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Il Canada la pagherà cara per il banditismo statunitense contro la Cina

Trudeau avrebbe dovuto sapere del complotto per rapire la CFO di Huawei, avendo firmato personalmente.
Finian Cunningham, SCF, 16 dicembre 2018

Dovete chiedervi dell’esperienza politica del primo ministro canadese Justin Trudeau e del suo governo. Il furioso abbandono della Cina arrestando un alto dirigente delle telecomunicazioni causerà gravi danni agli interessi nazionali canadesi. Il comportamento di Trudeau su richiesta statunitense già rimbalza molto male sull’economia e l’immagine internazionale del Canada. L’arresto in Canada, a nome di Washington, di Meng Wanzhou, chief financial officer del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei, sembra un palese caso in cui gli statunitensi agiscono politicamente e per vendicarsi. Se si comportano come banditi, i canadesi sono i loro cani. Wanzhou fu arrestata il 1° dicembre dalla polizia federale canadese mentre s’imbarcava su un aereo di linea a Vancouver. Secondo quanto riferito, fu ammanettata e portata via in modo umiliante scioccando governo,media e pubblico cinesi. Dopo, l’esecutivo fu rilasciato su una cauzione di 7,4 milioni di dollari, in attesa di ulteriori procedimenti giudiziari. Viene effettivamente tenuta agli arresti domiciliari in Canada con la caviglia elettronica. Per aggiungere la beffa al danno, non è nemmeno chiaro per quale motivo Wanzhou sia perseguita. Le autorità statunitensi dichiaravano che sia colpevole di aver violato le sanzioni nordamericane contro l’Iran conducendo affari con Teheran. Si presume che i canadesi abbiano arrestato Wanzhou su richiesta degli statunitensi. Ma finora il mandato di estradizione degli Stati Uniti non è stato depositato. Questo potrebbe richiedere mesi. Nel frattempo, la donna d’affari cinese vivrà sotto coprifuoco senza libertà. L’esperto legale canadese Christopher Black afferma che non vi è alcun motivo giuridico per la detenzione di Wanzhou. La questione delle sanzioni statunitensi contro l’Iran è irrilevante e non ha alcun fondamento nel diritto internazionale. Sono semplicemente gli statunitensi che applicano le loro discutibili leggi nazionali a terzi. Black sostiene che il Canada non ha quindi alcun obbligo d’imporle sul suo territorio, specialmente considerando che Ottawa e Pechino hanno relazioni diplomatiche. In ogni caso, la vera questione è che gli statunitensi usano meccanismi legali per intimidire e colpire i rivali commerciali. Per mesi, Washington ha chiarito che prende di mira i rivali delle telecomunicazioni cinesi come concorrenti in un settore strategico. Le affermazioni degli Stati Uniti sulla Cina che usa le telecomunicazioni per “spiare” e “infiltrare” la sicurezza nazionale statunitense sono falsa propaganda per minare i rivali commerciali con mezzi osceni. Sembra anche chiaro dagli aspri commenti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che “interverrebbe personalmente” nel caso Meng “se contribuisse a negoziare con la Cina”, che l’esecutivo di Huawei è usata come pedina. Era l’ammissione di Trump che gli statunitensi in realtà non hanno una causa legale contro di lei.
La ministra degli Esteri canadese Chrystia Freeland cercava di limitare i danno dai commenti di Trump dicendo che il caso non va “politicizzato” e che i procedimenti giudiziari non dovrebbero essere manomessi. Quanto è ironica? L’intera faccenda è stata politicizzata fin dall’inizio. L’arresto di Meng, o come Christopher Black lo chiama “sequestro di ostaggi”, è guidato dall’agenda di Washington per molestare la Cina per ragioni commerciali, con un pretesto legale che si riferisce alle sanzioni iraniane. Quando Trump rivelò la cinica convenienza di”aiutare a liberare Wanzhou”, i canadesi capirono che erano stati incastrati anche come zimbelli del banditismo statunitense. Ecco perché Freeland fu obbligata ad adottare rapidamente una pretenziosa pretesa di probità legale. Il premier canadese Justin Trudeau affermava di non sapere della richiesta statunitense di detenzione di Wanzhou. Trudeau mente. Per tale violazione così grave nei confronti di un alto dirigente cinese, Ottawa deve essere stata pienamente informata dagli statunitensi. Christopher Black, l’esperto legale, ritiene che Trudeau avrebbe dovuto sapere dell’incombente sequestro di Wanzhou e inoltre aveva firmato personalmente. Ciò che Trudeau e il suo governo intendevano evitare in tale sordido ruolo nel teppismo statunitense è tutt’altro che chiaro. Forse, dopo essere stato definito da Trump “debole e disonesto” al summit del G7 a giugno, Trudeau decise che era meglio rotolarsi da buon cucciolo degli statunitensi nella loro azione sporca contro la Cina. Ma è già emerso che il Canada pagherà davvero salato per un servizio così discutibile per conto di Washington. Pechino avvertiva rappresaglie contro Washington e Ottawa. Ed è Ottawa la più vulnerabile a gravi ripercussioni. Questa settimana due cittadini canadesi, uno ex-diplomatico, venivano detenuti in Cina coll’accusa di spionaggio. Gli analisti commerciali canadesi avvertono che Pechino può infliggere severe sanzioni economiche a Ottawa. Un pubblico cinese incensato a boicottare esportazioni ed investimenti canadesi in Cina ora rischiano di essere bloccati da Pechino. Un accordo di libero scambio proposto in corso di negoziato tra Ottawa e Pechino ora sembra finito. E se il governo di Trudeau si schianta contro la pesante pressione economica esercitata da Pechino per poi attenersi alla richiesta della Cina di liberare immediatamente Meng Wanzhou, Ottawa sembrerà un patetico leccapiedi senza scrupoli di Washington. La reputazione del Canada di Stato liberale e indipendente sarà distrutta. Anche allora è improbabile che i cinesi dimentichino il tradimento di Trudeau. Con grave ironia, c’è la dimensione personale criminogena in tale saga sconveniente.
Negli anni ’70, quando la madre di Trudeau, Margaret, trentenne scalatrice cociale che divorziava dal’allora primo ministro Pierre Trudeau, fu spesso pettegolezzo nei locali notturni. Il chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards afferma nella sua autobiografia che Margaret Trudeau era una groupie della band che aveva a che fare con Mick Jagger e Ronnie Wood. Le sue scappatelle e lo stile di vita promiscuo vergognarono molti canadesi. La povera Margaret Trudeau in seguito divorziò, cadde in disgrazia, andò in bancarotta e si guadagnò da vivere scribacchiando racconti. Justin, il figlio maggiore, scopre che essere una groupie del banditismo di Washington comporta discredito anche a lui e al suo Paese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

2 Risposte a “Il Canada la pagherà cara per il banditismo statunitense contro la Cina”

  1. Paesi come il Canada e l’Australia sono i lacchè degli anglosionisti. Mentre l’Inghilterra attua una politica, sempre di lecchinaggio degli Usa, ma in modo attivo, proponendosi talvolta in modo piu realista del Re, i Paesi anglofoni su citati sono i parvenu politicamente parlando degli Usa. Cercano quindi di ritagliarsi, obbedendo in modo acritico e irresponsabile, un ruolo nel complesso mondo mafioso occidentale. Purtroppo anche l’Italia con questo nuovo governo pare scivolare sempre più verso una china pericolosa di sudditanza nei confronti degli Usa.

  2. Il governo italiano è atlantista e sionista per nascita. Ai padroni piace crearsi le opposizioni da soli. cosicché possano controllarle

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