“Effetto Gadkari” sulle crescenti relazioni Iran-India

MK Bhadrakumar, Tehran Times 12 gennaio 2019

Se l’effetto “Newton” in fisica ha un equivalente nella diplomazia internazionale, possiamo descrivere ciò che accade alle relazioni India-Iran come “effetto Gadkari”. Come nel caso della proprietà ottica in fisica dello scienziato inglese del 18° secolo Isaac Newton, il Ministro del governo indiano Nitin Gadkari, probabilmente il miglior collega del Primo ministro Narendra Modi, ha creato una serie di anelli concentrici e alternati centrati sul contatto tra economie indiana e iraniana. “Gli anelli di Gadkari” attorno al porto di Chabahar, nella remota provincia del Sistan-Baluchistan del sud-est dell’Iran, trasformano in modo fenomenale le relazioni tra India e Iran. I primi segnali definitivi di ciò sono emersi a dicembre, quando discussioni silenziose e intense tra Nuova Delhi e Teheran sotto la vigilanza di Gadkari portavano all’accordo su un nuovo meccanismo di pagamento che dispensa l’uso del dollaro statunitense dalle transazioni economiche India-Iran. Primo, è stata una risposta all’applicazione delle sanzioni (“armamento del dollaro”) come strumento di politica estera per interferire nel commercio petrolifero iraniano con Paesi terzi come l’India. (Vedi, L’India salva i legami coll’Iran dall’attacco predatorio degli Stati Uniti).
Tuttavia, la visita a Delhi del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, il 7-9 gennaio, evidenziava che l’applicazione del meccanismo di pagamento alla cooperazione tra Iran e Iran sul porto di Chabahar può stimolare la partnership economica tra i due Paesi su tutta la linea. In senso storico, un’opportunità a portata di mano per rendere la partnership, ‘petrolio-centrica’, a relazione multi-vettoriale ‘mutualmente vincente’. L’incontro tra Gadkari e Zarif a Delhi segnalava che le due parti hanno in mente un “quadro generale”. Pertanto, l’apertura di una succursale della Bank Pasargad a Mumbai è un passo tempestivo. Pasargad è una grande banca privata iraniana che offre servizi di vendita al dettaglio, commerciali e d’investimento, e servizi come lettere di credito, tesoreria, cambio valuta, patronaggio di prestiti societari, consulenza finanziaria e banca elettronica. (È classificato 257 tra le “1000 banche del mondo” dalla rivista Banker). Bank Pasargad ha una presenza in India proprio da quando il porto di Chabahar è “operativo” e un primo carico dal Brasile trasportava 72458 tonnellate di carico di mais attraccando al terminal portuale il 30 dicembre. Ancora più importante, le discussioni tra Gadkari e Zarif riguardavano le proposte di un sistema di scambio commerciale tra India e Iran. L’Iran ha bisogno di acciaio, in particolare motori ferroviari e locomotive “in grande quantità, e sono pronti a fornire urea”, dichiarava Gadkari. Poi, c’è la proposta per una linea ferroviaria che colleghi Chabahar alla rete dell’Iran verso nord al confine coll’Afghanistan. Zarif riassunse così l’ampia gamma dei colloqui: “Abbiamo avuto ottime colloqui sul Chabahar ed altri settori di cooperazione tra Iran e India. I due Paesi si completano a vicenda e possiamo cooperare vari settori… Speriamo che, nonostante le sanzioni illegali degli Stati Uniti, Iran ed India possano cooperare ulteriormente a beneficio della popolazione dei due Paesi e della regione”. Paradossalmente, la collaborazione sul porto di Chabahar, un “sottoprodotto” delle tensioni India-Pakistan, supera rapidamente la somma zero guadagnandosi presenza e un nome nella sicurezza regionale. Ci sono molti modi per capire perché ciò accada. Chiaramente, India e Iran hanno mutato il progetto Chabahar per farne punto di riferimento stimolando scambi ed investimenti tra i due Paesi. Questo approccio mantiene grandi promesse. C’è una grande complementarità tra le due economie. L’Iran è l’unico Paese del Medio Oriente con un’economia diversificata e un mercato enorme con base industriale e tecnologica sviluppate e ricca di agricoltura e risorse minerarie. È un Paese ricco di petrolio e le esigenze dell’economia indiana per l’energia, ovviamente, galoppano.
In secondo luogo, Chabahar può essere la porta dell’India non solo per l’Afghanistan e l’Asia centrale, ma anche per la Russia e il mercato europeo. Logicamente, Chabahar dovrebbe essere collegato al corridoio dei trasporti Nord-Sud che ridurrebbe significativamente tempi e costi degli scambi tra India e Russia e Europa. Così, accade che l’amministrazione Trump, che tiene d’occhio le relazioni estere dell’Iran, ha dato un passaggio all’investimento indiano a Chabahar. In primis, il porto di Chabahar può fornire l’accesso dell’Afghanistan al mercato mondiale e stabilizzare il Paese è un obiettivo nordamericano. Ma poi, Chabahar può anche fornire un futuro potenziale nei trasporti alle compagnie nordamericane che commerciano e investono in Afghanistan e Asia centrale. Secondo una task force del Pentagono istituita per studiare la ricchezza mineraria dell’Afghanistan, il Paese siede su minerali rari non sfruttati, tra cui alcuni altamente strategici dal valore di almeno 1 trilione di dollari. In effetti, il presidente Trump ne parlò esplicitamente razionalizzando gli interessi commerciali permanenti degli Stati Uniti in Afghanistan. Ora, dalle indicazioni seguenti, le condizioni sono drammaticamente migliorate per un accordo afgano che preveda la presenza duratura degli Stati Uniti nel Paese. Va preso atto che l’Iran in effetti completa gli sforzi di Pakistan e Stati Uniti nel dare il via al dialogo intra afghano che coinvolga i rappresentanti di Kabul e i taliban. È importante sottolineare che la Cina adotta un simile ruolo di supporto. Un alto consenso regionale si forgia a che sicurezza e stabilità dell’Afghanistan non siano al centro delle rivalità geopolitiche. La linea di fondo è che l’integrazione dell’Iran nella comunità internazionale, che l’amministrazione Trump ostacola, è inevitabile ben prima di quanto si creda.
La rivelazione che dietro la cortine della retorica contro l’Iran, Washington abbia segretamente compiuto due aperture a Teheran per aprire i colloqui, mostra che Trump cerca un accordo per uscire dal vicolo cieco in cui sono finite le sue politiche sull’Iran. Washington non può non prendere atto del ruolo costruttivo che Teheran svolge nella situazione afghana. (È interessante notare che Zarif e Zalmay Khalilzad, rappresentante speciale degli Stati Uniti sull’Afghanistan da tempo, fecero visita contemporaneamente a Delhi). Esiste già un influente collegio di analisti strategici e opinion maker negli Stati Uniti che riconoscono la realtà geopolitica che la politica statunitense Medio Oriente sarà sempre traballante a meno che Washington non normalizzi i rapporti con Teheran. Riconoscono che infine l’Iran è un’autentica potenza regionale la cui ascesa non può essere fermata. Da tale prospettiva, ciò che sottolineano le discussioni di Zarif a Delhi è che mentre l’Iran mantene la sua parte nell’accordo nucleare del 2015, sconfigge progressivamente la “strategia del contenimento” degli Stati Uniti con la sua “ostpolitik”, incentrata principalmente su tre Paesi amici: Russia, Cina e India. Questo molto dipende dall’ingegno indiano nel creare nuove partnership regionali. Ci sono possibilità allettanti. Si ricordi la cooperazione trilaterale Mosca-Baghdad-Delhi nell’era sovietica? Questo è solo un esempio di come i tre grandi Paesi, Russia, India e Iran, possano avere un intesa comune creando una cooperazione in sintonia coll’integrazione eurasiatica. È una convergenza rara in quanto non vi sono contraddizioni nei mutui interessi delle tre potenze regionali.
La diplomazia indiana deve uscire dalle fantasticherie geopolitiche e iniziare a lavorare sul tangibile e possibile. Ciò renderà la nostra politica estera pertinente con lo sviluppo generale del nostro Paese. Gadkari dimostrava come la geo-economia realizzi una politica estera brillante e sensata. Allo stesso modo, ha seguito con attenzione ciò che va fatto per portare avanti il progetto Chabhar in modo che su di esso possa essere costruita un’intera architettura della cooperazione. Le osservazioni straordinarie di Zarif lo testimoniano. Anche un centinaio di spettacoli teatrali sul Madison Square Garden non avrebbero raggiunto risultati così spettacolari in breve tempo.

L’autore è stato diplomatico indiano nell’ex-Unione Sovietica, Pakistan, Iran e Afghanistan, Turchia, ecc. Scrive principalmente di politica estera indiana ed affari in Medio Oriente, Eurasia, Asia centrale, Asia meridionale e Asia-Pacifico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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