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La Germania oltraggiata dall’arroganza colonialista degli Stati Uniti

Finian Cunningham, SCF 15.01.2019

Questa volta l’ambasciatore statunitense a Berlino avrebbe fatto un passo troppo lungo per essere ignorato. Il governo tedesco denunciava come “provocazione” le lettere che il diplomatico nordamericano inviò alle compagnie coinvolte nel progetto Nord Stream 2, avvertendole di possibili sanzioni statunitensi. Il governo tedesco avrebbe riferito alle compagnie del progetto di “ignorare” le missive dell’ambasciatore Richard Grenell. Nord Stream 2 è il gasdotto di 1222 km posato nei fondali del Mar Baltico, per aumentare notevolmente la fornitura di gas naturale dalla Russia in Germania. Raddoppierà le importazioni tedesche di gas russo una volta completato. Ma l’amministrazione Trump ha ripetutamente espresso obiezione al progetto, sostenendo che darà a Mosca un’indebita leva politica sull’Europa. Trump avvertiva di sanzioni le aziende partecipanti, tra cui aziende tedesche e austriache. La flagrante agenda viene come tentativo degli Stati Uniti di minare il commercio energetico russo-tedesco, allo scopo di vendere all’Europa il costoso gas naturale liquefatto nordamericano. Vale tanto per il capitalismo statunitense il libero mercato! Le lettere di Grenell alle ditte tedesche, ricevute nel fine settimana, sono viste come minaccia inaudita agli affari privati di una nazione. L’ambasciata statunitense negava che fosse una minaccia, affermando che le lettere semplicemente affermavano la politica di Washington d’imporre sanzioni. Non è che l’ultimo sfuriata che colpisce l’inviato anticonformista già accusato in passato di aver violato il protocollo diplomatico intromettendosi negli affari interni della Germania. I media tedeschi in precedenza accusarono Grenell di volere il “cambio di regime” a Berlino dato l’aperto sostegno al partito anti-immigrazione Alternative for Germany (AfD). Quando Grenell assunse l’incarico diplomatico a Berlino a maggio, provocò immediatamente una tempesta politica quando twittò che le compagnie tedesche che intrattengono rapporti commerciali coll’Iran “dovrebbero terminare le operazioni” o subire sanzioni punitive. Fu allora che il presidente Trump si ritirò dall’accordo nucleare internazionale coll’Iran. “Non dire mai al Paese ospitante cosa fare, se vuoi restare fuori dai guai”, disse apertamente Wolfgang Ischinger, ex-ambasciatore della Germania a Washington. Solo poche settimane dopo tale dubbio debutto, Grenell rilasciò un’intervista all’outlet pro-Trump Breibart News, vantandosi di voler “mettere al potere altri conservatori in tutta Europa”. Questo fu ritenuto un appoggio al AfD, apparso serio sfidante alla dirigenza politica di Berlino.
Martin Schulz, l’ex-capo del Partito socialdemocratico, fu tra le varie figure politiche che richiesero il licenziamento di Grenell. “Ciò che costui fa è inaudito nella diplomazia internazionale… si comportando da ufficiale coloniale d’estrema destra”, disse, aggiungendo un punto giusto notando: “Se un ambasciatore tedesco dovesse dire a Washington che arrivava per sostenere i democratici, sarebbe stato espulso immediatamente”. Gli interventi mediatici evidenti di Grenell su politica ed affari tedeschi sembrano costituire una sfacciata violazione della Convenzione di Vienna del 1964 che stabilisce che i diplomatici devono rimanere neutrali sulla politica nelle nazioni ospitanti. Ufficialmente, il ruolo di ambasciatore è sostenere discretamente il proprio governo, adottando sempre un basso profilo. Naturalmente, questa non era la prima volta che ambasciate ed inviati statunitensi violavano la Convenzione di Vienna nei Paesi ospitanti. Washington usa abitualmente tali avamposti per fomentare il cambio di regime. Richard Grenell, tuttavia, aveva apertamente infranto tali norme agendo da portavoce di Trump, riecheggiandone il disprezzo per il governo della cancelliera Angela Merkel. Il risultato, secondo Der Spiegel, è che Grenell è politicamente isolato a Berlino. Merkel “lo tiene a distanza” e la maggior parte dei politici, ad eccezione dell’AFD, l’evitano.
Dopo l’ultima polemica sulle lettere di avvertimento alle compagnie tedesche, potrebbe essere l’ultima goccia per la tolleranza di Berlino. Già, i media tedeschi notavano come il “partenariato transatlantico” sia finito con Trump. Il quotidiano economico Handelsblatt aveva commentato: “Nulla nelle relazioni transatlantiche è normale… Berlino si è aggrappata per troppo tempo all’illusione della normalità transatlantica… l’era degli stretti legami è finita”. Inoltre, ci sono crescenti richieste da politici e media tedeschi su una “Germania e un’Europa strategicamente autonome” non condizionate dalle politiche di Washington. Tale sviluppo è da tempo in ritardo e la sua necessità da tempo precede Trump. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Germania assomiglia a un Paese occupato dal potere militare statunitense e subordinato agli obiettivi politici di Washington. L’obiettivo è sempre stato impedire alla Germania di sviluppare una partnership naturale con Mosca, in precedenza coll’ex-Unione Sovietica e successivamente con la Federazione Russa. L’assoluto disprezzo per la sovranità tedesca viene forse dimostrato apertamente dall’amministrazione Trump, ma durante la presidenza Obama emerse che le agenzie di intelligence statunitensi ascoltavano le telefonate personali della cancelliere Merkel. Se non si tratta di arroganza coloniale, allora cos’è? Eppure la dirigenza politico- mediatica tedesco aveva solo protestato per l’infrazione di Washington alla sovranità del Paese e della sua leader. Quello che Trump e il suo inviato fanno è porre l’arroganza a livelli insopportabili. Trump aggrediva la Germania per presunte “pratiche commerciali sleali”, denigrando Merkel per la politica sui rifugiati, tormentando Berlino affinché raddoppi la spesa militare per lla NATO e facendo fallire imprese tedesche per non aver rispettato la politica estera ostile di Washington verso Iran e Russia. Trump nel suo stile rozzo mette a nudo la presunta egemonia degli Stati Uniti sulla Germania. E non è una bella visione. Berlino si vergogna di dover fronteggiare tale bullismo.
L’assurdità è che negli ultimi due anni Stati Uniti ed accoliti della NATO si sono riempiti la bocca su presunte e non provate interferenze dalla Russia nella politica interna degli Stati occidentali. Ma ogni volta la realtà abbagliante è che sono gli statunitensi ad interferire nei presunti alleati, evidentemente meri vassalli.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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