La strategia perdente di Trump: abbracciare il Brasile di Bolsonaro e scontrarsi con la Cina

Prof. James Petras, Global Research 9 gennaio 2019

Introduzione
Gli Stati Uniti abbracciano un regime destinato al fallimento e minacciano l’economia più dinamica del mondo. Il presidente Trump ha lodato il neoeletto presidente brasiliano Jair Bolsonaro e promette di promuovere stretti legami economici, politici, sociali e culturali. Al contrario, il regime di Trump si è impegnato a smantellare il modello di crescita della Cina, imponendo sanzioni gravi e pervasive e promuovendo divisione e frammentazione della grande Cina. La scelta degli alleati e dei nemici da parte di Washington si basa su una concezione limitata del vantaggio a breve termine e della perdita strategica. In questo articolo discuteremo i motivi per cui la relazione USA-Brasile si inserisce nella ricerca di Washington del dominio globale e perché teme la crescita dinamica e la sfida di una Cina indipendente e competitiva.

Brasile in cerca di un padrone
Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro dal primo giorno annunciava un programma per invertire quasi un secolo di crescita economica diretta dallo Stato. Annunciava la privatizzazione dell’intero settore pubblico, tra cui finanza strategica, attività bancarie, minerarie, infrastrutture, trasporti, energia e produzione. Inoltre, la svendita privilegia la centralità delle multinazionali straniere. I precedenti regimi autoritari civili e militari proteggevano le imprese nazionalizzate come parte delle alleanze tripartite che includevano imprese straniere, statali e private nazionali. In contrasto coi precedenti regimi civili eletti che cercavano, non sempre con successo, di aumentare le pensioni, i salari e il tenore di vita e riconoscere una legislazione sul lavoro, il presidente Bolsonaro prometteva di licenziare migliaia di dipendenti del settore pubblico, ridurre le pensioni e aumentare l’età pensionabile riducendo al contempo salari e stipendi al fine di aumentare i profitti e ridurre i costi ai capitalisti. Il presidente Bolsonaro promette d’invertire la riforma agraria, espellere, arrestare e assaltare le famiglie contadine al fine di ripristinare le proprietà terriere ed incoraggiare gli investitori stranieri al loro posto. La deforestazione dell’Amazzonia e il suo passaggio ai baroni del bestiame e agli speculatori terrieri includerà il sequestro di milioni di acri di terra indigena. In politica estera, il nuovo regime brasiliano s’impegna a seguire la politica statunitense su ogni questione strategica: il Brasile appoggia gli attacchi economici di Trump alla Cina, abbraccia l’occupazione di terre d’Israele in Medio Oriente (compreso il trasferimento della capitale a Gerusalemme), le trame degli USA per boicottare e rovesciare i governi di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Per la prima volta, il Brasile offriva basi militari del Pentagono e le forze militari per le imminenti invasioni o guerre. La celebrazione nordamericana sulla svendita del presidente Bolsonaro di risorse e ricchezza e della sovranità è celebrata nelle pagine di Financial Times, Washington Post e New York Times che prevedono un periodo di crescita, investimento e ripresa, se il regime ha l’obiettivo coraggioso d’imporre la svendita. Come accaduto in numerose recenti esperienze coi cambiamenti di regime neo-liberisti di destra in Argentina, Messico, Colombia ed Ecuador, giornalisti ed finanziari permettevano al loro dogma ideologico di accecarli su eventuali insidie e crisi. Le politiche economiche del regime di Bolsonaro ignorano il fatto che dipendono dalle esportazioni agro-minerarie verso la Cina e competono con quelle degli Stati Uniti… Le élite brasiliane subirà il cambio di partner commerciali. Si opporranno, sconfiggendo e minando, la campagna anti-Cina di Bolsonaro se osa perseverare. Gli investitori stranieri acquisteranno le imprese pubbliche ma non aumenteranno la produzione, data la forte riduzione di occupazione, stipendi e salari, a mano a mano che il mercato dei consumatori diminuirà. Le banche possono concedere prestiti ma richiedere alti tassi d’interesse per gli alti “rischi”, soprattutto perché il governo dovrà far fronte a una crescente opposizione sociale da parte di sindacati e movimenti sociali e una maggiore violenza dalla militarizzazione della società. A Bolsonaro manca la maggioranza al Congresso, che dipende dal sostegno elettorale di milioni di impiegati pubblici, salariati e stipendiati, pensionati, minoranze sessuali e razziali. L’alleanza del Congresso sarà difficile senza corruzione e compromessi… Il gabinetto di Bolsonaro include diversi ministri chiave indagati per frode e riciclaggio di denaro. La sua retorica anti-corruzione svanirà di fronte alle indagini giudiziarie e alle denunce. È improbabile che il Brasile fornisca forze militari significative per avventure militari statunitensi regionali o internazionali. Gli accordi militari cogli Stati Uniti avranno poco peso di fronte alle profonde turbolenze interne. Le politiche neo-liberali di Bolsanaro aggravano le disuguaglianze soprattutto tra i cinquanta milioni recentemente usciti dalla povertà. L’abbraccio statunitense del Brasile arricchirà Wall Street che prenderà i soldi e scapperà, lasciando gli Stati Uniti di fronte a ire e rifiuto del loro alleato fallito.

Gli Stati Uniti si scontrano con la Cina
A differenza del Brasile, la Cina non è pronta a sottomettersi al saccheggio economico e cedere la sovranità. La Cina persegue la propria strategia a lungo termine, che si concentra sullo sviluppo dei settori più avanzati dell’economia, come elettronica e tecnologie delle comunicazioni all’avanguardia. I ricercatori cinesi producono già più brevetti e articoli scientifici degli Stati Uniti. Si diplomano più ingegneri, ricercatori avanzati e scienziati innovativi che negli Stati Uniti dati gli alti finanziamenti statali. La Cina con un tasso di investimento di oltre il 44% nel 2017, supera di gran lunga gli Stati Uniti. La Cina è passata da esportazioni a basso valore aggiunto ad alte, comprese auto elettriche a prezzi competitivi. Ad esempio, gli i-phone cinesi competono con Apple per prezzo e qualità. La Cina ha aperto l’economia alle multinazionali statunitensi in cambio dell’accesso a tecnologia avanzata, ciò che Washington definisce “sequestro”. La Cina ha promosso accordi commerciali multilaterali e di investimento, con oltre sessanta Paesi, con accordi infrastrutturali a lungo termine e su vasta scala in Asia e Africa. Invece di seguire l’esempio economico della Cina, Washington lamenta commercio sleale, furto tecnologico, le restrizioni del mercato e statali agli investimenti privati. La Cina offre a Washington opportunità a lungo termine per migliorare le prestazioni economiche e sociali, se Washington riconoscesse che la competizione cinese è un incentivo positivo. Invece di investimenti pubblici su larga scala per migliorare e promuovere il settore delle esportazioni, Washington passa a minacce militari, sanzioni economiche e dazi che proteggono i settori industriali statunitensi arretrati. Invece di negoziare sui mercati con una Cina indipendente, Washington abbraccia regimi vassalli come il Brasile del neoeletto presidente Jair Bolsonaro, che si affida a controllo ed acquisizioni economiche degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno strada facile nel dominare il Brasile con guadagni a breve termine in profitti, mercati e risorse, ma il modello brasiliano non è fattibile o sostenibile. Al contrario, gli Stati Uniti hanno bisogno di negoziare, contrattare e accettare accordi di reciprocità con la Cina. Il risultato finale della cooperazione con la Cina consentirebbe agli Stati Uniti di apprendere a crescere in modo continuo.

Conclusione
Perché gli Stati Uniti hanno scelto d’abbracciare un Brasile arretrato piuttosto che una futura nazione leader? Fondamentalmente, gli Stati Uniti sono strutturalmente integrati in un sistema politico militarizzato guidato dalla ricerca del dominio del mondo, l'”imperialismo”. Gli Stati Uniti non vogliono conquistarsi una Cina innovativa, ma cercano di costringerla a smantellare istituzioni, politiche e priorità che rendono grande la Cina. Washington chiede che la Cina rinunci all’autonomia dello Stato, aumenti la penetrazione degli Stati Uniti nei settori strategici e faccia affidamento su banchieri e accademici del libero mercato. La politica economica degli Stati Uniti è modellata da banchieri, speculatori corrotti e lobbisti di specifici interessi regionali, come del regimi israeliano. La politica economica della Cina è modellata da interessi industriali, guidati dagli obiettivi strategici dell’autorità centrale statale capace e intenzionata ad arrestare centinaia di alti funzionari. Gli Stati Uniti non possono contenere l’ascesa della Cina con l’accerchiamento militare, perché la strategia economica di Pechino neutralizza le basi militari statunitensi e sconfigge i dazi diversificando i principali nuovi accordi commerciali. Ad esempio, la Cina negozia coll’India per aumentare notevolmente le importazioni di prodotti agricoli, tra cui riso, zucchero, latte, farina di soia e cotone. L’India ha attualmente un grave deficit commerciale con la Cina, in particolare macchinari e beni industriali e vuole sostituire gli esportatori statunitensi. La Cina ha importanti accordi commerciali e d’investimento con Sud-Est asiatico, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Russia e Australia, nonché in Africa, America Latina (Brasile e Argentina) e Medio Oriente (Iran, Iraq e Israele). Gli Stati Uniti hanno scarsa influenza con cui “spremere” la Cina, anche nei settori ad alta tecnologia, dato che la Cina è meno dipendente dal know-how degli Stati Uniti. Washington ha stretto accordi con la Cina aumentando le esportazioni di automobili e d’intrattenimento; la Cina può facilmente accettare dìimporre il contenimento del cosiddetto “furto di proprietà”, soprattutto che non è più un fattore importante dao che la maggior parte delle innovazioni cinesi sono nazionali. Inoltre, i grandi affari e Wall Street richiedono al regime di Trump di raggiungere un accordo sui mercati aperti con la Cina e d’ignorare i suoi nemici autarchici. Considerata la continua ascesa economica della Cina (6,5% del PIL nel 2018), la sua maggiore enfasi nell’espansione di servizi sociali, mercato dei consumi e l’allentamento del credito, i dazi coercitivi di Trump sono condannati e le minacce militari incoraggeranno solo la Cina ad espandere e migliorare la difesa militare e i programmi spaziali. Qualunque accordo commerciale temporaneo e limitato emerga dai negoziati USA-Cina, il regime di Trump continuerà a perseguire l’agenda imperiale unipolare abbracciando regimi vassalli, come il Brasile, e affrontando la Cina. Il futuro appartiene alla Cina indipendente, innovativa e competitiva, non ai regimi vassalli, militarizzati e sottomessi come il Brasile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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