Gli Stati Uniti lasciano amarezza in Siria

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 21 dicembre 2018

Il 17 dicembre, Ankara veniva informata della decisione del presidente Trump sul ritiro delle truppe dalla Siria. Durante la conversazione telefonica tra lui e il presidente Recep Erdogan il 14 dicembre, Trump chiese esplicitamente ricevendo risposta positiva dal capo turco che la Turchia avrebbe la capacità di eliminare i resti dello SIIL nel tratto siriano ad est del Eufrate in caso di ritiro degli Stati Uniti dalla Siria. Secondo Erdogan, “ribadiva” l’impegno della Turchia a combattere lo SIIL. Ankara probabilmente condivise queste informazioni con Mosca e Teheran. I tre ministri degli esteri si erano incontrati a Ginevra il 19 dicembre per una trilaterale da garanti del formato di Astana sulla Siria. La dichiarazione congiunta emessa dopo la riunione, quindi, può essere considerata indicativa della volontà della Turchia di fare prevalere il formato trilaterale con Russia e Iran sulla Siria. Di certo, la Turchia avrà problemi coll’amministrazione Trump nei prossimi giorni e settimane. Come aveva detto un commentatore, “Ad esempio, gli Stati Uniti raccoglieranno le armi fornite alle YPG? Quali misure prenderanno per impedire il caos nella regione dopo il ritiro? Tutto ciò richiede più colloqui militari e politici tra Turchia e Stati Uniti. La Turchia continuerà a seguire con cautela la situazione in Siria”. Tuttavia, alti funzionari turchi chiarivano che le previste operazioni militari contro i curdi siriani continueranno. Il ministro della Difesa Hulusi Akar veniva citato dall’agenzia Anadolu dire: “Ora abbiamo Manbij e l’est dell’Eufrate davanti a noi. Lavoriamo intensamente su ciò. In questo momento si dice che alcuni fossati, tunnel siano stati scavati a Manbij e ad est dell’Eufrate. Loro (i curdi) possono scavarlo se vogliono, possono andare sottoterra se vogliono, quando arriverà il momento saranno sepolti nei fossati che hanno scavato. Nessuno dovrebbe dubitarne”. Erdogan aveva poi detto al Presidente iraniano Hassan Rouhani che Ankara spera di collaborare di più con Teheran per porre fine ai combattimenti in Siria. Erdogan aveva detto nella conferenza stampa congiunta con Rouhani: “Ci sono molti passi che Turchia e Iran possono prendere insieme per fermare i combattimenti nella regione e stabilire la pace. L’integrità territoriale della Siria va rispettata da tutti. Entrambi i Paesi hanno la stessa opinione su questo”. Significativamente, Erdogan espresso il sostegno della Turchia all’Iran (“nazione fraterna”) contro le sanzioni statunitensi. Tuttavia, Ankara deve ancora rilasciare una dichiarazione ufficiale sul piano del ritiro di Trump. Tutti e tre i Paesi, Turchia, Russia e Iran, sembrano scettici sulla capacità di Trump di far rispettare la decisione superando le resistenze del Pentagono. Da tale prospettiva, le dimissioni del segretario alla Difesa James Mattis il 20 dicembre verranno confermate dal fatto che Trump impone la propria volontà politica, esercitando la prerogativa presidenziale sulle decisioni in politica estera e insistendo sulla sua suprema autorità di comandante in capo per decidere su questioni di guerra che coinvolgono le forze armate statunitensi.
A differenza di Turchia ed Iran, la Russia espresse opinioni sui piani del ritiro di Trump. Il Presidente Vladimir Putin dichiarava alla conferenza stampa a Mosca del 20 dicembre: “Per quanto riguarda la sconfitta dello SIIL, nel complesso sono d’accordo col presidente degli Stati Uniti. Ho già detto che abbiamo compiuto progressi significativi nella lotta al terrorismo… Esiste il rischio che questi e simili gruppi migrino verso regioni limitrofe… Sappiamo di comprendere pienamente il rischio. Donald ha ragione su questo, e sono d’accordo con lui. Sul ritiro delle truppe statunitensi, non so di cosa si tratti. Gli Stati Uniti sono presenti per esempio in Afghanistan da quanto tempo? Diciassette anni e ogni anno parlano di ritirare le truppe. Ma sono ancora lì. Questo è il mio secondo punto. Terzo… L’attuale questione all’ordine del giorno è la creazione di un comitato costituzionale… Abbiamo presentato la lista alle Nazioni Unite… Forse non entro la fine di quest’anno, ma all’inizio del prossimo, la lista sarà concordata aprendo la prossima tappa della sistemazione, un accordo politico. C’è bisogno della presenza di truppe statunitensi? Non penso. Tuttavia, non dimentichiamo che la loro presenza… è illegittima… Il contingente militare può essere presente solo con una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite o su invito del legittimo governo siriano…. Quindi, se decidono di ritirare le loro truppe, è una decisione giusta”. Nel complesso, Putin elogiava la decisione di Trump, pur mantenendo le dita incrociate sull’attenzione che passando al processo politico si acceleri. Putin non usava mezzi termini per chiamare l’intervento USA in Siria violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Anche il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, che in un’intervista televisiva affermava: “La presenza statunitense su suolo siriano non porta a raggiungere l’obiettivo di una soluzione politica e diplomatica” (TASS (http://tass.com/world/1037269)).
Né Russia, né Turchia e Iran si aspettano un atteggiamento cooperativo dagli statunitensi a breve termine sulla Siria. Gli Stati Uniti hanno un cuore di pietra sulla ricostruzione della Siria, sebbene abbiano causato immense distruzioni nel Paese durante la loro occupazione. L’esercito statunitense lascerà dietro di sé una scia di amarezza in Siria. Gli altri tre protagonisti hanno capito perfettamente che i capi del Pentagono combattono una guerra geopolitica segreta tra loro. “Buona liberazione”m questo deve essere il ritornello ad Ankara, Mosca e Teheran.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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