territorio siriano dai cieli libanesi (ripetuto su tre fronti nella notte del 20-21 gennaio, [2])
Una “scena surrealista” perché, secondo Qalib Qandil, né i Paesi arabi partecipanti al Summit, né i manifestanti, reagivano all’ennesima violazione dello spazio aereo libanese, come dimostra l’esperienza che la lotta sociale intimamente legata alla lotta nazionale e la dolorosa verità del Libano soggetto alla tutela saudita-statunitense, proibendogli di possedere i mezzi per la difesa aerea; di accettare offerte da Russia, Iran o Cina che gli permettano d’impedire che l’aviazione sionista si agiti nei suoi cieli; di applicare o modificare gli accordi di difesa congiunta con la Siria in modo che la copertura siriana possa includerne spazio aereo e territorio.
Violazioni permanenti che il presidente Michel Aoun non ha mancato di denunciare nel discorso di apertura del Vertice [3]. Cosa c’è di più esplicito di questo estratto?:
“Miei fratelli,
Parlo consapevolmente perché il Libano ha pagato le conseguenze di queste guerre e del terrorismo con un prezzo elevato, soffrendo per anni il peso più grave a livello regionale e internazionale dell’esodo dei nostri fratelli siriani, proprio come settanta anni fa, dei fratelli palestinesi. Il loro numero oggi è metà di quello dei libanesi, mentre il nostro territorio è piccolo, le nostre infrastrutture inadeguate, le nostre risorse limitate e il nostro mercato del lavoro sovraccarico. Inoltre, l’occupazione israeliana, che persiste da settant’anni di aggressione ed occupazione dei territori palestinesi e arabi, mostrando totale disprezzo per le risoluzioni internazionali, ha raggiunto il culmine oggi dichiarando Gerusalemme capitale di Israele e adottando la legge del “nazionalismo ebraico in Israele”, ignorando qualsiasi risoluzione internazionale, che significa usurpazione dell’identità palestinese, rovesciamento della risoluzione 194 e la negazione del diritto al ritorno. Aggiungo che le minacce israeliane e le violazioni permanenti della risoluzione 1701 in terra, mare e aria della sovranità libanese costituiscono una costante pressione sul Libano”.
Senza entrare nei dettagli dei retroscena di questo Vertice, la stampa locale notava che nonostante tutti gli sforzi, il ministro degli Esteri libanese Gibran Basil non raggiungeva un consenso arabo a favore del sostegno del ritorno dei siriani sfollati nel Paese a prescindere da una soluzione politica, condizione chiaramente affermata dal segretario della Lega araba, l’egiziano Ahmad Abulqayt e da tutti gli aggressori… Tuttavia, nel testo adottato parallelamente alla dichiarazione finale intitolata “Dichiarazione di Bayrut” [4], è riuscito ad ottenere un compromesso o in base al quale i Paesi arabi chiedono alla comunità internazionale di “raddoppiare gli sforzi” per promuoverne il “ritorno sicuro”, evitando così la nozione di “ritorno volontario” che continua a essere sfruttata da chi cerca di rimanere nel Paese di “residenza temporanea” per ragioni finanziarie o politiche.
Sui rifugiati palestinesi, l’Agenzia nazionale del Libano [5] ha pubblicato il seguente estratto: “Secondo il testo letto dal ministro Basil, le parti che hanno partecipato al summit hanno concordato, tenendo conto delle circostanze e dei cambiamenti socio-economici che hanno colpito il mondo arabo (…), la necessità di combinare gli sforzi di partiti e organizzazioni di donatori internazionali per ridurre la sofferenza di sfollati e rifugiati e finanziare progetti di sviluppo nei Paesi ospitanti per ridurre l’impatto socio-economico dell’influsso di sfollati interni. Inoltre sottolineavano la necessità di sostenere il popolo palestinese di fronte all’escalation dell’aggressione israeliana, “avendo fede nella responsabilità araba e islamica nei confronti di al-Quds e della sua identità araba, musulmana e cristiana”. “Tutte le parti devono riunirsi per finanziare i progetti del piano strategico per la crescita di Gerusalemme Est”, aggiungeva, prima di confermare l’impegno al diritto al ritorno palestinese e al rispetto delle risoluzioni internazionali su al-Quds e il rifiuto di riconoscere questa città come capitale dell’occupazione israeliana”.
Finalmente e nonostante tutte le critiche, alla domanda “Ritieni che il Vertice sia stato un successo? Inserito dal popolare canale OTV: il 55% di sì e il 45% di no su Twitter, col 69% di sì e il 31% di no su FaceBook [6].
Soddisfazione, nella misura in cui il Libano, ancora diviso in due blocchi apparentemente inconciliabili su partito libanese Hezbollah, Siria, Iran, ecc., Oltre a essere sempre fuori dal governo, è ancora riuscito, nonostante l’estensione delle pressioni estere e interne ad impegnarsi in al dialogo nel caos di una “primavera araba avvelenata”, un’espressione stupefacente usata dal viceministro dell’Arabia Saudita, che sembra aver cambiato idea, e il comunicato finale che apriva prospettive promettenti alla molteplice cooperazione economica [7]. Per alcuni, queste prospettive sono promettenti finché non sono collegate a decisioni politiche in Libano, subordinate alla volontà dei Paesi donatori, i cui fondi sovrani sono affidati a banche occidentali o, come nei precedenti summit arabi, rimangono solo inchiostro su carta.
Per altri, questo Vertice è stato politico per eccellenza. Così, in un articolo pubblicato dal quotidiano al-Bina [8], Rosanna Ramal, giornalista, ritiene che sia opportuno leggerlo alla luce di due tipi di messaggi politici:
Da una parte, i messaggi inviati dai Paesi arabi i cui capi di Stato si sono astenuti dal partecipare al Vertice, significando che non sostengono la controparte libanese o, in ogni caso, ritengono inaccettabile l’attuale scena politica libanese; le ultime elezioni legislative hanno dato la maggioranza ad Hezbollah ed alleati.
D’altra parte, i messaggi trasmessi dalla presenza dell’emiro del Qatar, considerato un “buon amico” dell’Iran nonostante il disaccordo sulla partecipazione dei combattenti di Hezbollah ai combattimenti in Siria.
Una contraddizione legata ai calcoli regionali che spinse il Qatar a un’alleanza con la Turchia, al momento della nascita dei Fratelli Musulmani nella regione, e al fatto che l’Iran l’aiutava a superare il soffocante boicottaggio di Golfo ed Egitto, per i quali questa doppia alleanza è peccato capitale. È quindi attraverso il pragmatismo politico che il Qatar si inseriva nell’asse turco-iraniano. Tuttavia, la questione centrale è se agisca indipendentemente dalla forte alleanza cogli Stati Uniti, ospitandone le maggiori basi nella regione del Golfo. Naturalmente, tutto suggerisce che questo non sia così. Ciò significa che Washington divide i ruoli tra i suoi alleati sauditi e qatarioti sul rapporto col Libano, assicurandosi che rimanga lontano dalla Siria finché è necessario.
La pressione statunitense sul Vertice, ma anche sulla formazione del governo secondo l’analisi di Scarlet Hadad delle “frasette” di David Hale, il 18 gennaio[9]: “Ricordiamo infatti la dichiarazione letta da David Hale dopo l’incontro col primo ministro Sad Hariri, quando consigliò alle autorità di adottare misure economiche il prima possibile, anche se questo va fatto dal governo che si occupa delle attività quotidiane […] Questa frase fu percepita come un incoraggiamento diretto degli Stati Uniti a salvare il governo dimissionario. Inoltre, la seguente frase letta da David Hale spiega la prima, quando affermava che la formazione del governo riguarda i libanesi, e loro soli. D’altra parte, aveva detto Hale, natura e composizione del governo sono di interesse di tutti i Paesi cui faranno i conti. Attraverso tali due frasi, l’inviato statunitense rivelava il legame segreto che blocca la formazione del governo […] e sembra ovvio che alcuni ostacoli alla formazione del governo vengano dall’estero, tra cui il rifiuto di statunitensi e loro alleati di permettere ad Hezbollah di ottenere importanti portafogli e aumentare l’influenza sull’esecutivo. Quindi torniamo all’equazione di partenza, tra un partito che vuole un governo in cui l’equilibrio del potere sia sostanzialmente simile a quello dell’attuale governo, e un altro che vuole formare un governo che rifletta il risultati delle elezioni parlamentari”.
Nasier Qandil andava oltre nell’analisi delle frasette di David Hale. In un articolo del 17 gennaio intitolato “Libano, Israele e furto di gas all’ombra del Vertice” [10], tornava su questa visita per dire in sostanza: “David hale è arrivato a Bayrut per distillare le sue osservazioni aggressive contro Hezbollah, in piena violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite da parte dell’esercito d’occupazione israeliano che continua a erigere il suo muro di cemento in luoghi sotto la sovranità ufficiale del Libano; violazione che il Libano aveva minacciato di contrastare militarmente un anno fa circa. Seguendo questa minaccia, Hale veniva ad annunciare l’arresto delle attività israeliane e il lancio di una mediazione che portasse alla delimitazione delle frontiere terrestri e marittime del Libano, in modo che il muro non invada più il territorio libanese, quindi, la sua ricchezza marittima in petrolio e gas. Questa volta, David Hale tornava dicendo di essere stato rassicurato riguardo alla situazione al confine; in altre parole, rassicurato dal silenzio del Libano che si accontentava di una denuncia al Consiglio di sicurezza dell’ONU, sostituendo nel contempo la decisione di una vigorosa risposta a ogni nuova violazione, presa dal Consiglio dell’Alta difesa lo scorso marzo, con un “monitoraggio molto stretto” delle frontiere. Ancora più importante, David Hale cambiava il contenuto della sua mediazione precedente, per concentrarsi solo sui confini terrestri. Da quando Israele chiese la delimitazione dei confini marittimi, la domanda diventa: cosa è cambiato dalla precedente visita? La risposta era la “Conferenza sul gas del Mediterraneo orientale” tenutasi al Cairo il 14 gennaio [11]. Conferenza alla quale l’Egitto invitava Autorità palestinese, Cipro, Grecia e Israele. Oltre alla normalizzazione delle relazioni richieste dagli Stati Uniti, l’obiettivo sarebbe stato impedire ad Israele la perdita di grandi blocchi di petrolio e soprattutto gas, che il Libano rifiuterà di cedere. Allo stesso tempo, compagnie internazionali ed investitori privati ??che chiedono la demarcazione ufficiale dei confini marittimi per investire nei giacimenti di petrolio e gas sotto occupazione israeliana, ne faranno a meno; il riconoscimento dei campi che Israele afferma di avere giustamente ripreso diventa un caso per gli Stati membri del Forum, tra cui Egitto ed Autorità palestinese. E per concludere: il Libano dovrebbe riflettere a lungo sulle ragioni che hanno spinto il Presidente al-Sisi e il Presidente Abas a rifiutare il suo invito al vertice di Bayrut. Manovre contro cui il Generale Amin Huteayt mette in guardia da anni. A capo della commissione incaricata del controllo, nel 2000, la linea di ritiro dell’esercito israeliano divenne la famosa “linea blu” che non va, in alcun caso, confusa col confine internazionale del Libano, è senza dubbio uno dei migliori specialisti delle tecniche di “erodsione” del territorio libanese da parte di Israele [12] [13]. Il 13 gennaio, quando fu sospesa la costruzione del muro israeliano, esortò alla prudenza e, in risposta alle accuse di David Hale di dimenticare i confini libanesi riconosciuti dalle risoluzioni internazionali, inclusa la risoluzione 1701 (2006), chiedendo la cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah, trasmise su al-Manar TV [14] la mappa qui sotto:

La zona rossa corrisponde alla parte che la costruzione del muro di separazione d’Israele tenta di erodere alla regione da Adaysah verso Qfar Qila; tutto ciò costituisce, secondo i calcoli del Generale Hoteit, una linea che penetra nel territorio libanese per una profondità di 140 metri e una lunghezza di 1878 metri, da cui la perdita di una superficie di 155702 metri quadrati. Se il Libano lascia fare, questa erosione si riverbererà sulla linea di navigazione e permetterà ad Israele di affermare la propria sovranità sui blocchi di gas legalmente di proprietà del Libano. Il 21 gennaio l’Agenzia di stampa nazionale del Libano ha annunciato che Israele ha ripreso la costruzione del muro in diversi punti contestati dal Libano [15].

Note:
[1] È lecito trascurare l’aggressività?
[2] Difesa russa: la DA siriana ha distrutto più di 30 missili da crociera israeliani
[3] Discorso del presidente Aoun in occasione del vertice arabo per lo sviluppo economico e sociale
[4] Vertice di Beirut: la stampa mette in evidenza le differenze tra arabi e libanesi sui rifugiati
[5] OTV Video/Vertice economico di Bayrut: Prima e dopo
[6] Summit economico arabo: focus sulla zona di libero scambio e l’economia digitale
[7] Dichiarazione di Bayrut: conferma della necessità di combinare gli sforzi per ridurre la sofferenza degli sfollati e dei rifugiati, vertice del 2023 in Mauritania
[8] Un “vertice politico” per eccellenza…
[9] Le frasette di David Hale e la formazione del governo
[10] Libano, Israele e furto di gas all’ombra del vertice
[11] Il ministro israeliano dell’Energia in Egitto per partecipare al Forum di EastMed Gas
[12] Libano: la linea blu marittima al servizio dell’ambizione israeliana!
[13] [14] Video al-Manar/Intervista al Generale Amin Hutayt
[15]
Israele continua a costruire il suo muro al confine

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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