La Cina offre un’accordo petrolifero da 3 miliardi di dollari all’Iran

PressTV 18 gennaio 2019

Il colosso energetico statale cinese Sinopec ha offerto all’Iran un accordo da 3 miliardi di dollari per l’ulteriore sviluppo di un giacimento petrolifero iraniano su cui i due Paesi già lavorano, secondo il Wall Street Journal. L’offerta presentata da China Petroleum & Chemical Corp (Sinopec) fa parte di un contratto per la gestione del giacimento di Yadavaran, nel sud-ovest dell’Iran, al confine coll’Iraq, secondo il rapporto. I cinesi ritengono che l’offerta non violi il divieto statunitense di firmare nuovi accordi di sviluppo coll’Iran perché il contratto Yadavaran risale al 2007, secondo chi conosce la questione. Sinopec aveva detto alla controparte iraniana National Iranian Oil Company (NIOC), che vuole che la sua quota di produzione del campo venga concessa in base alla rinuncia degli Stati Uniti, assegnandola alla Cina, secondo una fonte. Il nuovo accordo fu avanzato da Sinopec a fine dicembre 2018, quando gli Stati Uniti permisero alla Cina di continuare ad acquistare 360000 barili di petrolio iraniano al giorno. Se adottato, l’accordo offerto dalla Cina raddoppierà la produzione do Yadavaran a più di 200000 barili al giorno (bpd) in sei mesi. China National Petroleum Corp (CNPC) e Sinopec hanno investito miliardi di dollari nei giacimenti petroliferi Yadavaran e North Azadegan. Yadavaran è uno dei più grandi giacimenti petroliferi del mondo con riserve di 31 miliardi di barili di petrolio leggero e pesante, mentre Nord Azadegan ha una capacità stimata di 5,7 miliardi di barili di riserve. Yadavaran avviò una produzione di 115000 bpd e circa 2 miliardi di dollari d’investimenti da Sinopec nel novembre 2016. CNPC attuava la prima fase di North Azadegan con 75000 bpd all’inizio del 2017.
Gli Stati Uniti avevano concesso il permesso ad otto importanti clienti del petrolio iraniano, Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Italia, Grecia, Taiwan e Turchia, dopo aver ripristinato le sanzioni a novembre. L’accordo proposto dalla Cina arriva mentre Italia, Grecia e Taiwan, che hanno ottenuto esenzioni simili sull’importazione di petrolio dalla Repubblica Islamica, riferivano di aver smesso di comprare petrolio iraniano, secondo i dirigenti petroliferi. Il giornale riferiva che i tre Paesi hanno preso la decisione dopo “non essere riusciti a trovare il modo per conformarsi ad altre sanzioni statunitensi, inclusi i divieti di invio, assicurazione e bancari coll’Iran”. Tuttavia, gli acquirenti asiatici di petrolio iraniano superavano gli ostacoli ultimi per riprendere gli invii dal Paese, coi primi carichi destinati in Giappone già questo mese. Secondo i media, la Cina aveva acquisito a dicembre 576000 barili al giorno di petrolio iraniano, mentre la Corea del Sud 300000 barili, il primo carico da luglio. L’agenzia per la determinazione del prezzo del petrolio S&P Global Platts ha citato i presidenti di JXTG Holdings e Cosmo Oil in Giappone affermare che i raffinatori riprenderanno gli acquisti dall’Iran alla fine del mese.
Cina ed India continuano ad importare petrolio iraniano da novembre, mentre la Turchia ha ripreso le importazioni a dicembre. La concessione degli Stati Uniti, emessa a novembre, era per un periodo di 180 giorni, ma i funzionari statunitensi pensano d’estenderla. Reuters confermava tali rapporti affermando che gli Stati Uniti probabilmente estenderanno le esenzioni, ma ridurranno il numero di Paesi, per placare i principali acquirenti Cina e India. L’agenzia citava analisti statunitensi dell’Eurasia Group affermare che Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Turchia riceveranno probabilmente deroghe dopo la scadenza a maggio. “Altre priorità geopolitiche modereranno il desiderio dell’amministrazione di fermare le esportazioni iraniane, in particolare coi due principali acquirenti dell’Iran, Cina e India”, avevano detto. Amos Hochstein, ex-inviato internazionale dell’energia che gestiva le sanzioni contro l’Iran coll’amministrazione Obama, aveva detto che la vera ragione per cui Trump concede deroghe è perché non può costringere Cina e India a smettere di comprare petrolio dal Paese. “Ci saranno il 100 per cento di esenzioni a maggio”, aveva detto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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