Confine israelo-libanese: operazione “Scudo del Nord” e il silenzio di Hasan Nasrallah

Sayad Hasan, 18 dicembre 2018

L’operazione “Scudo del Nord” fu lanciata in pompa magna dall’occupante israeliano il 4 dicembre, presumibilmente volta a “scoprire e neutralizzare i tunnel d’attacco transfrontalieri che Hezbollah ha scavato dal Libano in Israele”. In effetti, la Resistenza libanese ha ripetutamente promesso di non essere più sulla difensiva in caso di aggressione o guerra, portando i combattimenti nella Palestina occupata, persino per liberarla. I portavoce del governo israeliano si congratularono apertamente con ciò che spacciavano come sconfitta del temuto piano di Hasan Nasrallah. La propaganda israeliana e i suoi docili registratori occidentali presentavano l’operazione come grande offensiva militare che avrebbe colpito il Partito di Dio. Persino i titoli di un giornale apparentemente pro-palestinese come L’Humanité parlavano di “incursione israeliana in Libano”, come se l’entità sionista fosse entrata nel territorio libanese (o stesse per farlo), da terra o sottoterra. Un discorso del Segretario Generale di Hezbollah fu annunciato lo stesso giorno dai media israeliani e occidentali, che avrebbero teso a confermare l’importanza dell’operazione israeliana. E di fronte al silenzio di Hezbollah, fu detto che era dovuto allo shock in cui la Resistenza libanese sarebbe caduta dopo tale operazione a sorpresa che ne avrebbe rovinato i piani più segreti. Ma cos’è successo veramente?
Innanzitutto, è ridicolo equiparare i lavori di perforazione e scavo nella Palestina occupata con un’offensiva, addirittura un’ operazione militare, e non all’invasione di territorio libanese. Ampi lavori di costruzione, sterro e fortificazioni al confine settentrionale di Israele sono condotti dall’IDF dal 2015, coll’obiettivo di creare una linea Maginot contro Hezbollah (per sottolinearne il carattere anacronistico, al-Manar la soprannominava Muro dell’Illusione). Se i media israeliani e occidentali si sono astenuti da qualsiasi spiegazione sull’argomento, è perché tali opere non favoriscono la propaganda d’Israele, sottolineandone al contrario la debolezza: l’entità sionista è davvero alle strette adottando una postura difensiva per la prima volta nella sua esistenza. Ma Hezbollah chiaramente osservava questo sconvolgimento, in particolare organizzando un tour per i media nell’aprile 2017 illustrando le misure israeliane al mondo. La promessa del 16 febbraio 2011, in cui Hasan Nasrallah annunciò ai combattenti d’essere pronti a ricevere un giorno l’ordine di liberare la Galilea, fu davvero presa molto sul serio da Israele. Tanto più che in Siria, Hezbollah acquisiva e dimostrava capacità offensive liberando vaste aree di territorio dalla presenza dello SIIL, prendendo parte a battaglie che, per natura, estensione e schieramento di soldati e mezzi, non erano più guerriglia. Le capacità offensive di Hezbollah non si sono mai basate sui tunnel, come evidenziato dalla cattura di soldati israeliani nel luglio 2006, e ora sono più simili ad operazioni convenzionali, come notato da Hasan Nasrallah in un’intervista del 19 agosto 2016: “Quando Hezbollah interviene nella guerra in Siria, e combatte come grande formazione con armamenti molto diversi, o come parte di una grande formazione dai vari armamenti, e partecipa a grandi operazioni offensive molto estese, respingendo i terroristi dello SIIL, che sono combattenti soprattutto stranieri impegnati e pronti a morire, e quando li espelle da vaste aree geografiche, significa che Hezbollah ha guadagnato un’esperienza offensiva, vasta esperienza nella liberazione di territori attraverso operazioni militari continue e dirette, e non attraverso la guerriglia. Ed Hezbollah ha aveva tale esperienza prima della guerra in Siria. Qui Israele si è spaventato ed è terrorizzato. Perché ciò che fa Hezbollah in Siria, se venisse lanciata una guerra, lo farà in Galilea… Se Hezbollah è uscito dalla guerra di luglio 2006 come potenza regionale, emergerà da questa guerra in Siria da vera potenza militare che rappresenta una forza di liberazione del territorio, non solo con la guerriglia, ma anche con una guerra molto più simile alle guerre classiche tra eserciti nazionali. Hezbollah non è Hamas, e credere che le loro strategie e tattiche siano le stesse mentre abilità ed esperienze sono incommensurabili è un’illusione e una burla a cui, naturalmente, Hasan Nasrallah non si degnava rispondere.
Perché tale show veniva lanciato adesso? Netanyahu, che è al contempo primo ministro e ministro della difesa provvisorio, ministro degli esteri e ministro della sanità, è più screditato che mai in Israele, a causa del fallimento militare contro Gaza, per cui il suo ministro della Difesa Avigdor Lieberman si dimise, ma senza riuscire a provocare una caduta del governo, e delle innumerevoli pendenze giudiziarie che portavano la polizia israeliana a chiedere, all’inizio di dicembre, l’incriminazione assieme alla moglie nell’ennesimo caso di corruzione. L’opposizione israeliana, fin dai primi giorni, poté esprimere apertamente dubbi sulla reale portata dell’operazione “Scudo del Nord”, come Tzipi Livni che denunciava la drammatizzazione eccessiva di tale operazione: “Non siamo nella situazione in cui i nostri soldati sono dietro le linee nemiche. Si tratta semplicemente di attività di genieri nel territorio sovrano dello Stato di Israele. Netanyahu esagerava le proporzioni di tale evento oltre ogni ragionevolezza, trasformando le attività dei genieri della difesa in una spettacolare operazione militare. Ci sono due possibili spiegazioni: o il primo ministro è nel panico o vuole seminarlo per giustificare le proprie azioni, ritardando le elezioni o abbandonando gli abitanti del sud di Israele ai razzi di Gaza”. Ma non dobbiamo affidarci ai media occidentali per avere questi dati facilmente accessibili. Per loro, solo la propaganda ufficiale israeliana è autentica. Peggio che mai, Netanyahu vuole presentarsi da uomo forte contro Hezbollah, ma l’operazione lanciata contro i presunti tunnel sono solo una manovra approssimativa per distogliere l’attenzione di stampa ed opinione pubblica d’Israele, rivelandone solo l’impotenza verso il Partito di Dio. Hezbollah è ben consapevole che Netanyahu non avrà mai il coraggio di lanciare un’aggressione al Libano, e che di fronte a Hezbollah, Israele non ha altro mezzo che ricorrere alle sanzioni economiche di Washington ed appelli alle istituzioni internazionali, le stesse istituzioni che Tel Aviv calpesta da decenni, per condannare le presunte violazioni della sovranità israeliana da parte di Hezbollah, mentre Israele continua a violare quotidianamente lo spazio aereo libanese ed agirvi contro.
Di fronte a tale infantilismo, l’esercito israeliano ha più probabilità di trovare Taupicker e altri Pokémon sotterranei che tunnel operativi di Hezbollah, Hasan Nasrallah è stato attento a non portare acqua al mulino supponente di Netanyahu: qualsiasi discorso da parte sua avrebbe aggiunto credibilità a tale mistificazione, e dato altro grano da macinare nel clamore su tale pseudo-operazione. I media di Hezbollah e libanesi risposero ridicolizzando ampiamente l’operazione, deridendo Israele sui social media e facendo pic-nic con le famiglia al confine per schernire i soldati israeliani sul piede di guerra. Una clip intitolata “Siamo ad Haifa”, sottotitolata in ebraico, veniva diffusa da un artista libanese, parodia di una famosa canzone ebraica che celebra la Dichiarazione Balfour. I combattenti di Hezbollah possono essere visti raggiungere Haifa via tunnel e spiare Netanyahu a casa sua. Da parte sua, i media di Hezbollah, pubblicando una foto dei soldati israeliani presa dal territorio israeliano, dimostravano che anche quando il nemico è in allerta, il suo territorio rimane facilmente accessibile. Inoltre, è certo che i combattenti di Hezbollah abbiano rubato due mitragliatrici FN MAG da sotto il naso dei soldati israeliani (i media israeliani l’hanno ampiamente denunciato), armi che sicuramente riappariranno nel momento più opportuno per umiliare il Esercito israeliano e il suo governo. E il 12 dicembre, Hezbollah pubblicava un video sottotitolato in ebraico che ricorda la realtà della situazione: è Israele che teme Hezbollah e prende tutte le misure per difendersi da esso, non viceversa.
È improbabile che lo scontro tra Israele e Hezbollah diventi uno scontro diretto nel prossimo futuro. Ma la guerra psicologica continua a imperversare e i battaglioni elettronici di Hasan Nasrallah dimostrano giorno dopo giorno la propria superiorità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

 



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