L’India salva i legami coll’Iran dagli attacchi degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 2 gennaio 2019

L’India ha fatto bene a mettere in campo i tasselli di un meccanismo di pagamento per le transazioni commerciali e d’investimento coll’Iran sullo sfondo del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano (noto come Piano d’azione globale congiunto) nel maggio dell’anno scorso, seguito dall’imposizione di sanzioni all’Iran. Gli Stati Uniti avevano minacciato di azzerare il commercio petrolifero iraniano entro la fine del 2018, ma infine il pragmatismo prevalse e i principali Paesi importatori come l’India hanno ricevuto “franchigie” di sei mesi a novembre. Delhi utilizzava l’interregno per proteggere il più possibile le relazioni economiche India-Iran dai capricci politici dell’amministrazione Trump. Fino a che punto Delhi si protegge da Washington sulla strategia iraniana forse non si saprà mai, ma l’approccio globale suggerisce la tranquilla determinazione a salvaguardare gli interessi economici (e politici) indiani da danni collaterali senza, allo stesso tempo, mostrare alcuna sfida strategica agli Stati Uniti nel dominio della politica estera. La diplomazia indiana ha avuto successo finora. In generale, il governo indiano rivisitava la strategia adottata dalla leadership dell’UPA in circostanze analoghe, nelle sanzioni statunitensi contro l’Iran e, alla luce delle passate esperienze, perfezionava il meccanismo di pagamento che dispensa dall’uso del dollaro statunitense nelle transazioni economiche tra India e Iran, evitando le sanzioni statunitensi. In effetti, l’impeto è molto più sentito oggi che non dal governo UPA perché le relazioni economiche tra India e Iran cambiano un modo fenomenale e assumono importanza strategica col governo di Modi, in particolare con l’attivazione del porto di Chabahar. Probabilmente, il governo Modi mostra grinta assai maggiore del timoroso atteggiamento del precedente governo UPA nel sostenere l’autonomia strategica dell’India facendo avanzare il partenariato India-Iran nonostante le politiche ostili di Washington nei confronti dell’Iran, che hanno per natura imporre il “cambio di regime” a Teheran. È interessante notare che l’approccio indiano è anche impermeabile ai continui intrighi israeliani e sauditi contro l’Iran, sebbene il governo Modi abbia notevolmente rafforzato le relazioni dell’India con questi due Paesi mediorientali.
La politica indiana sulle relazioni coll’Iran sotto l’ombra sempre più greve delle sanzioni statunitensi si era evoluta in tre fasi attentamente misurate fino a dicembre. Inutile dire che ciò non sarebbe stato possibile senza mutua fiducia e comprensione nel rapporto caratterizzato da strette consultazioni attraverso canali diplomatici. Nella prima fase si apprese che all’inizio di novembre i due Paesi firmarono un accordo in base al quale l’India importa petrolio greggio dall’Iran usando un meccanismo di pagamento basato sulla rupia e che il 50% di tali pagamenti sarà utilizzato per l’esportazione di articoli dall’India all’Iran. Di conseguenza, la UCO Bank, di proprietà del governo indiano (che non ha esposizioni negli Stati Uniti) fu designata a gestire questo meccanismo. In una terza fase, in continuità con quanto sopra, il Ministero delle Finanze di Delhi emise un ordine a fine dicembre esentando la National Iranian Company (NIOC) che esporta il greggio in India dal pagamento di una forte “ritenuta alla fonte” alle autorità indiane. L’ordine emesso il 28 dicembre avrà effetto retroattivo dal 5 novembre, pertanto potrebbe essere rilasciato un importo di 1,5 miliardi di dollari che i raffinatori indiani avevano accumulato come pagamenti in sospeso alla NIOC. Secondo le leggi indiane, il reddito di una società straniera depositata su un conto bancario indiano è soggetto a una ritenuta alla fonte del 40% più altri prelievi, portando a un totale da parte delle autorità del 42,5%. Basti dire che la porta è aperta ora che l’Iran potrà utilizzare i fondi in rupia per una serie di spese, comprese le importazioni dall’India, le sue missioni nel Paese, investimenti diretti in progetti indiani e finanziamento degli studenti iraniani in India. Può anche investire i fondi in titoli del debito governativi indiani. L’ordine di esenzione fiscale, tuttavia, si riferisce solo al petrolio greggio. Ciò significa che non si applica ad importazioni di altri prodotti, come fertilizzanti, gas liquefatto e cera. Sembra che la portata dell’uso dei fondi garantirà un commercio bilaterale equilibrato, tradizionalmente favorevole all’Iran.
Il 31 dicembre, i due Paesi hanno annunciato che il meccanismo di transazioni bancarie era pronto. È interessante notare che l’India scavalca molti altri Paesi che parlavano di meccanismi di pagamento simili coll’Iran, aggirando le sanzioni statunitensi. L’esempio più eclatante è del tanto proposto meccanismo dell’Unione Europea, lo Special Purpose Vehicle (SPV), che non c’è ancora. Bruxelles aveva promesso di istituirlo “prima della fine del 2018 per proteggere e promuovere attività legittime (di società europee) coll’Iran”, citando il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini. Chiaramente, Delhi non aspetta spunti da altre capitali che potrebbero contenere gravi riserve sulle sanzioni statunitensi all’Iran. Allo stesso modo, la volontà di Teheran di accettare i pagamenti in rupia indiana (che non è scambiata sui mercati internazionali) testimonia il grande desiderio di sostenere una relazione vantaggiosa coll’India nonostante la pressione degli Stati Uniti su Delhi a tagliare drasticamente i legami economici coll’Iran. Tutto sommato, Delhi sembra prepararsi a un lungo viaggio. Il fatto è che politicamente è sempre più un imperativo che l’attuale leadership iraniana continui ad aderire all’accordo nucleare iraniano del 2015 senza alcuna violazione di fronte al fallimento dei capi europei nel mantenere la promessa che, in cambio, l’Iran sarà ricompensato da passi in cui l’UE mantiene e approfondisce le relazioni economiche coll’Iran, vendita continua di petrolio e gas iraniani, transazioni bancarie efficaci, l’ulteriore credito all’esportazione e sviluppo del SPV nel settore bancario finanziario, assicurativo e commerciale e così via. La realtà di fondo è che i capi europei non mantengono le promesse fatte a Teheran e l’Iran veniva lasciato a se stesso sotto la peggiore illegale pressione economica e politica di Washington. In parole povere, mentre l’Europa sostiene che l’accordo nucleare iraniano è d’importanza strategica, è riluttante ad investire nei propri interessi strategici. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif riassunse in modo appropriato il dilemma europeo nell’osservazione secondo cui non si può nuotare senza bagnarsi. Delhi potrebbe aver dimostrato che dove c’è forte volontà politica, c’è sempre una via da seguire.
Senza dubbio, l’attivazione del porto di Chabahar la settimana prima cambiava drammaticamente il calcolo strategico India-Iran. Dove le parole non bastano, uno sguardo alla mappa dimostra che la nuova via della seta indiana andrà bene. Le sue ramificazioni geopolitiche sono profonde. Ironia della sorte, Chabahar potrebbe alla fine avvicinare non solo India e Iran, ma anche gli Stati Uniti. Molto dipende dal tempo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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