Come leggere correttamente il PIL della Cina

Global Times, 21/1/2019

Il National Bureau of Statistics (NBS) della Cina annunciava che il PIL della Cina era stato di 90,03 trilioni di yuan (13,26 trilioni di dollari) nel 2018, registrando un tasso di crescita del 6,6% annuo. Il PIL della Cina raggiunse per la prima volta i 90 trilioni di yuan, ma il 6,6% è il tasso di crescita annuo più basso dal 1990. I media stranieri sottolineavano che “l’economia cinese crolla dopo 28 anni” e l’economia cinese deve fare i conti con una pressione al ribasso. Sebbene questi siano fatti, s’interpreta erroneamente l’economia cinese se ci si concentrano solo sul tasso di crescita più basso. Quando il tasso di crescita del PIL della Cina era più del 10% qualche anno fa, si parlava di controllare la crescita perché era molto estesa e dipendente dalle esportazioni. Al tempo, il costo ambientale era alto per la Cina e la ricchezza creata non poteva migliorare in pieno lo standarda di vita delle persone. Nel 2014, oltre la metà delle barre di rinforzo in cemento, cemento e carbone del mondo provenivano dalla Cina. Il Paese aveva urgente bisogno di trasformarsi. Il tasso di crescita più basso non indica che l’economia cinese sia in crisi. Invece è un processo di risoluzione di problemi difficili, controllo di gravi rischi e realizzazione di un passaggio morbido. La Cina adeguava l’economia e mantenuto una crescita dalla velocità medio-alta, dimostrando la resilienza da seconda economia mondiale.
L’opinione pubblica mondiale affermava che, in presenza di pressioni al ribasso, la Cina escluse una marea di stimoli come investimenti infrastrutturali per 4 trilioni di yuan. un decennio fa. Questo perché il governo cinese è fiducioso nei fondamentali economici del Paese e la struttura economica della Cina è cambiata notevolmente negli ultimi dieci anni. Nel 2018, la Cina aveva politiche più moderate per stimolare l’economia. Se la governance della Cina fosse la stessa che negli Stati Uniti ed Europa, il Paese sperimenterebbe una crisi economica dopo decenni di rapido sviluppo, proprio come gli Stati Uniti nel 1929. Questo è il motivo per cui alcuni occidentali si agitavano con la “teoria del crollo della Cina”. Ma il vantaggio sistematico della Cina aiuta il Paese a mitigare i rischi, a risolvere problemi e a progredire. Questo non è un sofisma, ma un fatto reale dell’economia cinese. L’infrastruttura del Paese è orientata alle persone. La sicurezza alimentare, l’istruzione, le cure mediche e altre aree che coinvolgono i mezzi di sussistenza del popolo diventano indicativi per gli investimenti.
La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti nel 2018 ha ovviamente avuto effetti negativi sull’economia cinese, ma gli effetti sarebbero stati molto più gravi se fosse accaduta 10 anni fa. La Cina oggi può sopportare le conseguenze della guerra commerciale. Sarebbe bello se i due Paesi potessero allentare le tensioni commerciali, ma la Cina potrà anche cavarsela lo stesso. Sebbene il tasso di crescita sia sceso al 6,6%, la Cina ha sostanzialmente reso permanente la crescita medio-alta. Tale velocità aiuta la Cina a espandersi globalmente, come col progresso tecnologico che migliora la qualità dello sviluppo. Garantisce inoltre che i mezzi di sussistenza del popolo migliorino e che l’ambiente sia protetto. Ma crediamo che economia e futuro della Cina siano promettenti. Alcuni analisti cinesi e stranieri non capiscono davvero la Cina. Le loro previsioni pessimistiche si discostano dalla realtà cinese. Non si dovrebbe credere ciecamente a tali opinioni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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