Bolivia 2018: il blocco sociale rivoluzionario si rafforza

Eduardo Paz Rada, Reseau International 29 dicembre 2018

La ripresa del loro ruolo di piazza, con organizzazione, mobilitazioni, slogan per approfondire il processo di trasformazione e la decisione di sostenere Evo Morales leader e candidato alla presidenza, permetteva ai movimenti popolari boliviani nel 2018, guidati da sindacati dei minatori, organizzazioni contadine e indigene di recuperare e rafforzare le loro posizioni sociali, regionali e politiche e aprire una nuova prospettiva al Movimento per il Socialismo (MAS) per consolidare un’amministrazione antimperialista che promuova l’autonomia economica e la liberazione nazionale. La Central Obrera Boliviana (COB), che riunisce i sindacati del paese, dal 17° Congresso Nazionale tenutosi a Santa Cruz nel febbraio 2018, affermava il sostegno al governo e che il movimento operaio e contadino dovrebbe essere un attore più importante nella politica nazionale, divenendo, col Coordinamento nazionale per il cambiamento (CONALCAM), supporto fondamentale del processo politico. Nel contesto del Patto di unità, CONALCAM, costituita da movimenti sociali contadini, interculturali, indigeni, orientali e occidentali, consigli di quartiere e donne contadine, era la base del sostegno sociale e politico per sconfiggere i piani per la continuità del neoliberismo e dei suoi partiti politici, con le principali mobilitazioni, in particolare con la ribellione popolare dell’ottobre 2003 che portò all’ascesa elettorale di Evo Morales.
Nel 2018, il movimento popolare rispondeva ed invertito, in alcuni casi, i processi di ascesa, dominio ed azione politica dell’opposizione definita dai partiti conservatori e neoliberisti come l’Unità nazionale (UN) di Samuel Doria Medina e il Movemento Social Democratico (MDS) di Ruben Costas e sulla base di Citizen Platforms che riuniscono vari gruppi urbani attraverso relazioni dirette o reti virtuali.

Iniziative di ascensione e opposizione
Il MAS, con Evo Morales e Alvaro Garcia, ha ottenuto clamorose vittorie elettorali nel 2005 (54%), 2009 (64%) e 2014 (61%) e un referendum di ritiro nel 2008 col 67% di supporto. Tuttavia, dopo le elezioni dei governatori e sindaci nel 2015, ci fu un declino elettorale in diversi dipartimenti e comuni del Paese, aprendo un importante campo di azione ai partiti d’opposizione. Successivamente, ci furono segnalazioni di corruzione e cattiva amministrazione nel governo, con costose campagne dei principali media privati, internet, fondazioni e ONG collegate ai media di Stati Uniti ed Europa. Il referendum di febbraio 2016, proposto da diversi parlamentari e settori sociali ufficiali per una nuova nomina elettorale delle autorità, tra cui il Presidente e il Vicepresidente, ebbe un risultato del 51,3% contro e del 48,7% a favore, nel contesto della campagna mediatica virtuale iniziata dalla menzogna di Carlos Valverde, in contatto diretto coll’ambasciata statunitense, che sosteneva che Evo Morales avesse un figlio segreto e che la madre fosse legata al traffico di influenza e corruzione. Tale bugia fu diffusa da tutti i media generando uno scandalo pubblico nazionale e internazionale che influenzò la decisione di importanti settori degli elettori. Successivamente, lo stesso Valverde riconobbe la menzogna e la CNN , che svolse un’enorme campagna, dovette rettificare le sue notizie. Questo evento apriva le porte a rafforzamento e promozione delle piattaforme cittadine che, insieme ad altre entità professionali, come i medici, coordinati dai partiti di opposizione, analisti, come Carlos Mesa, ex-vicepresidente del neo-liberale Gonzalo Sanchez de Lozada, media e reti raggiunsero nel 2016 e 2017 ad alti livelli di coordinamento e mobilitazione per influenzare la stabilità del governo.

Recupero del Progetto nazionale popolare
Da novembre 2017, quando la Corte Costituzionale Costituzionale (TCP) stabiliva il diritto di tutti i cittadini, compresi gli attuali governatori, di eleggere ed essere eletti, ci fu molta polemica, conflitto e confronto tra settori del governo e dell’opposizione, sviluppando una lotta sulla correlazione di forze in tutte le aree: strade, piazze, media, discorsi pubblici, regioni e dibattiti su media e reti virtuali. Questa situazione favorì la riorganizzazione e il rafforzamento delle forze nazionali e popolari che mostrarono potenza e superiorità nella mobilitazione organizzata per sconfiggere gli avversari in tutte le città della Bolivia, in particolare La Paz, Cochabamba, Santa Cruz, El Alto e distretti minerari; tuttavia, nei media e su internet, i discorsi dell’opposizione furono più efficaci. Evo Morales decideva incontri regolari coi leader sindacali, contadini e popolari della CONALCAM per coordinare le azioni per difendere e promuovere il processo nazionalista ed antimperialista. Il Tribunale elettorale infine nominava le coppie elettorali per il 2019, confermando la nomina di Morales, mentre le Piattaforme dei cittadini si dispersero appoggiando vari candidati dell’opposizione o rimanendo ai margini del conflitto elettorale, sebbene i comitati civici articolati dalle oligarchie locali rimanessero belligeranti.

La disputa sulla stabilità economica
Sebbene la tensione politica e sociale fosse il segno distintivo di quest’anno, le condizioni economiche di stabilità e crescita erano ottimali sia per la crescita del PIL del 4,7% che per i progressi significativi nei processi d’industrializzazione degli idrocarburi e minerali come litio, opere infrastrutturali idrauliche, strade, scuole, ospedali, energia, miglioramento e sviluppo delle attività agricole. In ogni caso, sono ancora in corso azioni per rafforzare il controllo statale sulle miniere e il petrolio, le stesse che hanno le multinazionali come importanti beneficiari; sorvegliare e controllare gli enormi profitti delle banche; e per fermare gli attacchi dei proprietari terrieri che hanno il monopolio sulle terre più produttive e lo sfruttamento e l’esportazione della soia. In questo modo, l’economia mista sociale, produttiva e comunitaria si consoliderà rafforzando il mercato interno e il capitalismo di Stato. Infine, il trionfo dell’ultraconservatore e neoliberista Jair Bolsonaro nelle elezioni brasiliane aveva un forte impatto nella regione e in Bolivia, influenzando il declino dei processi di unità e integrazione dell’America Latina e dei Caraibi, e facendo professione con Mauricio Macri dell’Argentina per indebolire i processi antimperialisti in Venezuela, Nicaragua, Cuba e Bolivia. La speranza latinoamericana rimane presente coll’ascesa di Andrés Lopez Obrador col Movimento di Rinnovamento Nazionale (MORENA) in Messico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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