Il Pakistan si libera dalle grinfie del FMI

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 13 gennaio 2019

La visita del Ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita Qalid al-Falih a Gwadar, per ispezionare il sito destinato a una raffineria petrolifera, suggerisce che Riyadh e Islamabad danno il tocco finale a un accordo per una raffineria di petrolio saudita in Pakistan. I rapporti dicono che l’Arabia Saudita investirà 10 miliardi di dollari nel progetto. Senza dubbio, questo è uno sviluppo importante nella regione. La relazione tra Arabia Saudita e Pakistan, tradizionalmente stretta e fraterna, passa a un nuovo dinamismo. La decisione saudita può essere presa come segnale di fiducia nell’economia pakistana e nella leadership del Primo Ministro Imran Khan. Si aggiunge al pacchetto da 6 miliardi di dollari che l’Arabia Saudita aveva impegnata lo scorso anno (che includeva aiuti per finanziare le importazioni di greggio) per aiutare il Pakistan a superare le attuali difficoltà economiche. Il ministro saudita Qalid al-Falih aveva detto ai giornalisti a Gwadar: “L’Arabia Saudita vuole rendere stabile lo sviluppo economico del Pakistan istituendo una raffineria di petrolio e un partenariato col Pakistan sul corridoio economico della Cina-Pakistan”. Questa osservazione sottolinea che l’Arabia Saudita apertamente si lega al corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC). La Cina accoglieva favorevolmente lo sviluppo, ma i Paesi che si oppongono al CPEC come Stati Uniti ed India ne sentiranno delusi. Dal punto di vista indiano, l’investimento saudita a Gwadar diventa una svolta per la città portuale, che lottava per ottenere un insediamento e un nome. Inevitabilmente, confronti saranno tracciati con Chabahar. L’India ha un motivo in più per temere che il suo progetto di raffineria a Ratnagiri, descritto come il “più grande progetto al mondo di raffineria petrolchimica”, sia a rischio per l’agitazione degli agricoltori contro l’acquisto di terreni. La Saudi Aramco pensa a un investimento nel progetto simile di Gwadar; avrà la precedenza su Ratnagiri nelle priorità saudite? Questa dovrebbe essere la domanda che preoccupa l’India.
Il ministro dell’Energia saudita rivelava che il principe ereditario Muhamad bin Salman visiterà il Pakistan a febbraio e che l’accordo sul progetto di Gwadar dovrebbe essere firmato allora. Certo, significa che l’Arabia Saudita da priorità alle relazioni col Pakistan. Resta il fatto che l’Arabia Saudita è sottoposta all”immensa pressione dell’isolamento dopo l’uccisione di Jamal Khashoggi. C’è molta incertezza sull’affidabilità degli Stati Uniti come alleati e protettori. Riyadh diversifica le relazioni estere e una svolta verso l’Asia è in corso. Basti dire che, date le circostanze, un asse tra Cina, Pakistan e Arabia Saudita non sarebbe inverosimile. C’è anche della storia alle spalle. Di certo, l’Iran seguirà l’ondata dell’alleanza saudita-pakistana con crescente trepidazione. La presenza saudita nella regione pakistana al confine coll’Iran (come Gwadar) ha implicazioni sulla sicurezza per Teheran. L’Iran affronta un terrorismo estero. Teheran non può non che prendere atto che Imran Khan non mostri interesse nel ricambiare le aperture fatte quando è al potere. Deve ancora visitare l’Iran. L’aspettativa a Teheran era che Imran Khan, che spesso esprimeva un’ideale politico di giustizia e resistenza quando leader dell’opposizione, avesse empatia coll’Iran. Ma come è successo, Imran Khan sembra essere molto più a suo agio da primo ministro coi principi della corona dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti. In poche parole, Teheran giudicò male Imran Khan. Ma le priorità di Imran Khan oggi sono abbastanza comprensibili. Vuole che gli sceicchi del Golfo facciano grandi investimenti nell’economia pakistana. Sa che gli slogan di sinistra furono utili al o scopo quando cercava il potere, ma oggi dev’essere responsabile. Perché dovrebbe fare del Pakistan il tedoforo della resistenza? Nell’intervista a WaPo, non usò mezzi termini per insinuare che intendesse seguire le politiche economiche neo-liberiste. Inoltre, in termini strategici, sulle importanti ricadute del piano di salvataggio saudita dell’economia pakistana, potrebbe non esserci più bisogno che Islamabad si avvicini al Fondo Monetario Internazionale per un pacchetto di salvataggio. L’indicazione precedente era che il Pakistan avrebbe potuto ottenere un pacchetto di salvataggio da 8 miliardi di dollari. Dalle indicazioni attuali, l’aiuto di Arabia Saudita, Cina ed Emirati Arabi Uniti consentirà al Pakistan di evitare l’aiuto del FMI. (Emirati Arabi e Pakistan hanno finanziato un pacchetto di salvataggio da 6,2 miliardi di dollari, la settimana prima ad Islamabad).
Gli Stati Uniti avevano apertamente minacciato che qualsiasi salvataggio del Fondo monetario internazionale sarebbe stato subordinato a un attento esame del programma CPEC. Ironia della sorte, ciò si rivelò controproducente . Di conseguenza, in termini geopolitici, la capacità di Washington di sfruttare le politiche pakistane si riducono significativamente. L’impatto sarà più acuto in Afghanistan.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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