Bloccare Nord Stream 2: combattere la “dittatura russa” col diktat degli USA all’Europa

Tony Cartalucci, LDR 20 dicembre 2018

Raramente l’ironia e l’ipocrisia sono così profondamente combinate come quando la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti approvava la risoluzione 1035, “Opporsi al completamento di Nord Stream II“.
Bloomberg nell’articolo, “La Camera degli Stati Uniti adotta la risoluzione contro il gasdotto russo”, riferiva: “La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione in gran parte simbolica che esprime opposizione al gasdotto Nord Stream 2 da 11 miliardi di dollari di Gazprom PJSC, preoccupato che il progetto aumenti il controllo del Cremlino sulle forniture di energia in Europa”. Bloomberg segnalava anche: “Sebbene la risoluzione non sia vincolante, evidenzia la crescente opposizione del Congresso al progetto russo. L’amministrazione Trump riesamina potenziali sanzioni contro le aziende europee coinvolte. La pipeline, che invierà gas russo in Germania, ha accordi di finanziamento con Engie SA e Royal Dutch Shell Plc, tra gli altri”.
Adottando questa risoluzione, gli Stati Uniti presumono di dettare all’Europa con cui può e non può fare affari. E mentre la risoluzione “non è vincolante”, ammette: “… sostiene l’imposizione di sanzioni nei confronti di Nord Stream II ai sensi dell’articolo 232 del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (22 U.S.C. 9526). Il gasdotto Nord Stream 2 scavalca l’Ucraina attraverso cui la Russia inviava gas naturale al resto dell’Europa. La Federazione Russa, e prima ancora, l’Unione Sovietica rifornì per decenni l’Europa di gas naturale attraverso l’Ucraina. Solo quando un putsch apertamente sostenuto dagli Stati Uniti spazzò via il potere eletto dell’Ucraina nel 2014 e trasformò la politica estera ucraina in aperta ostilità nei confronti di Mosca, il flusso di gas fu messo a repentaglio, spingendo la Russia a perseguire alternative, tra cui Nord Stream 2.

Dettati degli Stati Uniti all’Europa per salvarlo da una “dittatura russa?”
Il gasdotto Nord Stream 2 della Russia non è un progetto unilaterale, include partner della Germania come Uniper SE e Wintershall, così come la compagnia olandese di infrastrutture e trasporto del gas naturale Gasunie. Il gasdotto fu anche approvato dal governo tedesco. Il media tedesco Deutsche Welle (DW), in un articolo intitolato “La Germania approva il gasdotto Nord Stream 2” riportava: “La Germania ha dato il via libera alla costruzione del controverso gasdotto Nord Stream 2 sotto il Mar Baltico, riferiva l’Agenzia marittima e idrografica federale. La decisione significa che tutti gli ostacoli legali alla costruzione di una sezione di 31 chilometri del gasdotto nella zona economica esclusiva della Germania sono stati liquidati. A gennaio, le autorità approvavano la costruzione di un segmento del gasdotto nelle acque territoriali tedesche”. In quello che è essenzialmente un accordo bilaterale tra Germania e Russia, gli Stati Uniti, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. “esprimono opposizione” e si preparano a prendere di mira le compagnie coinvolte per impedirne il completamento e l’utilizzo. È massima ironia e culmine dell’ipocrisia che gli Stati Uniti affermano nella propria risoluzione che la Russia cerca di “controllare” i mercati energetici europei mentre la stessa risoluzione della Camera degli Stati Uniti è una dimostrazione aperta del desiderio di Washington di controllare la politica energetica europea. Laddove l’Europa compra la propria energia, presumibilmente sarà affare dell’Europa, non di Washington. È improbabile che Washington risponda bene all’Europa che tenta di fare pressioni sugli Stati Uniti affinché cambino drasticamente la propria politica energetica, in particolare attraverso le sanzioni economiche.

Mezzi “diversificanti” per l’acquisto di prodotti petrolchimici anglo-statunitensi
La risoluzione statunitense menziona il Southern Gas Corridor come parte della “politica USA per sostenere la sicurezza energetica europea attraverso la diversificazione delle forniture”. Tale gasdotto collega il gas prelevato principalmente dal giacimento di Shah Deniz in Azerbaijan, di proprietà congiunta di British Petroleum e compagnia petrolifera statale dell’Azerbaigian (SOCAR), ma anche di interessi turchi e russi. Ciò che la risoluzione degli Stati Uniti non menziona, probabilmente riconoscendo quanto sarebbero trasparenti le motivazioni degli Stati Uniti se lo facesse, è l’altra opzione con cui gli USA promuovono la diversificazione energetica dell’UE. Nell’articolo del 2014 di Politico, “gli Stati Uniti spingono per la diversificazione energetica dell’UE”, questa altra opzione dovrebbe essere esplicitata. L’articolo ammetteva: “In una dichiarazione congiunta rilasciata questa mattina, Stati Uniti e UE affermavano che le parti sottolineavano l’importanza della cooperazione sulle reti intelligenti, lo stoccaggio di energia, la fusione nucleare, l’idrogeno e le celle a combustibile, l’efficienza energetica, gli idrocarburi nucleari e non convenzionali (gas di scisto)”. Nel 2018, Forbes riportava nell’articolo “Gli Stati Uniti sono ancora il re globale del gas naturale” che: “Nel 2017, gli Stati Uniti hanno prodotto 71,1 miliardi di piedi cubici al giorno (Bcf/g) di gas naturale. Questo è un aumento dell’1% rispetto alla produzione del 2016, ma non abbastanza da battere il record del 2015 di 71,6 miliardi di piedi cubi/giorno”. Forbes mise i numeri in prospettiva, riportando: “…la produzione di gas naturale per l’intero Medio Oriente era di 63,8 miliardi di piedi cubi/giorno. La Russia, al secondo posto ha visto un aumento della produzione di gas naturale dell’8,2%, a 61,5 miliardi di piedi cubi/giorno, ancora indietro rispetto agli Stati Uniti”. Ma due problemi fondamentali impediscono il predominio energetico statunitense in Europa. Innanzitutto, la Russia ha riserve di gas naturale comprovate maggiori degli Stati Uniti. Forbes ammise che il dominio statunitense sulla produzione di gas sarebbe durato solo qualche altro anno. In secondo luogo, il trasporto di gas attraverso l’Oceano Atlantico come gas naturale liquido (GNL) è più costoso che coi gasdotti esistenti che forniscono gas russo all’Europa. Queste non sono conclusioni tratte dai dirigenti di Gazprom o dal Cremlino, ma delle società statunitensi. Un rapporto del Brookings Institution del 2014 intitolato “Perché il gas naturale russo dominerà i mercati europei”, ammetteva: “Il GNL è più costoso e occorreranno molti anni prima che altre forniture competitive, ad esempio dalla regione del Caspio, entrino nel mercato. Se gli Stati Uniti non possono competere in mercati liberi ed equi, perché Washington è così fiducioso di poter ancora “sostenere la sicurezza energetica europea attraverso la diversificazione delle forniture?”

Gli Stati Uniti usano la coercizione/conflitto per compensare l’incapacità di competere
Per compensare l’incapacità statunitense di competere su mercati liberi ed equi, Washington fa ricorso a una serie di misure dubbie. Il rovesciamento violento del 2014 del governo ucraino e il conseguente regime ostile che Washington sostiene a Kiev è parte di tale equazione. Provocazioni che includono l’incidente dello Stretto di Kerch aiutano a mantenere la pressione politica su Mosca e tentano di aumentare le tensioni tra Mosca e i partner energetici europei. Portare la NATO ai confini della Russia attraverso tali provocazioni aiuta a produrre e mantenere ampie tensioni ed instabilità tra i legami russo-europei. Passare risoluzioni che si oppongono ai gasdotti russi e minacciare sanzioni economiche contro le società di presunti Stati “alleati” è un’altra misura. La campagna di disinformazione “Russiagate”, dura ormai da 2 anni, che denigra la Russia è un’altra. Articoli ed editoriali sui media occidentali spacciano la narrativa del “Russiagate” e la conseguente russofobia per giustificare l’aggressione degli USA della sovranità europea dettando alle nazioni europee con chi può e non può fare affari. Nell’articolo del settembre 2018, Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL), finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, “Gasdotto dall’inferno? Nord Stream 2 e perchè è così pericoloso” è uno di tali esempi. L’articolo afferma: “Nord Stream 2 fu aspramente criticato da diversi Paesi, nell’UE e all’esterno. Gli oppositori del progetto temono che il gasdotto aumenterà la sostanziale dipendenza del blocco dal gas russo e sosterrà che è contrario alle sanzioni internazionali imposte alla Russia dopo l’annessione della penisola della Crimea”. L’articolo ammette infine che le nazioni “criticano aspramente” Nord Stream 2 “sia nell’UE che all’estero”, sono in realtà Stati Uniti e i loro fantocci Polonia, Stati baltici ed ovviamente Ucraina. L’articolo ammetteva: “Germania, Italia ed altri sembrano ancora felici di stringere accordi col monopolio russo del gas Gazprom, ma i Paesi dell’ex-blocco orientale, come la Polonia, sono particolarmente diffidenti nei confronti della crescente influenza di Mosca”. Ammetteva anche: “Lettonia e d Estonia fanno eco alle preoccupazioni polacche e lituane. Tutti e tre i Paesi baltici e la Polonia hanno firmato una lettera congiunta che definisce Nord Stream 2 “strumento della politica statale russa”, che “dovrebbe essere visto nel contesto più ampio delle odierna guerre d’informazione e cyber-ostilità dell’aggressione militare russa”. Mentre l’articolo, e altri simili, suggeriscono che Nord Stream 2 è uno “strumento della politica statale russa” e rappresenta una minaccia per l’indipendenza dell’Europa, l’opposizione statunitense a gasdotto e forniture energetiche russe all’Europa in generale si sono manifestate nella forma di ingerenza politica, coercizione economica e persino colpi di Stato e conflitti in Ucraina dal 2014 in poi. Infine, se “Germania, Italia ed altri sono felici di fare affari” con la Russia, perché gli Stati Uniti, autoproclamatisi arbitri della libertà e della democrazia globali, presumono di avere voce in capitolo? In che modo i profondi legami economici tra Europa e Russia pongono un problema alla pace regionale o globale quando l’alternativa, come dimostrano chiaramente gli Stati Uniti, non è solo il crescente scontro politico, economico e persino militare con la Russia, ma anche la coercizione economica e la minaccia ai propri alleati europei? Poco si aggiunge alla narrativa statunitense sul Nord Stream 2. Ciò che è chiaro con l’osservazione oggettiva è il desiderio di Washington di eliminare a tutti i costi un concorrente, e non attraverso una concorrenza effettiva, ma con coercizione e minacce di conflitti sempre più pericolosi, in particolare perché non può competere economicamente. Dato che gli Stati Uniti non possono certo competere economicamente, il successo o fallimento dipenderà interamente dalla capacità di usare l’ampio arsenale di armi del “soft power”, coercizione, sovversione, sanzioni e conflitto per procura. Quanto faranno gli Stati Uniti per garantirsi il successo è una questione che solo il tempo potrà dire.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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