La Via della Seta risorge alla gloria passata

George Atsalakis, Global Times, 13/12/2018

Da est a ovest, la Via della Seta risorge attraversando Paesi tra Cina e Mediterraneo. Queste terre sono sempre state di fondamentale importanza nella storia globale, in un modo o nell’altro, collegando est e ovest, fungendo da melting pot in cui idee, costumi e lingue si avvinarono dall’antichità ai giorni nostri. Ci sono ovvi motivi per cui accade. Più importante sono le risorse naturali delle regioni lungo le rotte: dei Paesi del Golfo, dell’ex-Unione Sovietica, ecc. Le comprovate riserve di petrolio solo nel Mar Caspio sono quasi il doppio di quelle degli Stati Uniti. Poi c’è il bacino del Donbas sulla frontiera orientale dell’Ucraina con la Russia, a lungo nota per i giacimenti di carbone che si stima abbiano riserve estraibili per circa 10 miliardi di tonnellate. Anche questa è un’area di crescente importanza a causa della ricchezza mineraria. Le recenti valutazioni geologiche del Servizio geologico statunitense hanno suggerito la presenza di 1,4 miliardi di barili di petrolio e 2,4 miliardi di piedi cubici di gas naturale, nonché un considerevole volume stimato di gas naturale liquido. Accanto a ciò vi sono le forniture di gas naturale del Turkmenistan. Con non meno di 700 trilioni di metri cubi di gas naturale stimato sotto terra, il Paese controlla la quarta riserva del mondo. E poi vi sono le miniere dell’Uzbekistan e del Kirghizistan, il berillio, il disprosio e altre terre rare in Kazakistan vitali per la produzione di cellulari, computer portatili e batterie ricaricabili, così come uranio essenziale per l’energia nucleare e le testate nucleari. Anche la terra stessa è ricca e preziosa. Le terre nere dell’Ucraina, settimo produttore di grano al mondo, è così fertile che quasi un miliardo di dollari viene recuperato e venduto ogni anno. Nuove connessioni attraversano la spina dorsale dell’Asia, collegando questa regione a nord, sud, est e ovest, prendendo molti percorsi e forme diverse, proprio come fece per millenni.
I collegamenti e gli oleodotti sono aumentati notevolmente negli ultimi tre decenni. Treni lunghi mezzo miglio collegano la Cina alla Germania trasportando milioni di computer portatili, scarpe, vestiti, ecc. In una direzione, ed elettronica, parti di automobili e attrezzature mediche nell’altra, in un viaggio via terra che dura 16 giorni, notevolmente più veloce delle rotte marittime. Si sviluppano linee ferroviarie che attraverseranno Iran, Turchia, Balcani Siberia fino a Mosca, Berlino e Parigi e verranno costruite nuove rotte che collegheranno Pechino col Pakistan e il Kazakistan coll’India. Numerosi nuovi voli portano uomini d’affari e turisti dalla Cina in Kazakistan, Azerbaigian, Turchia, Russia, Iran, Golfo Persico, India ed Europa. Ci sono oleodotti e gasdotti che portano energia ai consumatori in Europa, India, Cina e oltre. I gasdotti esistenti e recentemente proposti collegano l’Europa alle riserve di petrolio e di gas nel centro del mondo, aumentando l’importanza politica economica e strategica non solo delle esportazioni, ma anche di quei territori attraverso cui s’intersecano le rotte. Le città sbocciano con nuovi aeroporti, resort turistici, hotel di lusso e edifici storici che spuntano in Paesi che si ritrovano con enormi somme di denaro a disposizione per indulgere in fantasie. Sono stati fondati nuovi importanti centri urbani, come la capitale Astana del Kazakistan, cresciuta dalla polvere in meno di 20 anni. Emergono anche nuovi centri di eccellenza intellettuale. Università, istituti di Confucio e organizzazioni senza scopo di lucro che promuovono la lingua e la cultura cinese vengono istituiti in ogni Paese dalla Cina al Mediterraneo. Nuovi centri per le arti appaiono come musei di Qatar, Abu Dhabi e Baku e la biblioteca di Tashkent. Stabilire quanto vecchi e utili furono i vecchi Paesi in passato può essere molto utile per il futuro ed è una delle ragioni per cui la Cina investe così tanto nel legare la Via della seta all’occidente, riaffermando un patrimonio comune di interessi commerciali e di scambi intellettuali.
Mentre il cuore del mondo prende forma, nascono anche istituzioni e organizzazioni che formalizzano le relazioni in questa regione chiave. Creata originariamente per facilitare la collaborazione politica, economica e militare tra Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Cina, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) è sempre più influente e gradualmente diventa una valida alternativa all’Unione europea. La Turchia ha chiesto di aderirvi a pieno titolo allontanandosi dall’Europa. La Asian Investment Infrastructure Bank svolge un ruolo importante nello sviluppo delle infrastrutture. La storia viene riesaminata e rivalutata. La nuova Via della Seta è la “cintura economica della Via della Seta”. Il mondo cambia intorno a noi. Mentre si passa dall’era del dominio politico, militare ed economico occidentale che subisce pressioni, il senso d’incertezza inquieta. Mentre riflettiamo su quale sia la prossima minaccia, su come affrontare meglio l’estremismo religioso o negoziare cogli Stati che sembrano disposti a ignorare il diritto internazionale, reti e connessioni si congiungono tranquillamente nella spina dorsale dell’Asia; o meglio, vengono ripristinati. Il centro economico mondiale passai dai Paesi tra Cina e Mediterraneo. La Via della Seta risorge.

L’autore è economista e professore all’Università tecnica di Creta, Grecia. L’articolo è il suo intervento al Seminario sulla Via della Seta al Chongyang Institute for Financial Studies all’Università Renmin della Cina, 10 dicembre, Atene.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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