India e Cina rafforzano i legami mentre gli USA si dimostrano inaffidabili

Darius Shahtahmasebi è un analista legale e politico neozelandese, specializzato in immigrazione, rifugiati e diritto umanitario, RussiaToday 27 dicembre 2018

Cina ed India hanno avuto relazioni tese per anni e continuano a trovare contenziosi. Tuttavia, i due Paesi sono riusciti a chiudere l’anno con una nota amichevole, dimostrando che nazioni rivali possono cooperare. Insieme, Cina e India rappresentano quasi 3 miliardi di abitanti. Le decisioni prese dai leader di questi due Paesi sono quindi rilevanti per circa un terzo della popolazione mondiale. Che questi due attori regionali siano o meno sulla via della pace o della guerra è qualcosa a cui i media mainstream occidentali dovrebbero prestare attenzione. Se scandalosamente ignorata dai media aziendali, India e Cina ebbero una breve schermaglia sul confine indo-tibetano nell’agosto 2017. Le riprese video delle schermaglie mostrano i soldati che tirano calci, pugni e si lanciano pietre sul confine, il che sembra simboleggiare una potenziale escalation tra le due potenze asiatiche. Le due nazioni mantengono una controversia sui confini con centinaia di soldati a pochi metri di distanza. L’India fu anche scossa dal sostegno palese della Cina e dalla crescente partecipazione in Pakistan. L’India rimane nervosa dal corridoio economico Cina-Pakistan da 60 miliardi di dollari (CPEC), parte del progetto cinese Via della Seta. Sono inoltre emerse notizie secondo cui la Cina prese in considerazione la possibilità di stabilire basi navali in Pakistan, anche se sia Pakistan e Cina smentirono. La Cina ha una sola base militare d’oltremare, a Gibuti nel Corno d’Africa. In altre parole, l’unica base militare estera della Cina è sui nodi logistici militari della Cina nell’Oceano Indiano, fonte costante di tensione per l’India. Tuttavia, nonostante ciò, alcuna escalation apparve dopo le schermaglie di agosto. In effetti, Cina ed India presero provvedimenti per ridurre le tensioni e trovare una via per perseguire gli interessi lungi dal conflitto. Come spiegato più avanti, questi interessi contrastanti non vanno presi alla leggera.
Proprio di recente, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi visitava l’India incontrando alti funzionari indiani, tra cui la Ministra degli Esteri Sushma Swaraj. Va notato che l’India è il principale partner commerciale della Cina, con un deficit commerciale a favore della Cina di circa 63 miliardi di dollari per il 2017-2018. Complessivamente, il Presidente Xi Jinping e il Primo Ministro Narendra Modi si sono incontrati quattro volte quest’anno; e la Ministra della Difesa indiana Nirmala Sitharaman e l’omologo cinese, Wei Fenghe, si sono incontrati tre volte. Durante questi incontri, la Cina accettava alcune concessioni, come l’accordo per aumentare le importazioni di riso, zucchero, olio di colza e prodotti farmaceutici indiani. Va anche notato che Cina ed India completavano l’esercitazione militare congiunto anti-terrorismo nell’area di Chengdu, in Cina. Inoltre, vi erano alcuni suggerimenti che Cina e India iniziassero a collaborare sull’Afghanistan. Dato l’annuncio a sorpresa dell’amministrazione Trump che ritirerà migliaia di truppe dal Paese devastato dalla guerra, la partnership tra Cina e India potrebbe diventare una possibilità. Questo non vuol dire che l’India non sia diffidente sull’influenza crescente della Cina nella regione. Secondo un documento dal titolo “Dalla negazione alla punizione: il dilemma della sicurezza e i cambiamenti nella strategia militare indiana verso la Cina” di Anit Mukherjee e Yogesh Joshi, lo squilibrio di potere tra India e Cina non è più gestibile. La Cina ha rapidamente sviluppato le infrastrutture, modernizzato le forze armate e assunto una posizione più aggressiva al confine (come visto negli scontri dello scorso anno), portando l’India ad adottare alcune strategie. Il risultato è che l’India abbraccerà una postura più attiva e offensiva, al contrario di quella difensiva. All’inizio di dicembre, i media indiani riferivano che l’India prendeva provvedimenti per contrastare l'”impronta strategica” della Cina nell’Oceano Indiano. In particolare, approvava la costruzione di 56 nuove navi da guerra e 6 sottomarini per la Marina nel prossimo decennio. Secondo quanto riferito, uno dei sottomarini sarà del Project 75I, un’iniziativa da 12 miliardi di dollari per “acquisire sottomarini avanzati dotati di sistemi di propulsione indipendente dall’aria che consentano di operare senza ossigeno atmosferico, sostituendo o potenziando i sistemi diesel-elettrici”, secondo Business Insider. Tutto sommato, la strategia di Delhi è avere 200 navi e 500 velivoli nel 2050. Attualmente, la flotta indiana ha 40 navi da guerra e 220 aerei, con 32 navi da guerra già in costruzione. In ogni momento, la Cina avrebbe almeno sei o otto navi nella regione dell’Oceano Indiano. A novembre, l’India annunciava che il suo primo sottomarino lanciamissili a propulsione nucleare completava il primo pattugliamento di deterrenza. L’annuncio sembrava confermare che l’India abbia la capacità di lanciare armi nucleari da terra, aria e mare. Non è un segreto che la strategia dell’India sia contrastare la Cina nella regione. Secondo l’Ammiraglio Sunil Lanba, a capo della Marina indiana, l’India ha “una schiacciante superiorità sul Pakistan in tutti i settori navali. Nel caso della Cina, con le forze che attualmente esercita nello IOR (regione dell’Oceano Indiano), l’equilibrio di potere è nel nostro favore”. L’India partecipa anche ai negoziati per costruire una base navale alle Seychelles, sempre nell’Oceano Indiano. La Marina indiana pattuglia nelle Maldive, una nazione insulare che potrebbe diventare la scena dello scontro globale mentre Cina, India e Stati arabi del Golfo combattono per influenzarle. Lanba è del parere che il governo delle Maldive attualmente favorisca l’India rispetto alla Cina. Al contrario, l’ex-presidente delle Maldive Mohamed Nasheed ammoniva che il debito monumentale con la Cina aveva messo il Paese a rischio di “occupazione”. La Cina rimane il maggiore investitore delle Maldive. L’India, da parte sua, si è offerta di allontanare il Paese dall’influenza della Cina offrendo prestiti per contribuire a ripagare i debiti con la Cina.
A quanto pare, l’India vede la strategia cinese in Pakistan, Sri Lanka e Maldive come un “accerchiamento” dovuta alla vicinanza sull’Oceano Indiano. Perciò l’India segue il Kenya in quanto presumibile vittima della presunta strategia cinese della trappola del debito, il Kenya è un altro dei partner tradizionali e di lunga data dell’India in Africa. Secondo l’Economic Times dell’India, il Kenya potrebbe perdere il porto di Mombasa per la Cina se la Kenya Railways Corporation non dovesse ripagare la Exim Bank of China, (attualmente con 2,2 miliardi di dollari di debiti). Va ricordato che l’India era anche preoccupata che la Cina cercasse di costruire un porto militare alle Maldive. Inoltre, apparivano notizie secondo cui l’India aveva aperto un ponte stradale nello Stato nord-orientale dell’Assam, sempre coll’obiettivo di rafforzare le difese contro la Cina. Il progetto richiese quasi due decenni e 800 milioni di dollari per essere completato. Presumibilmente, il ponte consentirà alle Forze Armate indiane di dispiegare rapidamente le proprie forze nell’Arunachal Pradesh, al confine con la Cina, sopportando il peso dei carri armati da 60 tonnellate dell’India, oltre ad ospitare caccia da combattimento dell’India. L’India potrebbe avere qualche altro asso nella manica per affrontare il ruolo crescente della Cina nella regione. Secondo un rapporto dell’OCSE, le previsioni sono che la produzione globale della Cina raggiungerà il picco nel 2030. Al contrario, l’India supera la Cina per crescita economica. Secondo l’Asia Times, tra 2006 e 2016, l’India tolse dalla povertà oltre 270 milioni di persone e se tale tasso continuerà, eliminerà la povertà entro il 2030. In confronto, la Cina ha già tolto circa 700 milioni di persone dalla povertà, ma dovrà ancora affrontare la questione del rallentamento della crescita economica, rispetto al tasso di crescita economica accelerata dell’India dell’8%. In altre parole, negli anni a venire, India e Cina continueranno ad avere disaccordi monumentali fin quando continueranno a coesistere e a sopportare la stessa volontà d’influenzare la regione. Tuttavia, sembrerebbe che le due nazioni abbiano preso provvedimenti per affrontare le dispute e trovare modo di raffreddare la relazione altrimenti instabile, come la cooperazione suggerita in posti come l’Afghanistan. L’altra variabile da prendere in considerazione nell’analisi di ciò che il 2019 potrebbe avere in serbo per le relazioni sino-indiane è la guerra commerciale di Trump con la Cina, che potrebbe portare l’India ad avvantaggiarsi sulla Cina. Eppure, allo stesso tempo, l’India, proprio come il resto del mondo, comprende che gli Stati Uniti non sono il partner affidabile che molti Paesi pensavano fossero, e che non può contare su Washington per mitigare le preoccupazioni contro rivali come la Cina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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