Le critiche al socialismo e il risultato che si ha oggi

Pavel Orekhov, KPRF, 14 gennaio 2019 – Histoire et Societé

“Quindi, compagni, vi piace il capitalismo?”

Sono passati poco meno di trenta anni dal crollo dell’Unione Sovietica. I giovani conoscono questa storia dai loro genitori, libri e programmi TV. Chi visse la distruzione del Paese ricorderà sicuramente la valanga di critiche che colpì il socialismo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.
Giornalisti, cantanti, attori, scienziati, attivisti per i diritti umani agirono instancabilmente per creare l’immagine del cosiddetto “impero del male” che aveva voltato le spalle alla civiltà mondiale e suscitato rabbia e indignazione nelle persone. Di conseguenza, il collasso dell’URSS sembrò ovvio e non suscitò l’opposizione della società. Gli anni sono passati, più di un quarto di secolo ci separa da tali eventi. Durante tale periodo, molte cose cambiarono. Tuttavia, tutto ciò che fu denunciato alla fine del periodo sovietico non solo non scomparve, ma al contrario riapparve assumendo forme ancora più grottesche. Gli attuali propagandisti evitano accuratamente di paragonare l’Unione Sovietica direttamente con la Russia moderna, poiché ciò rivelerebbe palesemente i difetti della nostra realtà. Tuttavia, non c’è nulla che c’impedisca di esaminare alcuni problemi oggetto di intense critiche durante l’era sovietica, ma che non sono scomparsi, emergendo di nuovo sul terreno fertile del “paradiso capitalista”. Qual è la ragione di tali fenomeni, il socialismo ne è colpevole? Questo è ciò che cercheremo di capire.

Il Partito Unico. Il monopolio politico del PCUS durante gli anni della “perestroika” fu sottoposto a gravi critiche. L’idea era che la rappresentanza delle forze politiche avrebbe democratizzato la società, sconfitto il volontarismo dell’élite dominante e portato cambiamenti in tutte le aree della vita sociale. Il Partito Comunista fu accusato di costruire un sistema autoritario. Tuttavia, oggi vediamo la stessa immagine. Un partito, chiamato “Russia Unita”, domina la vita politica del éaese, il dissenso represso e il sistema di facciata multipartitico è una finzione. Perché? Il fatto è che un partito non è semplicemente un gruppo di persone unificate dagli interessi, ma strumento di lotta di classe. Nelle mani di chi appartiene la proprietà dei mezzi di produzione, di chi ha il potere politico. E la classe dominante non rinuncia mai volontariamente al dominio. “Russia Unita” è un partito che esprime gli interessi degli oligarchi e loro servitori, funzionari e funzionari della sicurezza. Nelle condizioni di minoranza insignificante nel Paese, che schiaccia e opprime la maggioranza assoluta della popolazione, un sistema di partito a tutti gli effetti è una garanzia di tranquillità, mezzo per proteggersi da qualsiasi tentativo ostile dai nemici di classe. L’abbondanza di partiti politici oggi non dovrebbe ingannare nessuno. Le due classi principali in Russia hanno due partiti principali: Russia Unita e Partito Comunista della Federazione Russa. Gli altri sono solo appendici del partito al potere, e l’hanno ripetutamente dimostrato con le azioni. Il monopolio politico del Partito comunista aveva la stessa funzione. Un Paese che costruisce il socialismo è minacciato da nemici esterni e interni. A tale riguardo, il partito che esprimeva gli interessi della classe operaia assunse le principali funzioni nell’attuazione della rivoluzione socialista, anche al di là della semplice presa del potere. Una rappresentazione nel potere della classe sfruttatrice, i cui interessi sono diametralmente opposti agli interessi degli operai, così come la rappresentazione della piccola borghesia sempre ammiccante, non può che far vacillare la rivoluzione o interromperne completamente il corso. In sostanza, è ciò che è successo. Naturalmente, negli anni ’80, il PCUS era degenerato e smise di svolgere i suoi compiti. Come partito al potere, da sempre attrasse carrieristi e la coscienza borghese, che aveva grande inerzia, era la caratteristica di molti suoi aderenti. Tuttavia, le regole leniniste che governano la formazione dei partiti ebbero successo nel trattare tali minacce. Tuttavia, dopo la morte di Stalin, un gruppo che mirava alla controrivoluzione giunse al potere, determinando il destino del Paese e del Partito comunista, che aveva cessato di svolgere il ruolo di avanguardia rivoluzionaria del proletariato. Quindi, un sistema monopartitico non è assolutamente innaturale, al contrario. L’unica domanda è quali interessi il partito al potere esprime.

L’economia pianificata. Fu ingiustamente accusato di creare scarsità, di essere inefficiente per mancanza di concorrenza, di favorire la produzione di mezzi di produzione. L’introduzione di elementi di mercato avrebbe dovuto portare prosperità economica. Tuttavia, dopo il passaggio alle leggi del mercato, la nostra economia regredi per anni. La Russia è diventata un’appendice nelle materie prime, avendo perso interi settori economici. Alcuni citano come motivo la mancanza di competitività delle aziende create durante gli anni del dominio sovietico. È vero? In realtà, ogni tipo di produzione è pianificata, anche sotto il capitalismo. Senza, alcuna grande azienda può funzionare. E questa organizzazione entra in conflitto con l’anarchia del mercato, portando a conseguenze paradossali come la fame nonostante l’abbondanza di beni durante la Grande Depressione. L’economia socialista elimina tale contraddizione introducendo la pianificazione nel sistema di distribuzione. La mancanza di beni nell’URSS non aveva ragioni economiche, ma politiche, a volte provocate artificialmente (alla fine degli anni ’80). L’economia pianificata richiede una base scientifica e non tollera il volontarismo. Con un buon approccio, la carenza di beni viene semplicemente eliminata. Quanto alla priorità data alla produzione di mezzi di produzione, è l’inevitabile conseguenza del processo di industrializzazione, caratteristico di ogni Paese sviluppato. Il parco macchine e attrezzature va costantemente rinnovato, poiché la crescita economica richiede maggiori investimenti. E quando parliamo della scarsa qualità e mancanza di competitività dei prodotti, va tenuto presente che tale fenomeno era più presente alla fine dell’era sovietica, quando il sistema politico si deteriorò, con un’economia sommersa e competizione socialista e l’abrogazione delle misure per stimolare la razionalizzazione della produzione. Nessuno era interessato a produrre prodotti di qualità perché la carenza di determinati beni consentiva agli speculatori di guadagnare e il lavoratore non aveva motivo di migliorare la qualità della produzione. Ovviamente, un errore fu l’eliminazione delle imprese cooperative nei primi anni ’60, che produssero una varietà di beni di consumo, principalmente su materie prime locali.

Fattorie collettive. Inoltre furono dichiarate inefficaci, visti come mezzi per schiavizzare i contadini. Durante la massiccia privatizzazione delle fattorie, molti lo videro come grande possibilità dello sviluppo del settore agricolo. Tuttavia, oggi, nell’agricoltura come nell’economia nell’insieme, assistiamo a una crisi profonda e, logicamente, gli agricoltori non sono i principali fornitori di prodotti alimentari (1). In effetti, le aziende agroindustriali globali hanno dominato questo settore per molto tempo. Gli agricoltori e persino le grandi fattorie sono scomparsi o vivono col sostegno dello stato. Le aziende agricole collettive, nel contesto delle tendenze globali, costituivano una naturale unificazione dei piccoli produttori in grandi strutture produttive, fornendo prodotti agricoli commercializzabili al Paese. E dimostrarono la loro fattibilità, sia durante gli anni della guerra sia durante gli anni delle riforme del mercato, essendo sopravvissuti a lungo nel Paese che le ha generate. Naturalmente, durante l’era sovietica non tutto era perfetto. Ad esempio, un errore fu il trasferimento della proprietà delle MTS [parco macchine, veicoli e trattori] alle fattorie collettive. Non solo era una ritirata dalle trasformazioni socialiste, poiché i mezzi di produzione venivano trasferiti dalla proprietà pubblica alle cooperative agricole, ma inoltre, le fattorie collettive dovevano mantenere l’attrezzatura per tutto l’anno a proprie spese e avere i loro specialisti, un grosso onere. Tuttavia, anche qui, non si tratta dei problemi economici del socialismo, ma del volontarismo politico di certi leader.

Relazioni internazionali. I critici del socialismo sostenevano che l’Unione Sovietica vedeva nemici ovunque e, a tale riguardo, guidasse un’inutile corsa agli armamenti e rappresentasse una minaccia alla stabilità mondiale. Tuttavia, anche adesso, molti anni dopo, sentiamo costantemente parlare d’ambiente ostile e necessità di sviluppare il complesso militare-industriale e rafforzare la difesa. Naturalmente, i capitalisti di tutti i Paesi percepivano l’Unione Sovietica come minaccia. Il successo delle trasformazioni socialiste creò il pericolo di una rivoluzione in altri Paesi. A questo proposito, la prospettiva di una nuova guerra è sempre esistita e, al tempo stesso, la borghesia fece concessioni al proletariato, come risultato emersero Stati sociali con alto tenore di vita. Col collasso dell’URSS, la minaccia della rivoluzione socialista s’indebolì e le garanzie sociali nella maggior parte dei Paesi cominciarono a ridursi, provocando proteste di massa in Paesi precedentemente benestanti, come vediamo oggi. La Russia non è altro che un concorrente, non il più potente, nella lotta su i mercati mondiali, ed è proprio questo il motivo delle tensioni nei rapporti coi Paesi occidentali.
Il formato di questo articolo non consente di considerare tutte le critiche al sistema socialista alla fine degli anni 80. Ovviamente, la questione è molto più ampia e richiede un’analisi seria. In effetti, senza, una propaganda produttiva contro il ripristino del capitalismo e una valutazione delle possibili prospettive di costruire il socialismo nel futuro è impossibile. E tutti i segni visibili dell’agonia dell’ordine mondiale borghese suggeriscono che questo futuro non è lontano.

1) La maggior parte del cibo in Russia viene importata e gli scaffali dei supermercati sono invasi da marchi occidentali

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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