La Turchia fallisce su Idlib, e non può prendersi il Nordest della Siria

Moon of Alabama, 5 gennaio 2019

I neoconservatori dell’amministrazione Trump, il segretario di Stato Mike Pompeo, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e l’inviato James Jeffery, lottano per salvare i loro piani sulla Siria che il presidente Trump sventava ordinando il completo ritiro. Quei piani erano per l’occupazione permanente degli Stati Uniti della Siria nord-orientale, riduzione dell’influenza iraniana nel resto della Siria ed eventuale fine del governo siriano del Presidente Assad tramite negoziati. Questi erano obiettivi che non avevano alcuna possibilità di essere mai raggiunti. Inoltre, Trump non aveva mai sottoscritto tali idee. In aprile annunciò che voleva che le truppe nordamericane uscissero dalla Siria. Diede al suo staff sei mesi per raggiungere questo obiettivo. Ma invece di seguire gli ordini, Pompeo e Bolton provarono a implementare i loro piani: “Alla fine dell’anno scorso, alcuni consiglieri falchi del presidente redassero una nota che impegna gli Stati Uniti alla presenza a lungo termine in Siria includendo la sconfitta dello Stato islamico, transizione politica ed l’espulsione dell’Iran, secondo i funzionari. Il presidente non firmò il memo presentatogli settimane prima. In effetti, Trump avvertì i suoi aiutanti che voleva uscire dalla Siria a breve… Il piano sull’Iran di Bolton non ha mai realmente avuto effetti sul Pentagono, dove i funzionari non erano ufficialmente incaricati di alcuna nuova missione oltre le operazioni contro lo Stato islamico. Anche gli ufficiali consideravano problematico l’espansione dell’Iran in Siria, ma erano scettici sull’assenza di una chiara giustificazione legale necessaria per un’offensiva militare contro le forze sostenute dall’Iran”. Trump riconobbe che quei piani erano insensati e ordinò di abbandonarli. In quel processo si ebbe anche un’altra assurdità: consegnare la Siria nord-orientale alla Turchia per combattere lo Stato islamico già sconfitto. La Turchia non vuole la Siria nord-orientale. Non vuole rischiare una sanguinosa guerra contro i curdi che scatenerebbe tale occupazione. L’unica soluzione appropriata è restituire la Siria nord-orientale al governo siriano. Damasco disarmerebbe i curdi o li integrerebbe nell’esercito nazionale. Sarebbero sotto controllo e non sarebbero più una minaccia per la Turchia. Tutti vivrebbe con una soluzione così facile. Tutti tranne i neocon.
Oggi il consigliere per la sicurezza nazionale Bolton volava in Israele per preparare nuovi piani: “Un funzionario dell’amministrazione Trump ha detto ai giornalisti in viaggio con Bolton che intendeva discutere il ritmo del ritiro, così come la presenza di truppe nordamericane nella regione. Ci si aspettava che Bolton spiegasse che alcuni truppe statunitensi in Siria per combattere lo SIIL si trasferiranno in Iraq con la stessa missione e che alcune forze statunitensi potrebbero rimanere nell’avamposto militare di al-Tanaf, nel sud della Siria, per contrastare la crescente attività iraniana nell regione. Bolton voleva anche trasmettere il messaggio che gli Stati Uniti saranno “molto favorevoli” ad attacchi israeliani contro obiettivi iraniani in Siria…” Scommetto che nessuno di tali punti era controfirmato da Trump. La pubblicazione di tali idee era un altro tentativo di Bolton d’imporre le sue politiche personali. Erdogan, alla richiesta di Trump di prendersi il nord-est della Siria, era indisposto sollevando richieste che gli Stati Uniti non sapranno soddisfare: “La Turchia chiede agli Stati Uniti di fornire sostanziali aiuti militari, come raid aerei, trasporti e logistica, per consentire alle forze turche di assumersi la principale responsabilità per combattere i militanti dello Stato islamico in Siria, dicono alti funzionari statunitensi. Le richieste turche sono così estese che, se soddisfatte, le forze armate statunitensi amplieranno il coinvolgimento in Siria invece di ridurlo, aggiungevano i funzionari”. Bolton in seguito volerà ad Ankara a discutere dei piani turchi: “I partecipanti includeranno il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton; il generale Joe Dunford, presidente di Stato Maggiore; e James Jeffrey, l’inviato del dipartimento di Stato in Siria. Un funzionario degli Stati Uniti affermava che è improbabile che l’amministrazione fornisca tutto il supporto militare che i turchi vogliono, in particolare il supporto aereo”. Senza il supporto aereo degli Stati Uniti, Erdogan non può attaccare la Siria nord-orientale. L’aeronautica turca è debole. Molti piloti esperti furono licenziati per il presunto sostegno e coinvolgimento nel colpo di Stato contro Erdogan. L’aviazione non può fornire il necessario supporto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, di cui i soldati avranno bisogno. C’è anche conflitto nel comando dell’esercito turco. Se ordinasse l’attacco, Erdogan andrebbe solo nelle aree curde lungo il confine settentrionale, non lo Stato islamico. Questo è ancora ciò che gli Stati Uniti non vogliono affatto: “Molti esperti e funzionari temono anche che i turchi possano prendere di mira i combattenti curdi che da tempo forniscono agli Stati Uniti un solido sostegno nella campagna contro lo Stato islamico e hanno subito notevoli perdite umane. Per cercare di mitigare questi rischi, Jeffrey, l’inviato del dipartimento di Stato cercava un accordo con i turchi che gli consenta di entrare nella Siria settentrionale evitando le aree curde, affermano funzionari statunitensi che conoscono i piani. Jeffrey e il suo team del dipartimento di Stato avevano creato una mappa con codici a colori della Siria nord-orientale nel tentativo di negoziare un piano di condivisione del potere che possa evitare la costosa lotta turco-curda nella zona… Un ex ufficiale degli Stati Uniti descriveva la mappa come “Sykes-Picot in acido”…” L’idea è delirante. Non ci sono confini tra curdi, arabi e altre etnie nel nord-ovest della Siria. Le popolazioni sono miste. Solo le percentuali etniche variano da città a città. L’attuazione dell’idea porterebbe alla pulizia etica e a una guerra eterna.
I curdi non sono più disposti a seguire il comando degli Stati Uniti. “Jeffrey chiese al generale Mazloum Abdi, comandante dei combattenti curdi, di non intrattenere accordi col governo del Presidente Bashar al-Assad mentre l’amministrazione Trump cerca di sviluppare la sua strategia”.
“Fottiti”, disse il generale Abdi, mentre i curdi continuano a negoziare: “i capi curdo-siriani mirano ad assicurarsi un accordo politico mediato dalla Russia col governo del Presidente Bashar Assad, indipendentemente dai piani statunitensi di ritirarsi dalla regione, aveva detto a Reuters un alto funzionario curdo”. L’amministrazione curda che gestisce gran parte della Siria settentrionale presentava un piano di accordo con Assad durante i recenti incontri in Russia ed è in attesa della risposta di Mosca, secondo Badran Jia Kurd, che vi aveva partecipato. Un accordo tra curdi e governo siriano ” è inevitabile ” afferma un alto ufficiale curdo. Gli Stati Uniti si sono dimostrati ancora inaffidabili e i curdi non hanno dove andare. Alcuno dei nuovi piani e idee presentati da Bolton ha senso. È improbabile che abbiano la benedizione di Trump. Se il ritiro degli Stati Uniti si dal nord-est della Siria potrebbero essere ritardato di un mese o due, probabilmente procederà.
La settimana prima vide nuovi sviluppi nel governatorato di Idlib, in gran parte occupato dall’organizzazione di al-Qaida Hayat Tahrir al-Sham (HTS), ex-Jabhat al-Nusra. Ci sono anche molti altri gruppi controllati dai turchi. Ma la Turchia aveva recentemente trasferito molti di tali combattenti per attaccare Manbiji occupata di curdi sull’Eufrate. Quell’attacco fu fermato quando l’Esercito arabo siriano prese il controllo dell’area. Mentre i gruppi filo-turchi ad Idlib si erano indeboliti, HTS colse l’occasione per rafforzare il proprio controllo. HTS attaccava le aree ad ovest di Aleppo detenute da Nuradin al-Zinqi, già organizzazione della CIA divenuta “famosa” quando nel 2016 alcuni suoi combattenti pubblicarono il video in cui decapitavano un ragazzino di dieci anni malato, senza alcun motivo. Negli ultimi cinque giorni almeno 130 persone venivano uccise nei combattimenti ad Idlib. Zinqi fu eliminato dall’area che occupava e i suoi combattenti fuggirono nel cantone di Ifrin settentrionale, sotto il controllo dell’esercito turco. L’HTS prese il controllo delle armi pesanti di Zinqi, inclusi quattro carri armati. Ora controllava tutte le aree vicine a Turchia ed Ifrin occupata dai turchi, inviando ultimatum ad altri gruppi ad Idlib chiedendo il controllo su Maarat al-Numan e Ariha nel sud del governatorato. Poiché alcun altro gruppo può opporsi a HTS, probabilmente controllerà presto queste città, ottenendo il pieno controllo sulle autostrade M4 e M5, che possono essere utilizzate per fare soldi e come risorse nei negoziati futuri.
L’accordo di Astana tra Russia e Turchia su Idlib stabiliva che l’HTS va respinta di 15 miglia dalle aree governative e le autostrade M4 e M5 verrebbero riaperte al traffico governativo. La Turchia avrebbe dovuto implementare e garantire tali punti, ma non furono raggiunto. I soldati turchi di stanza in sei posti di osservazione nel governatorato di Idlib sono ostaggi dell’HTS. Man mano che la Turchia non mantiene le promesse, Siria e Russia hanno diritto di ignorare l’accordo, attaccare HTS e liberare Idlib. Con la Turchia che falliva su Idlib diventa probabile che si asterrà dall’invasione della Siria nord-orientale. Le sue posizioni militari in Siria sono già precarie. Perché aggiungere altro caos?

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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