La verità sulla presenza cinese a Gibuti

Yu Jincui, Global Times, 10/1/2019

L’8 gennaio era il 40° anniversario dell’inizio delle relazioni diplomatiche tra Cina e Gibuti. Con la riforma e l’apertura della Cina negli ultimi quattro decenni, l’approfondimento dell’impegno nei Paesi africani come Gibuti è un risultato naturale dell’integrazione di Pechino nel mondo. Uno sguardo più ravvicinato alle dinamiche delle relazioni tra Cina e Gibuti fornisce informazioni su come la Cina abbia influenzato il continente. La cooperazione tra Cina e Gibuti è stata senza intoppi da 40 anni. Coll’approfondirsi della fiducia politica, i legami bilaterali si sono cementati. I due Paesi decisero di stabilire un partenariato strategico per rafforzare la piena cooperazione nel 2017, inaugurando una nuova era nelle relazioni Cina-Gibuti. La nazione del Corno d’Africa attirava l’attenzione dei Paesi occidentali coll’istituzione di una base d’appoggio dell’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA), collegandola alla cosiddetta ambizione cinese all’espansione militare all’estero, rappresentando la base come avamposto militare della Cina per competere sull’influenza nell’Oceano Indiano. Ma a più di un anno dalla sua creazione, veniva dimostrato che la base è principalmente utilizzata nella logistica delle task force di scorta della Cina nel Golfo di Aden. Dato il significato strategico di Gibuti, il piccolo Paese è anche sede di basi militari di Stati Uniti e Francia. Tuttavia, l’affitto di tale basi non fece bene al popolo di Gibuti. I Paesi occidentali li usarono per rendere effettivi i loro piani militari che per potenziarne lo sviluppo.
La Cina è arrivata con un approccio diverso. Nella narrativa occidentale la Cina espande l’impronta nel continente africano per le sue abbondanti risorse e il potenziale mercato per i prodotti cinesi. Ma quello che è successo a Gibuti, Paese con poche risorse naturali, racconta una storia diversa. Gli investimenti e l’assistenza cinesi hanno portato grandi cambiamenti nel Paese sottosviluppato. La crescita economica ha superato il 5% negli ultimi anni e raggiunto il 6,8% nel 2017. Secondo un rapporto del FMI, l’aumento degli investimenti in programmi infrastrutturali iniziati nel 2015, in gran parte finanziati con prestiti da istituti finanziari cinesi, fu un importante motore di crescita. La zona di libero scambio internazionale di Gibuti, cui investiva la Cina, di 3500 ettari apriva la prima fase a luglio. Al completamento, sarà la più grande area di libero scambio in Africa, rafforzando la posizione di Gibuti come hub che si prevede crei più di 50000 posti di lavoro entro il 2025 e 100000 entro il 2045.
Vision 2035 definisce chiaramente la portata dell’ambizione della nazione del Corno d’Africa. Gibuti mira a trasformarsi in un’economia a reddito medio e centro logistico regionale simile a Singapore o Dubai. Ciò corrisponde alla strategia cinese di espansione degli investimenti in Africa e alla rotta Fascia e Via. Gibuti si trova sulla Via della Seta marittima del XXI secolo in Cina. Molti funzionari di Gibuti dicono che l’iniziativa Fascia e Via sia la migliore opportunità per i due Paesi d’approfondire la cooperazione che contribuirà a realizzare il sogno dello sviluppo del Paese africano. Investimenti ed assistenza della Cina a Gibuti si basano sulle esigenze di sviluppo locale. Il modello cinese ha portato benefici tangibili a Gibuti e altri Paesi africani. Idee ed approcci della Cina finora si sono dimostrati accettabili e sono sempre più accolti dagli africani. I risultati ottenuti in Cina in 40 anni di riforma e apertura hanno dato speranza ai Paesi africani desiderosi di svilupparsi. La Cina dovrebbe e agirà più attivamente nell’assistere lo sviluppo dell’Africa. L’influenza della Cina sul continente si espanderà inevitabilmente, ma risultando del rafforzamento della cooperazione economica e della fiducia politica. L’impegno Cina-Africa è vincente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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