Gli Stati Uniti sono preoccupati dall’ascesa della Marina Militare iraniana

PressTV 8 gennaio 2019

Dopo Cina e Russia, l’Iran è il terzo Paese a inviare navi da guerra vicino le acque territoriali degli Stati Uniti. Non è tanto l’approccio iraniano in sé, ma adottato nel quadro dell’Asse dell’Est molto reale, che è consigliabile guidare le analisi.
“L’Iran è il terzo Paese al mondo ad avvicinarsi alle acque territoriali degli Stati Uniti dopo Russia e Cina, una sfida militare importante e ambiziosa. Gli esperti militari si chiedono se l’Iran abbia sviluppato il potenziale militare marittimo, dopo quello balistico. Questo è quanto si può leggere in un articolo pubblicato sul quotidiano Rai al-Yum. Sul potere navale iraniano, l’articolo scrive: “Negli ultimi anni, la Marina Militare iraniana ha impedito alle navi da guerra statunitensi di avvicinarsi alle acque territoriali. Lo scorso settembre suoi mezzi sorpreso la portaerei Theodore Roosevelt intercettandola nel Golfo Persico, avvertendo il capitano della nave di evitare uno scontro. È vero che la deterrenza iraniano sia reale e pienamente attiva. È su questa base che la Marina Militare iraniana annunciava che il prossimo marzo invierà una nave da guerra nell’Oceano Atlantico per rimanervi settimane vicino e acque territoriali statunitensi. Secondo i media internazionali, l’Iran invierà un cacciatorpediniere con sistemi di guerra cibernetica”, dice l’articolo. Il cacciatorpediniere in questione è il Sahand che rappresenta una vera sfida per gli Stati Uniti. Tanto più che l’Iran è il terzo Paese ad inviare una nave da guerra vicino le acque territoriali nordamericane dalla Seconda guerra mondiale. “In effetti, gli iraniani sembrano seguire le orme di russi e cinesi. Ricordiamo che nell’estate 2018 la Russia evocava la nuova dottrina marittima adottata nel luglio 2015, che esprimendo ambizioni in gran parte più grande delle precedenti e dedicando ampio sviluppo all’attività navale, evoca in particolare l’evoluzione negativa delle relazioni con la NATO, spiegando la priorità data alle aree artica e atlantica. La Cina, la cui missione della componente navale era limitata da tempo alla difesa della coste della Repubblica popolare cinese, o acque vicine. Ma con la globalizzazione del commercio e il boom economico cinese, Pechino prima adottava il concetto di “difesa attiva dei mari vicini”, quindi la strategia delle “operazioni in mari lontani” al fine di proteggere le rotte di approvvigionamento delle materie prime L’Iran si muove nella stessa direzione con priorità data alla cooperazione marittima per alcuni Stati della regione che hanno rapporti tesi con Washington “.
“La sfida assunta dall’Iran è rimanere a lungo in alto mare e in un’area sensibile, senza alcun supporto logistico, ad eccezione della possibilità di sbarcare in Venezuela e avvicinarsi ad Ain al-Asad. in Iraq, dove si trovano gli Stati Uniti. L’Iran riuscirebbe a dimostrare lo sviluppo dell’industria di difesa e missilistica imponendo una nuova realtà militare in Medio Oriente. In altre parole, l’Iran potrebbe domare la natura bellicosa degli israeliani attraverso Hezbollah. Il regime di Tel-Aviv non è in guerra dal giugno 2006. Ora, il mondo pensa che l’Iran abbia già sviluppato una forza navale superiore e in grado di entrare in aree oltre il Mediterraneo, una forza che potrebbe interagire con due delle più grandi marine del mondo ostili alla marina degli Stati Uniti”, riferiva Rai al-Yum. Riguardo al pericolo che l’Iran rappresenta per i militari statunitensi, dice “il cacciatorpediniere iraniano è nel mirino della marina statunitense. Può persino isolarlo in alto mare, ma il Pentagono teme che l’Iran attacchi le basi militari e le navi da guerra statunitensi nei Paesi che si affacciano sul Golfo Persico. ” Sebbene Washington abbia minacciato l’Iran di guerra, questi provoca le forze statunitensi. Il Pentagono preferisce essere cauto e il presidente nordamericano, noto per le decisioni affrettate, evita minacce dirette.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Le sanzioni non funzionano: l'economia russa continua a crescere Successivo In Venezuela, un remake del modulo libico

Lascia un commento