Contro l’unità, la xenofobia

Salvador Maurera S., Mision Verdad 22 gennaio 2019

Un’ondata di violenza si è generata dopo che Lenin Moreno pubblicava un messaggio che demonizzava i venezuelani.

È qualcosa di più terrificante e profondo del semplice attacco a un governo, è il tentativo di distruggere tutto ciò che significa un Paese. Il Venezuela è ed è stato, ancor prima della formazione come Repubblica, un progetto di emancipazione e unificazione dei Paesi dell’America Latina. Gli Stati Uniti e i loro collaborazionisti hanno deciso d’imperversare contro il Venezuela, e lo fanno contro l’integralità del suo valoreo: contro il bolivarismo, il sostrato chavista, contro chi lo rende possibile. Divieto di dimenticare: la lotta più importante in questo emisfero si svolge tra Stati Uniti e i nostri Stati disuniti (l’espressione formulata da Rufino Blanco Fombona nel secolo scorso). L’invasore anglosassone, predatore e potente perché riuscì a confederarsi, mentre noi, prodotti caraibici e amazzonici e andini di un piano latino e ispanico, persi e confusi nel labirinto della disintegrazione. Nulla è più conveniente per gli anglo-sassoni preoccupati dal risveglio della corrente bolivariana che promuovere le pose scioviniste ed isolazioniste che i presidenti degli Stati Uniti recitano così bene: da loro risuona l’orgoglio di una pretesa superiorità e disprezzo per ciò che il Venezuela ha saputo assemblare. Il lavoro di Chávez era o stava per essere l’unità; il piano di distruzione è “ciascuno per sé”. Gli attacchi anti-venezuelani non sono gratuiti, casuali od estranei tra essi. Né simbolici né loro manifestazioni concrete. Le aggressioni iniziano con una finta psicologica, ma l’intenzione finale e di fondo è duplice: sterminio fisico di vite umane e discredito del Paese e del progetto che attaccano. Né il presidente Uribe nè gli Stati Uniti imposero ai colombiani l’errore di ringraziare l’impero per cui la Colombia deve la sua esistenza, né Lenin Moreno commette qualche errore chiedendo agli ecuadoriani di linciare i venezuelani, né l’insulto che il calciatore cileno invocò nella partita contro la Vinotinto è diventato virale per caso (“morto di fame”), né il gruppo che chiama a circondarci e distruggerci è stato creato a Lima per puro caso. Né è puro sport ciò che intendiamo per il Brasile, quando prima di Chávez e Lula solo il criminale garimpeiro ci aveva visitato. Ora Bolsonaro minaccia ciò che sarebbe la prima invasione del Venezuela dal sud.
Giocando con la deplorevole deformazione del nazionalismo, Lenin Moreno gioca con uno degli impulsi primitivi più odiosi e drammatici della specie: lo Stato nazionale borghese ci ha racchiusi in confini, e all’interno di tali linee immaginarie diventiamo clan, strutture chiuse, trincerato in quel bunker artificiale, una piccola mafia con potenza di fuoco. Rinchiuso, il cittadino che viene “dall’estern” è sospettato dei mali peggiori. Nessuno o pochi basa i Ecuador oggi a scoprire o ricordare quante persone furono uccise dagli ecuadoriani dentro e fuori l’Ecuador. Ciò che pesa in questo momento è un miserabile video e le parole di un presidente ancora più miserabile, nel senso che l’Ecuador sarebbe un Paese più bello e pacifico e sviluppato, grande e brillante se non ci fossero tracce del Venezuela nella sua periferia. Nel caso in cui non se ne fossero accorti, una di tali tracce si chiama Rafael Correa: ogni colpo contro Rafael è un duro colpo contro l’era di Chávez. Il piano non consiste o termina col rovesciare un presidente e sostituirlo con un fantoccio. I presidenti di questi Paesi montano è una manovra strategica volta a ridurre in polvere, uccidere e gettare sale sulla tomba di un progetto che insiste sull’unificazione dei latinoamericani.
Adeguati ai seguenti episodi da pagliacci: arrivano nei momenti di trionfante esaltazione della Quarta Repubblica (il 23 gennaio sarà un altro giorno, ma ci sarà lo spettacolo), gli attacchi spietati contro il ricordo del Comandante Chávez a febbraio. E in ogni momento missili pioveranno dall’estero contro la nostra storia, il nostro popolo e le nostre definizioni. Preparatevi, perché ora più che mai le idee di indipendenza e autodeterminazione subiranno attacchi (così come i nostri confini e le nostre istituzioni).

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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