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Le tensioni crescono nelle relazioni Russia-Israele

PressTV 19 dicembre 2018

Nuove tensioni sono scoppiate nei legami tra Mosca e Tel Aviv, già intrappolate dall’abbattimento di un aereo russo in Siria, questa volta sulla questione della Palestina e del conflitto in Ucraina. Recentemente, il movimento di resistenza palestinese di Gaza Hamas aveva dichiarato che il suo capo politico Ismail Haniyah si recherà a Mosca a fine dicembre su invito ufficiale del Ministero degli Esteri russo. Durante la visita, Haniyah discuterà delle relazioni bilaterali e degli sviluppi politici in Palestina con la leadership russa, aggiungeva Hamas. Anche il Ministro degli Esteri dell’Autorità Palestinese Riad Maliqi era stato invitato a Mosca, ma non è ancora chiaro se sarà assieme ad Haniyah. L’invito ad Haniyah faceva infuriare il regime di Tel Aviv, col canale 10 che riferiva che l’ambasciatore israeliano a Mosca Gary Koren aveva inviato una severa protesta ai funzionari russi. Separatamente, alti funzionari israeliani confermavano che la protesta era stata trasmessa all’ambasciata russa nei territori occupati. I funzionari russi, tuttavia, respingevano l’accusa sostenendo che Israele stesso ha colloqui con Hamas, anche se indirettamente. Secondo Canale 10, durante una conversazione col Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, Koren dichiarava che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu voleva incontrare il Presidente Vladimir Putin. In risposta, Lavrov annuiva senza fare commenti. In un incontro col capo dell’agenzia ebraica Isaac Herzog, il principale diplomatico russo osservava che l’invito di Mosca a Haniyah rientra negli sforzi per impedire l’escalation nella Striscia di Gaza. La Russia aveva già ospitato diversi colloqui volti a riconciliare Hamas e Fatah.

Israele appoggia la mossa anti-russa alle Nazioni Unite
Con mossa insolita, Israele votava a favore di una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che esprimeva “grave preoccupazione per la progressiva militarizzazione della Crimea” ed esortava Mosca a “porre fine all’occupazione temporanea del territorio dell’Ucraina”. La risoluzione veniva approvata con un voto di 66-19, con 72 astensioni. Il voto avveniva meno di due settimane dopo che la Russia votava contro una risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU redatta dagli Stati Uniti per condannare Hamas. La mozione non raccolse la maggioranza dei due terzi necessaria per passare. La Crimea votò per la riunificazione con la Russia nel 2014, dopo profondi cambiamenti politici a Kiev, dove un movimento filo-occidentale organizzò per settimane proteste di piazza portando alla caduta del governo pro-Russia. Il popolo di Crimea, penisola del Mar Nero popolata principalmente da russi, si rifiutò di approvare la nuova amministrazione a Kiev e decise di separarsi dall’Ucraina e ricongiungersi alla Federazione Russa col referendum del 2014. Occidente e Kiev vedono la riunificazione come annessione da parte della Russia. Mosca, tuttavia, respinge con decisione l’accusa. I legami tra Mosca e Tel Aviv sono tesi da quando la Russia consegnava il sistema di difesa missilistica S-300 alla Siria dopo l’abbattimento a settembre di un aereo russo durante un raid israeliano. La Russia incolpò Israele dell’incidente che ucciso i 15 membri dell’equipaggio russo. Il Ministero della Difesa dichiarò che gli aviogetti israeliani usarono l’aereo russo come copertura per attaccare la Siria. Anche Israele è scontento della cooperazione della Russia coll’Iran nella lotta ai terroristi taqfiri in Siria. Tel Aviv più volte chiese a Mosca che l’Iran ritirasse i consiglieri militari dalle regioni vicine alla parte occupata della Siria. La Russia, tuttavia, elogia il ruolo cruciale dell’Iran nel controterrorismo in Siria, affermando che la presenza di Teheran nel Paese devastato dalla guerra, come quella di Mosca, è legale secondo il diritto internazionale e quindi non può essere cacciata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio



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