Zjuganov: “La Cina offre al mondo un sistema giusto”

Pravda, 18 dicembre 2018 – Histoire et Societé

I risultati della Cina sono indissolubilmente legati al mantenimento del percorso di sviluppo socialista e al ruolo guida del Partito Comunista. Secondo Gennadij Andreevich, la trasformazione della Cina in potenza mondiale rende il suo modello di sviluppo socio-economico sempre più attraente per i popoli del mondo e crea i presupposti per costruire un sistema più equo di relazioni internazionali. Pubblichiamo il testo dell’intervista a Zjuganov di Xinhua News Agency dedicata al quarantesimo anniversario della riforma e apertura in Cina.

– Per quarant’anni, grazie alla politica di riforma e apertura, la Cina ha avuto un grande successo: la quota del Paese nell’economia mondiale è passata dall’1,8% al 15%. Il tasso di crescita medio annuo è stato del 9,5% rispetto al 2,9% della media mondiale, il livello di povertà nelle campagne cinesi è passato dal 97,5 al 3,1% e centinaia di milioni di persone sono uscite dalla povertà. Il contributo della Cina alla riduzione della povertà nel pianeta ha superato il 70%. Quali sono, secondo Lei, i fattori determinanti du questi successi? Qual è il ruolo del Partito Comunista Cinese nel raggiungere questi cambiamenti globali nella società cinese?
Il nostro grande vicino Cina segna una data importante. Esattamente quaranta anni fa, dal 18 al 22 dicembre 1978, si tenne il terzo plenum del Comitato centrale del PCC dell’undicesima convocazione. Avviò la politica di riforma e apertura che deciso lo sviluppo del vostro Paese per decenni, permettendo di raggiungere quei vertici che sembravano incredibili alla fine degli anni ’70. Propongo di dare una rapida occhiata al percorso della Cina nel ventesimo secolo. L’inizio del secolo fu segnato da sofferenza ed umiliazione. Un immenso Paese con una storia di diverse migliaia di anni, che diede al mondo i capolavori della cultura e dell’arte, languiva sotto il peso della dipendenza semi-coloniale. Predatori stranieri lacerarono il Paese e ne saccheggiarono le ricchezze. Ecco perché milioni di persone risposero così sperando nelle idee del grande rivoluzionario Sun Yat-sen, che disse: “Tutto quello che è sotto il cielo appartiene al popolo!” La grande rivoluzione socialista di ottobre fu la stella che guidò il popolo cinese. Il compagno Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare cinese, giustamente affermava che diede alla Cina “sostegno nella ricerca di indipendenza, libertà, prosperità e felicità” e che nella teoria scientifica del marxismo-leninismo le menti avanzate trovarono modo di risolvere i problemi del Paese. Il Partito Comunista formato nel 1921 sollevò la bandiera del socialismo e del risveglio nazionale. Sotto la sua guida, fu unificato il Paese, i nemici esteri e i loro servitori interni furono schiacciati. Nel 1949 si verificò un evento d’importanza mondiale: fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese, il popolo cinese iniziò a costruire il socialismo. Ma per diversi motivi, la Cina continuava ad affrontare serie difficoltà. La principale è che centinaia di milioni di persone erano al di sotto della soglia di povertà. La politica di riforma ed apertura risolse questo problema. In quarant’anni, 740 milioni di persone furono tolte dalla povertà, 19 milioni all’anno! Oggi, il problema dell’estrema povertà in Cina è quasi risolto. Oltre a, voglio chiarire, molti altri problemi. Il reddito annuo pro-capite è aumentato di quasi cento volte, da 343 ad oltre 30000 yuan. L’area abitativa per persona è passata da 6,7 a 33 metri quadrati. È profondamente simbolico che questo Paese, che non ha abbandonato la via dello sviluppo socialista, abbia dato un contributo decisivo alla lotta contro la povertà su scala mondiale. Questo fattore può essere definito la chiave del successo delle riforme cinesi. I meccanismi di mercato istituiti dopo il 1978 svolgono un ruolo di supporto, mentre i settori strategici sono nelle mani dello Stato. L’obiettivo principale rimane la costruzione del socialismo. Questo è qualcosa che l’autore della politica di riforma e apertura, Deng Xiaoping, non si stancò mai di ripetere. Secondo lui, l’essenza del cambiamento non risiede nel rifiuto del percorso socialista, ma nel “rinnovamento rivoluzionario del socialismo sulle sue stesse basi e nell’auto-miglioramento”. L’ultimo, il diciannovesimo, Congresso del Partito Comunista sottolineava anche la “costante importanza data alla realizzazione dei valori fondamentali del socialismo” e fissava obiettivi strategici: raggiungere completamente la modernizzazione socialista nel 2035 e creare una grande potenza socialista entro la metà del secolo. Dai paralleli storici, l’attuale stadio di sviluppo della Cina può essere paragonato alla NEP della Russia sovietica, il cui obiettivo principale fu descritto da Lenin come: “il massimo aumento delle forze produttive e miglioramento della situazione dei lavoratori e dei contadini”. Questo obiettivo fu raggiunto collegando l’industria socialista alla piccola economia contadina attraverso l’uso diffuso di relazioni di mercato e monetarie, mantenendo le leve dell’economia nazionale nelle mani del Stato. “La nuova politica economica non cambia il piano economico dello Stato unitario e non va oltre la sua struttura, ma modifica l’approccio alla sua attuazione”, disse Lenin. Posso dire con certezza che i nostri compagni cinesi hanno studiato a fondo l’esperienza della costruzione socialista nell’Unione Sovietica e hanno una buona idea dei suoi punti di forza e di debolezza. La RPC presta particolare attenzione al periodo della perestroika, che svolse un ruolo fatale per il nostro Paese. Una delle principali conclusioni riguarda il Partito Comunista e il suo posto nel sistema socio-politico. In Cina hanno capito che risolvere i problemi che affliggono il Paese e raggiungere gli obiettivi è impossibile senza una forte leadership del partito. Pertanto, credo che la decisione d’includere nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese che “il ruolo guida del Partito Comunista è la caratteristica distintiva del socialismo con caratteristiche cinesi” è profondamente riflessivo e vero. Con la preservazione del percorso dello sviluppo socialista e del ruolo guida del Partito Comunista, tutti i risultati della Cina, la sua trasformazione in potenza mondiale, sono inestricabilmente legati.

– La Cina va avanti attuando piani di sviluppo a lungo termine. Le pietre miliari principali sono la creazione di una società a reddito medio entro il 2021, l’istituzione delle basi della modernizzazione socialista entro il 2035, il completamento della modernizzazione socialista in occasione del centenario della fondazione della RPC. In che misura questi piani di sviluppo strategico a lungo termine sono realistici ed efficaci?
Il vantaggio innegabile dei leader cinesi è che non hanno abbandonato il sistema di pianificazione. Inoltre, questa pianificazione molteplice. I piani possono essere a lungo termine e durare da 10 a 20 anni o più; a medio termine, come i piani quinquennali che in Cina non sono stati abbandonati, nemmeno annuali; macroeconomici o derivati; nazionali o regionali. Questi piani costituiscono un sistema di pianificazione unificato. La gestione delle opere progettate è responsabilità del Consiglio di Stato, il supremo organo esecutivo dello Stato. La principale agenzia di pianificazione economica gli è referente: analogo al Gosplan sovietico. La pianificazione consente di allocare le risorse economiche nel modo più efficiente possibile e di determinare i compiti principali in base agli interessi del Paese e della società. Ad esempio, l’attuale tredicesimo piano quinquennale prevede di passare da una forma di ampio sviluppo economico a una di sviluppo economico intenso, sviluppando industrie rispettose dell’ambiente ed efficienti sotto il profilo energetico, dall’alta tecnologia: microelettronica, aeronautica, biotecnologia, ecc. Per il futuro della Cina, questo è estremamente importante in quanto il Paese affronta la crescente pressione degli Stati Uniti. Pechino può affrontare questa sfida solo modernizzando in profondità l’economia, diventando il leader mondiale nelle scienze, istruzione e tecnologia. Senza piani ponderati e chiari per raggiungere questo obiettivo, sarebbe molto difficile. I piani di sviluppo strategico a lungo termine sono ugualmente importanti. Ce ne sono diversi per il 2021, 100° anniversario del Partito Comunista, la Cina dovrebbe costruire una società di benessere moderata e sconfiggere completamente la povertà. Nel 2035, devono essere poste le basi della modernizzazione socialista. E prima del 100° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 2049, la Cina dovrebbe completare la fase di transizione-modernizzazione e diventare uno Stato socialista. Sono sicuro che il Partito Comunista e tutti i cinesi sono all’altezza di questi compiti. Come tutti gli altri piani economici nazionali, si basano su solide basi scientifiche e su previsioni accurate e verificate dello sviluppo delle forze produttive. Sì, ora potete sentire l’opinione di individui, principalmente rappresentanti dei Paesi occidentali, esprimere dubbi sulla possibilità di raggiungere questi obiettivi ambiziosi. Vorrei ricordare a tali scettici che la Cina moderna distrugge gli stereotipi esistenti. Chi avrebbe mai pensato, quarant’anni fa, che la RPC diventasse una potenza economica globale che si avvicinava agli Stati Uniti e sfidava l’ordine mondiale soggetto al capitale occidentale?! La Cina si sviluppa nonostante le dichiarazioni malevoli di chi prevede un “atterraggio duro” o addirittura un collasso. La migliore risposta a tale calunnia sono i risultati di Pechino. Ad esempio, la Cina completa il primo dei piani strategici a lungo termine. Nel 2012-2017, 68 milioni di persone furono tolte dalla povertà il cui livello fu ridotto dal 10,2% al 3,1%. Se si manterrà questo ritmo, la Repubblica popolare cinese eliminerà rapidamente la povertà entro il 2020, vale a dire con un anno di anticipo. E questo dimostra il realismo incondizionato di tutti gli altri obiettivi.

– Recentemente, il Presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, più volte, al forum di Boao e durante un viaggio nel Guangdong, ecc., sollevava la necessità di proseguire e approfondire la politica di riforma e apertura. Perché, dal vostro punto di vista, nelle attuali condizioni d’instabilità nel mondo, i leader cinesi confermano inequivocabilmente l’invarianza di questa politica?
L’efficienza e l’assenza di un’alternativa alla politica di riforma e apertura sono state confermate dalla vita stessa. La quota della Cina nell’economia globale oggi è del 15%, quando era solo dell’1,8% quarant’anni fa. In termini di PIL, il Paese è al secondo posto dopo gli Stati Uniti, ma se calcoliamo questo indicatore con parità di potere d’acquisto, Pechino è diventata, pochi anni fa, il leader mondiale. Le industrie high-tech crescono a un ritmo veloce in Cina oggi. Ciò è previsto dal primo piano d’azione decennale adottato nel 2015 per modernizzare l’industria manifatturiera nazionale. Questo piano si chiama “Made in China – 2025”. La sua priorità è aumentare il potenziale d’innovazione del settore manifatturiero. L’attenzione si concentra su dieci settori chiave. Questi includono l’industria informatica di nuova generazione, la produzione di macchine utensili CNC e robot avanzati, attrezzature aerospaziali e navi ad alta tecnologia, produzione di automobili che utilizzano nuove fonti di energia, nuova industria dei materiali, biofarmaceutica e attrezzature mediche ad alte prestazioni. In soli tre anni, sono stati raggiunti risultati incredibili lungo questo percorso. La quota di industrie innovative nel PIL totale ha raggiunto il 10% e, in termini di numero di domande di brevetto esaminate, la Cina si è classificata al primo posto nel mondo. Quasi ogni giorno, sentiamo parlare di un nuovo risultato scientifico e tecnologico cinese. Pechino può già costruire una propria portaerei e un proprio aereo di linea, lanciare il primo telescopio spaziale al mondo e il primo satellite quantico al mondo, divenendo il principale produttore di treni al mondo per linee ad alta velocità. Questo orientamento è particolarmente importante nel contesto dell’attuale instabilità internazionale. Dopo la distruzione dell’Unione Sovietica, il capitale occidentale credeva nella sua esclusività ed immortalità. La globalizzazione accelera e non genera un giusto riavvicinamento dei popoli ma l’egemonia delle grandi corporazioni transnazionali. Il capitale cerca di massimizzare i profitti ed è disposto a sacrificare diritti umani, ambiente e destino di interi Paesi. Ricordiamo tutti le invasioni criminali di Jugoslavia, Iraq, Libia, il disumano blocco di Cuba, Corea democratica ed Iran, i tentativi di rovesciare i governi legittimamente eletti di Siria, Venezuela e molti altri Paesi. Anche la Cina è stata dichiarata nemica di questo capitale mondiale speculativo. Negli ultimi mesi, le autorità nordamericane, in effetti, i circoli capitalisti che rappresentano, hanno introdotto diverse sanzioni contro il vostro Paese. Non nascondono il loro obiettivo: indebolire la Repubblica popolare cinese e limitare l’accesso di Pechino all’alta tecnologia. Statunitensi e loro alleati cercano di strappare alla Cina parte integrante del proprio territorio, l’isola di Taiwan, e hanno lanciato una vera e propria guerra dell’informazione. In tali circostanze, la RPC deve difendere la propria sovranità e i propri interessi. Non isolandosi, ma rafforzando i legami con altri Paesi e sviluppando relazioni reciprocamente vantaggiose con essi. Se gli Stati Uniti, guidati da Donald Trump, perseguono una politica aggressiva che ignora gli interessi di altre nazioni, la Cina deve intraprendere la strada dell’apertura e della costruzione di un ordine mondiale giusto. Ancora una volta, vanno ricordate le parole di Deng Xiaoping che osservò che la Cina “ha il suo modello” e deve “seguire la propria strada”, e d’altra parte, “che è impossibile costruire a porte chiuse: questo blocca lo sviluppo”.

– Come valuta l’esperienza e il modello di sviluppo cinese? Possiamo dire che il modello cinese, che il Presidente Xi Jinping ha definito costruzione del socialismo di stile cinese nella nuova era, è un’alternativa al progetto occidentale?
Un risultato molto importante della politica di riforma e apertura fu che effettivamente varcò i confini del Paese. La Cina moderna non è solo un membro a pieno titolo della comunità globale, ma un Paese con crescente influenza sui processi globali. Coinvolge letteralmente tutto. In qualità di leader nello sviluppo industriale, importante esportatore globale dal tasso di crescita economica doppio rispetto alla media mondiale, la Cina è il principale “motore” dell’economia globale. È estremamente importante notare che non si pone da grande potenza, non usa la forza con altri Paesi. Non esige concessioni politiche in cambio di aiuti economici, non ricatta e non minaccia. Al contrario, la Cina costruisce relazioni in modo che la cooperazione sia vantaggiosa per entrambe le parti. Ciò si manifesta chiaramente nell’attuazione della strategia One Belt – One Road. In soli cinque anni, più di 56 Paesi hanno creato 56 zone di cooperazione commerciale ed economica, creando circa 200000 nuovi posti di lavoro. Solo negli ultimi tre anni, gli investimenti cinesi nei progetti Belt and Road hanno superato i 50 miliardi di dollari. Le autorità statunitensi, e sulla loro scia i giornalisti che hanno comprato, affermano che questa assistenza dà ai partner della RPC “tre centesimi” e che solo la Cina gode dei i benefici. È difficile fare dichiarazioni così stupide. Chi, se non i popoli dei Paesi asiatici, africani e dell’America Latina, beneficia delle ferrovie e delle autostrade, linee elettriche, centrali elettriche e fabbriche costruite da Pechino?! Accusando la Cina, Stati Uniti e loro alleati non dicono nulla dei loro crimini. Perché è infatti il loro “marchio di fabbrica”: strangolare i Paesi col debito, distruggerne le industrie, risucchiarle e farne un’appendice povera, debole e dipendente dal mondo capitalista! Lo stesso vale per la sfera culturale. La cultura cinese attrae milioni di persone in ogni continente perché fornisce un’alternativa vivificante, si potrebbe persino dire benefica per la cultura occidentale, col suo culto del consumismo, della violenza e della decadenza morale. Ecco perché il numero di stranieri che studiano il cinese ha raggiunto i 120 milioni. Questa cifra è triplicata in soli otto anni! Gli Istituti Confucio sono il centro di attrazione per giovani talentuosi e motivati. Forniscono un ponte per gli scambi tra lingue e culture. Oggi, sono 548 e operano nella maggior parte dei Paesi del mondo. Compresa la Russia, dove ci sono 17 istituti e 5 classi Confucio. So che all’inizio di dicembre in Cina, la città di Chengdu tenne il 13° Incontro internazionale degli studenti di queste istituzioni. Mille e cinquanta ospiti da tutto il mondo parteciparono a questo evento indimenticabile e colorato. Durante questo forum furono premiati i vincitori del concorso “Confucius Institute and Class”. Posso dire con orgoglio che il vincitore di una delle principali competizioni ,”Creare le condizioni per lo sviluppo della lingua e della cultura cinese”, era una nostra scuola, il Gymnasium n. 2 nella città di Perm dove una classe Confucio è in corso da diversi anni. Penso che quello che ho detto basti per capire: la Cina offre una vera alternativa al progetto occidentale con la sua ingiusta globalizzazione, il suo egemonismo e il degrado dei valori morali. Le parole del compagno Xi Jinping devono essere reiterate qui: “Quando guardiamo al futuro, dobbiamo trattarci l’un l’altro con rispetto ed equità. Pensando al futuro, dobbiamo incoraggiare il dialogo e la responsabilità condivisa, cooperare per ottenere risultati reciprocamente vantaggiosi, cercare armonia senza omogeneità, trattare la natura con rispetto e amare il nostro pianeta”. Questi valori, uguaglianza, cooperazione e assistenza reciproca, hanno costituito la base di un concetto che non può che ispirare ammirazione. Si chiama “comunità di destino unico dell’umanità” e si basa su fondamenta radicalmente diverse dal moderno ordine mondiale capitalista. Una formula, un modello per questo nuovo sistema può essere il socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era, come l’idea avanzata dal compagno Xi Jinping. Offre immenso potenziale di sviluppo a tutti i popoli e Paesi che cercano di accelerare lo sviluppo e preservare l’indipendenza. Il sistema socialista, arricchito dai valori di questo o quel popolo, può e deve diventare la base ideologica ed economica della “comunità di destino unico dell’umanità”. E a tale riguardo, la Cina è la vera ammiraglia.

– Il mondo di oggi è al culmine del cambiamento globale. Il dominio di duecento anni dei Paesi occidentali chiaramente termina. Quale posto nel mondo futuro può prendere la Cina? Quali opportunità e sfide ha la Cina nel mondo che cambia? Come può la Cina rispondere a queste sfide?
L’idea che il mondo così com’è esistito negli ultimi secoli appartenga al passato è del tutto giusta. Dal sedicesimo secolo, l’umanità ha sperimentato un’espansione sempre crescente del capitale occidentale, seguito da conquiste coloniali, distruzione di alcune civiltà e subordinazione di altre alla sua influenza. In particolare, la Cina, che in precedenza era uno dei leader nello sviluppo economico globale e nell’innovazione, si trovò in posizione da semi-colonia. Le umilianti guerre dell’oppio legittimarono il dominio delle potenze occidentali. Le idee del comunismo scientifico, sviluppate da Marx ed Engels e incarnate nella Grande Rivoluzione d’Ottobre, infersero un duro colpo al sistema capitalista. Per la prima volta nella storia, le masse sfruttate presero il potere e questa notizia straordinaria ed entusiasmante si diffuse su tutto il pianeta. Ispirò i popoli a lottare per la liberazione nazionale e la giustizia sociale. Il risultato fu la formazione del sistema socialista mondiale e la liberazione di decine di Paesi dal giogo coloniale. Questi processi spaventarono e irritarono il capitale, che tentò, in primo luogo, di impedire nuove rivoluzioni socialiste e, in secondo luogo, di distruggere le fortezze esistenti del socialismo. Trent’anni fa, sembrava che la borghesia avesse vinto la battaglia. Dopo il tradimento dei vertici dell’URSS, la nostra grande patria sovietica cessò di esistere. Ci fu la vendetta nell’Europa dell’Est. Iniziarono reazione generale e neocolonialismo. L’occidente avviò una nuova serie di espansioni. Sembrava che il capitale mondiale potesse celebrare la vittoria finale. Non sorprende quindi che argomenti speculativi emersero sul tema della “fine della storia”. Ma i capi del globalismo si rallegrarono troppo presto. Le contraddizioni insite nel capitalismo l’indeboliscono e portano a crisi sempre più profonde. È sempre più difficile per le élite borghesi controllare le nazioni nel mondo. Ciò porta a manifestazioni di massa anche nelle cittadelle della civiltà occidentale. In Francia, migliaia di persone si sono opposte al sistema neoliberale, i sentimenti di sinistra sono cresciuti negli Stati Uniti. In queste condizioni, l’umanità pensa al futuro e cerca forme più eque di ordine mondiale. E la Cina ha un ruolo molto importante. In primo luogo, mostra l’esempio di un governo giusto. Se il capitale occidentale produce disuguaglianza, disoccupazione e povertà estrema e li definisce “disperatamente necessari” invitando i lavoratori a lavorare di più per i loro proprietari, la Cina si è posta l’obiettivo di eliminare tali fenomeni orrendi come vestigia del passato. Come in Unione Sovietica, la Cina cerca di trasformare l’uomo in una vera personalità e non di ridurlo ad un’appendice della macchina e consumatore che non pensa. Questo, ovviamente, non può non attrarre milioni di persone in tutto il mondo. In secondo luogo, la Cina offre un sistema molto più equo di relazioni internazionali, basato su solidarietà ed uguaglianza, non su dettato e sfruttamento dei Paesi deboli da parte dei paesi forti. Vediamo che la Cina diventa il centro di attrazione per tutti i popoli della Terra che si rifiutano di sostenere la crescente disuguaglianza e il globalismo arrogante. Ma non dubitiamo che il capitale mondiale farà tutto il possibile per evitare un simile cambiamento. Ovviamente, a questo proposito, la pressione sulla RPC aumenterà. Siamo convinti che gli industriosi cinesi risponderanno adeguatamente a tutte le sfide e continueranno a costruire il socialismo. E noi, amici della Cina, vi sosterremo con fermezza nella realizzazione di questa storica missione umanista!

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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