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Il Laos restituisce dei leggendari carri armati T-34 sovietici alla Russia

TASS 9 gennaio 2019

Trenta carri armati sovietici T-34-85 sono tornati in Russia dal Laos, dove sono stati in servizio attivo dal 1987, dichiarava il servizio stampa del ministero della Difesa russo. Tutti i veicoli funzionano. “I carri armati hanno percorso più di 4500 km via mare per Vladivostok, da dove saranno trasportati in treno a Naro-Fominsk, vicino a Mosca”, si legge nel comunicato stampa. Il ritorno dei carri armati in Russia, proprio come il loro passaggio al Laos trent’anni fa, rientra nella cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Vientian. I veicoli da combattimento hanno ripetutamente confermato la reputazione di miglior carro armato medio della Seconda guerra mondiale. La decisione del ritorno in Russia fu presa un anno fa, quando il Ministro della Difesa russo Sergej Shoigu visitò il Laos. Il T-34 è meritatamente considerato il miglior carro armato medio del tempo, stabilito “una dozzina di record che a quanto pare non saranno mai superati”. La produzione in serie è una di queste. Nel 1940-1946 furono realizzati più di 58000 carri armati di questo tipo. Sette decenni dopo la Seconda guerra mondiale sopravvivono pochissimi esemplari pienamente operativi. È emerso che non tutti i T-34 sono finiti come monumenti o nei musei. Alcuni erano in servizio attivo fino a poco tempo prima, a fianco dei colleghi più giovani.
Il canale televisivo russo Zvezda indicava che i carri armati T-34-85 forniti al Laos furono fabbricati nel 1944. Il comandante del battaglione corazzato Khampong Tummanivong disse poi a Zvezda che il suo battaglione ne aveva 31 e che altri erano in servizio in altri battaglioni. Prima della consegna al Laos, i T-34 non furono aggiornati o adeguati ai climi tropicali. I carri armati T-34 che il Laos restituisce alla Russia parteciperanno alla Parata della Vittoria del 9 maggio in diverse città russe, aggiorneranno ed amplieranno le esposizioni dei musei e gireranno film sulla Seconda guerra mondiale, ha detto il ministero della Difesa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio