L’incredibile offerta di Sadam Husayn ai governanti iraniani

Renè Naba, Madaniya 10 gennaio 2019

L’autore dedica questo testo a tutti coloro che scommettono sul crollo dell’Iran, in modo che riflettano sul destino di Sadam Husayn e del suo paese, l’Iraq, una volta uno dei più avanzati Stati arabi, ora trasformato in fornace e luogo di fermentazione dello Stato islamico (SIIL).
Sadam Husayn soffriva di bulimia territoriale. Gli statunitensi sapevano come giocarci. Acuendone gli istinti, lo fecero cadere nella trappola del Quwayt. Vi si precipitò senza misurare le conseguenze in stato di decompressione psicologica. Appena uscito dalla sua guerra omicida contro l’Iran (1979-1989), fu proiettato un anno dopo in Quwayt. Il risveglio fu brutale. Iniziò quindi a corteggiare il vecchio nemico, l’Iran, proponendo un patto siglato da un trattato di cooperazione strategica tra le due grandi potenze del Golfo per occuparsi delle petromonarchie e dell’Egitto (di Sadat), secondo lui responsabili della guerra fratricida volta a “distrarre Iran e Iraq per indebolirli”.

1 – L’accordo proposto da Sadam Husayn agli iraniani: A Teheran lo Shat al-Arab, a Baghdad il Quwayt
Gli emissari iracheni giunsero a Teheran portando messaggi dal presidente iracheno alla controparte iraniana, suggerendo in sostanza un’alleanza tra i due ex-belligeranti la cui attuazione avrebbe stravolto l’equilibrio regionale. Tra le principali proposte irachene c’erano:
Il riconoscimento da parte dell’Iraq della validità del trattato Iran-Iraq firmato ad Algeri il 15 marzo 1975 da Sadam Husayn e lo Scià dell’Iran sulla delimitazione dei confini tra i due Paesi.
Conclusione di un trattato di pace per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi.
Risoluzione della questione dei prigionieri di guerra in entrambi i Paesi.
Accordo coll’Iran per la visita di una delegazione irachena di alto livello per finalizzare l’accordo.

2 – La visita di Izat Ibrahim al-Dury a Teheran il 9 gennaio 1991
Mentre Stati Uniti e Petromonarchie mobilitavano tutta la comunità internazionale per punire l’Iraq, una delegazione irachena di alto livello volò a Teheran in totale segretezza, il 9 gennaio 1991, una settimana prima dell’offensiva occidentale contro l’Iraq. La delegazione irachena era presieduta da Izat Ibrahim al-Dury, allora vicepresidente del Consiglio della rivoluzione irachena, n. 2 del regime baathista, accompagnato da Muhamad al-Zubaydy, ministro dei Trasporti e Telecomunicazioni. (nota: Va notato che Izat al-Dury successe a Sadam Husayn come leader dei guerriglieri antiamericani lanciata nel 2003 all’indomani dell’invasione dell’Iraq e della caduta di Baghdad. Inoltre, fu l’architetto dell’alleanza tra baathisti e jihadisti che diede alla luce lo SIIL). Dury e Zubaydy erano ospiti delle rispettive controparti: Hassan Habibi, Vicepresidente dell’Iran e Mohammad Said Kaya, Ministro dei Trasporti e Comunicazioni.

3- Il contenuto del “Patto di riconciliazione e mutuo rispetto” tra Iran e Iraq
Il patto prevedeva le seguenti misure:
Sviluppo del trasporto aereo dall’aeroporto di Basrah (nel sud dell’Iraq) e all’aeroporto di Abadan in Iran e collegamento delle tratte tra vari aeroporti dei due Paesi.
Scambio di competenze e informazioni nel campo postale, compresa l’apertura di lettere, nonché dei collegamenti telefonici e telex, tramite la stazione terrestre Intelstat.
Sviluppo del trasporto marittimo tra i due Paesi con l’autorizzazione ad ancorare le imbarcazioni irachene nei porti iraniani, compresi i porti di Bandar Khomeini e Bandar Abbas. Su quest’ultimo punto, gli iraniani, al fine di eludere le minacce nordamericane, proposero di provvedere al trasporto marittimo tra Bandar Khomeini e il porto iracheno di Um Qasr, terminal petrolifero vicino Basra.
L’Iraq chiese di considerare la possibilità di esportare il greggio iracheno attraverso i porti iraniani con un oleodotto dallo Shat al-Arab al porto Bandar Khomeini. L’Iraq avrebbe finanziato il progetto. Per aumentare gli scambi tra i due Paesi, l’Iraq ha proposto di raddoppiare le rotte terrestri con una linea ferroviaria che collegasse Bandar Khomeini ad al-Muhamara e Basra, per il trasporto di persone e merci.

4 – Corridoio speciale per il pellegrinaggio al santuario sciita dell’Iraq (Najaf e Qarbala)
L’Iraq propose la creazione di un corridoio speciale che collegasse Qaniquin e Qasr Shirin, specificamente dedicate ai pellegrini iraniani che desiderano visitare i luoghi santi sciiti dell’Iraq (Najaf, Qarbala, Qazmiya e Samara). L’Iran propose di fissare la quota di pellegrini a 5000 a settimana, cioè 20000 al mese. Ma l’Iraq rifiutò questa offerta a causa della debolezza delle infrastrutture pesantemente danneggiate dalla guerra, riducendo la quota a 3000 pellegrini a settimana o 12000 al mese. L’Iraq decise anche un pacchetto di pellegrinaggio per gli iraniani di 3000 dollari, inclusi viaggi ai Luoghi Santi e alloggio e imbarco. Ma gli iraniani sostennero che questa somma rappresentava la totalità delle spese del pellegrinaggio verso i luoghi santi sciiti della Siria (Sayidat Zaynab); il pacchetto siriano includeca il prezzo del viaggio, più lungo della rotta Iraq-Iran, oltre a vitto e alloggio. Lodando la fibra religiosa della Repubblica islamica iraniana, i negoziatori iracheni offrirono il pellegrinaggio ai luoghi santi dell’Iraq a tutti i soldati iraniani prigionieri dell’Iraq, gratuitamente, prima della loro consegna all’Iran. Con un gesto di buona volontà, preludio all’offerta irachena, Baghdad rilasciò il 17 agosto 1990 1500 prigionieri iraniani che consegnò alle autorità iraniane al posto di confine di Khosrowi, nella provincia di Bakhtaran (Iran occidentale).

Promemoria
La costruzione e lo sviluppo dei luoghi santi sciiti dell’Iraq furono assicurati dagli iraniani, come la copertura aurea delle cupole delle moschee, che la decorazione lignea delle pareti e delle porte ed infine la fornitura dei famosi tappeti persiani per la pavimentazione di moschee e altri luoghi di preghiera. Allo stesso modo, il vocabolario usato nelle moschee sciite in Iraq è di origine farsi, come al-Niqash (decorazione, disegno e pittura), al-Qafashadar, capo della supervisione del parco delle scarpe all’ingresso del moschea, che non varcata con le scarpe. Gli iraniani proposero di ratificare l’accordo in occasione della visita a Baghdad di una delegazione iraniana, come visita di ricambio.

5 – Il collocamento della flotta aerea civile e militare irachena sotto la protezione dell’Iran
Ma nel frattempo, e senza attendere l’arrivo degli iraniani a Baghdad, una delegazione di esperti della sicurezza aerea irachena atterrò a Teheran per discutere le modalità della cooperazione militare tra i due Paesi isolati in una regione ostile. La delegazione di esperti militari e di strutture aeroportuali propose di esaminare la questione della custodia della flotta aerea civile e militare in Iran.

6 – Il 15 gennaio 1991, 168 aerei civili e militari iracheni volarono in Iran
Il 15 gennaio 1991, alla vigilia dell’offensiva statunitense contro l’Iraq, 168 aerei della flotta civile e militare irachena volarono in Iran per sfuggire agli attacchi di Stati Uniti e forze alleate della coalizione internazionale sotto il comando del generale Norman Schwarzkoff.
L’elenco era il seguente:
-33 aerei civili, aerei di linea e aerei cargo, 6 Airbus, 5 Boeing, 22 Iljushin.
– 135 aerei militari: 24 Mirage F1, 12 MiG-23, 68 Sukhoj Su-22, Su-25, Su-24, 25 MiG-25, 4 MiG-29, nonché due aerei-radar Adnan-1.
Il trasferimento della flotta irachena fu effettuato nel più gran segreto, sotto una tensione intensa a causa dell’imminente lancio dell’Operazione Desert Storm. Per sfuggire alla sorveglianza satellitare e radar degli Stati Uniti, voli simultanei da diversi aeroporti iracheni agli aeroporti iraniani saturarono lo spazio aereo sfuggendo agli aerei Awacs degli Stati Uniti, E-3, A6 Intruder e E-2 Hawkeyes e ai loro squadroni scorta co gli aerei da caccia F-15, F-16 e F-18 che sorvolavano lo spazio aereo del Golfo collegandosi via satellite coi radar delle basi aeree del Golfo. Gli aerei militari iracheni su diressero sull’aeroporto di Zahadan, vicino al confine col Pakistan, per proteggersi dai raid statunitensi. Teheran annunciò ufficialmente la neutralità nella guerra contro l’Iraq per non dare il pretesto agli statunitensi di ampliare la propria azione all’Iran.
Esaurito dagli otto anni di guerra contro l’Iraq, l’Iran non poteva garantire la piena protezione delle sue 14 basi aeree, la maggior parte delle quali situate vicino ai Paesi del Golfo e non lontano dalla concentrazione di truppe nordamericane ed occidentali. Tuttavia, il riavvicinamento iracheno-iraniano non ebbe successo a causa della grave repressione della rivolta della popolazione del sud dell’Iraq, a maggioranza sciita, ordinata da Sadam Husayn nel marzo 1991, due mesi dopo il lancio dell’operazione “Desert Storm” contro il regime baathista.

Epilogo: morte di Izat Ibrahim al-Dury
Izat Ibrahim al-Dury, numero due del Consiglio rivoluzionario iracheno e negoziatore iracheno cogli iraniani, morì in un ospedale di Tunisi dopo una lunga malattia. Un messaggio di condoglianze di Raghad Sadam Husayn, la primogenita dell’ex-presidente iracheno, alla famiglia del capo baathista ne confermò la morte, più volte annunciata dalla stampa dalla ingresso in clandestinità nel 2003, quindici anni prima, quale successore di Sadam Husayn a capo della guerriglia baathista anti-americana. Le condoglianze furono inviate alla famiglia al-Dury dall’avvocato di Raghad, Haytham al-Hirsh. Questo messaggio, tuttavia, non menziona né la data né la natura della malattia né il nome dell’ospedale di Tunisi. L’informazione fu pubblicata sul quotidiano online Rai al-Yum il 23 giugno 2018. L’ultima dimostrazione pubblica di Izat Ibrahim al-Dury fu un videomessaggio trasmesso il 17 aprile 2018 in occasione del 71° anniversario della fondazione del Partito Baath iracheno. Izat Ibrahim al-Dury, il cui nome apparve sul famoso “gioco di carte” di George Bush Jr, è l’unico capo del baath iracheno ad essere sfuggito alla mannaia della giustizia della potenza occupante statunitense in Iraq.
Apparentemente sconcertante, l’offerta irachena fu in effetti audace, anche se tardiva. Provenendo da un presidente assediato di un Paese all’angolo, era improbabile che si avverasse sentendo gli stivali islamistico-atlantisti, privando l’Iran della vendetta, una vendetta inimmaginabile, la punizione di un mercenario, suo implacabile nemico, per mano degli ex-mandanti Stati Uniti e petromonarchie del Golfo. Lanciata all’avvento della Repubblica islamica iraniana, nel febbraio 1979, dall’Iraq, che aveva offerto ospitalità politica all’Ayatollah Ruhollah Khomeini per 14 anni. a Najaf, l’offerta di cooperazione irachena coll’Iran avrebbe potuto sconvolgere l’equazione regionale e costituire la massa critica per frenare gli impulsi salafiti della dinastia wahhabita. L’alleanza di un grande Paese sciita, l’Iran, con un grande Paese sunnita, l’Iraq, avrebbe impedito la guerra sciita-sunnita che prosciugò il Medio Oriente per quasi mezzo secolo, accentuandone la dipendenza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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