“Iniziativa per l’integrità”, operazione d’intelligence per creare la “minaccia russa”

Moon of Alabama 15 dicembre 2018

Integrity Initiative, finanziato dal governo inglese, ha il compito di diffondere propaganda anti-russa e di influenzare pubblico, militari e governi di un certo numero di Paesi. Ciò che segue è un’analisi incompleta sui documenti dell’iniziativa appena scaricati.
Christopher Nigel Donnelly (CND) è il co-direttore di The Institute for Statecraft e fondatore della sua propaggine Integrity Initiative. L’iniziativa sostiene “Difendi la democrazia contro la disinformazione”. L’iniziativa per l’integrità spaccia disinformazione sulla presunta influenza russa sui gruppi giornalistici di Europa e Stati Uniti. Sia l’Istituto che l’iniziativa affermano di essere organizzazioni non governative indipendenti. Ma entrambi sono finanziati da governo inglese, NATO ed altri enti statali. Tra i documenti diffusi da anonimi dai server dell’Istituto vi sono diversi articoli su Donnelly e alcuni suoi appunti scritti. Mostrano una mentalità russofoba dal pensiero irrealistico. C’è anche un file con una copia del suo passaporto. Dal suo curriculum vitae apprendiamo che Donnelly era un soldato del British Army Intelligence Corps dove fondò e guidò il Centro di studi di ricerca sovietici presso l’accademia militare Sandhurst. In seguito creò il Foreign Military Studies Office (FMSO) dell’esercito statunitense di Ft. Leavenworth e lavorò presso il ministero della Difesa inglese e come consulente di diversi segretari generali della NATO. È direttore dell’Institute for Statecraft dal 2010. Donnelly consiglia anche il ministro degli Esteri della Lituania. È un “mentore su sicurezza e giustizia” dell’Unità di stabilizzazione del Regno Unito che ha il compito di destabilizzare vari Paesi. Fa parte come colonnello onorario del Gruppo speciale d’intelligence militare (SGMI). Quanto era analista dell’intelligence militare negli anni ’80, Donnelly scrisse diversi libri e articoli sull’Unione Sovietica e i suoi militari. Donnelly sembra ossessionato dalla “minaccia russa” ed è deciso a combatterla con tutti i mezzi. La sua paranoia è evidente in un rapporto “privato-riservato” dall’Institute for Statecraft sulla sfida della Brexit nel Regno Unito: Studio – Gli uffici stranieri e del Commonwealth: “Il nostro problema è che, negli ultimi 70 anni circa, nel Regno Unito e in Europa abbiamo vissuto in un sistema sicuro e basato su regole che ci ha permesso di godere una vacanza dalla storia… Sfortunatamente, questo stato di cose viene ora messo in discussione. Un nuovo paradigma conflittuale sostituisce il paradigma del XIX e XX secolo… In questo nuovo paradigma, la chiara distinzione che la maggior parte delle persone ha potuto attingere tra guerra e pace, le aspettativa di stabilità e grado di prevedibilità nella vita, viene sostituita da una volatilità imprevedibile, uno stato permanente di instabilità in cui guerra e pace sono sempre più difficili da districare. La comprensione “classica” del conflitto tra due attori distinti o gruppi di attori cede il passo a un mondo di competizione darwiniana in cui tutti, Stati nazione, attori sub-statali, grandi corporazioni, gruppi etnici o religiosi, e così via, sono costantemente impegnati l’uno con l’altro in una “guerra di tutti contro tutti”. Il sistema basato sulle regole occidentali, che la maggior parte degli occidentali dà per scontato e crede “normale”, è sotto attacco da parte di Paesi e organizzazioni che desiderano sostituire il nostro sistema con il loro. Questa non è una crisi che dobbiamo affrontare; è una sfida strategica, e da più direzioni contemporaneamente”. In realtà il “sistema basato sulle regole occidentali”, pienamente attuato dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, è un concetto in base al quale “l’occidente” stabilisce arbitrariamente le regole e minaccia di uccidere chiunque non le segua. Ne sono testimoni le guerre contro Serbia e Iraq, la distruzione della Libia, il colpo di Stato occidentale in Ucraina e la guerra dei fantocci jihadisti contro i popoli di Siria e Iraq. Alcuna di tali azioni era legale secondo il diritto internazionale. Chiedere il ritorno alla stretta osservanza del diritto internazionale, come fanno Russia, la Cina e altri, non è un tentativo di sostituire “il nostro sistema col loro”. È un ritorno al normale stato della diplomazia globale. Non è certamente una “competizione darwiniana”.
Nell’ottobre 2016 Donnelly ebbe un colloquio privato col gen. Sir Richard Barrons, contrassegnato come personale e confidenziale. Barrons è un ex-comandante delle forze armate inglesi. La linea di massima insensata è: “Il modello di difesa del Regno Unito sta fallendo, il Regno Unito è a rischio reale”. Alcune pepite interessanti rivelano ancora una mentalità paranoica. Il discorso include anche la tesi realistica sulla posizione militare inglese che Barrons e altri hanno creato: “C’è stata la smobilitazione progressiva e sistematica della capacità militare della NATO e la riduzione delle difese dei membri… assistiamo a modi di guerra nuovi/reinventati – ibridi, oltre alla riaffermazione del potere diretto in guerra… Le portaerei possono essere utili per molte cose, ma non per la guerra contro Cina o Russia, quindi dovremmo equipaggiarle di conseguenza… l’occidente non ha più un vantaggio militare sulla Russia… Il nostro programma nucleare prosciuga le risorse dalle forze convenzionali e li svuota… La brigata inglese in Germania non è un buon deterrente contro la Russia… il nostro battaglione in Estonia è un ostaggio, non un deterrente…” Il generale lamentava la mancanza di influenza dell’esercito sul governo e il popolo inglesi. Sosteneva una maggiore ricerca finanziata dal governo dei think tank da reinserire nel governo: “Quindi, se non accade alcuna catastrofe per svegliare le persone e chiedere una risposta, allora dobbiamo trovare un modo per ottenere che il nucleo del governo comprenda il problema e lo porti sullo spazio politico. Dovremo imporre cambiamenti ai capi degli interessi acquisiti. NB Lo facemmo negli anni ’30. La mia conclusione è che siamo noi che dobbiamo o generare il dibattito o aspettare che qualcosa di terribile accada scioccando all’azione. Dobbiamo generare un dibattito indipendente al di fuori del governo… Dobbiamo chiedere quando e come iniziamo a mettere tutto a posto? Abbiamo le capacità nazionali per risolverlo? In tal caso, come possiamo migliorare l’utilizzo delle risorse? Abbiamo bisogno di questo dibattito ORA. Non c’è un momento da perdere”. Si trattava di un ordine dal cuore del pensiero inglesi di Donnelly ad approfondire l’influenza amministrativa interna inglese. Esaltare la Russia come minaccia, quindi avere più soldi dagli “interessi acquisiti” della gente e gettarli nella macchina militare.
Tale consiglio particolare del generale Barrons fu accettato. Nel 2017 l’Iniziativa per l’integrità presentò un accordo per il finanziamento dal ministero della Difesa per vari progetti destinati a influenzare pubblico, parlamento e governo, nonché forze straniere. L’offerta elenca “indicatori di performance” che dovrebbero misurare il successo delle sue attività. L’indicatore principale del lavoro proposto dall’Iniziativa è una “posizione più dura nella politica governativa nei confronti della Russia”. Chiedere che le finanze del governo influenzino il governo a prendere una “posizione più dura nei confronti della Russia” sembra referenziale. Ma questo è coerente con l’operazione di altri think tank anglo-statunitensi ed iniziative politiche in cui una parte del governo, di solito estremista, utilizza segretamente ONG e think tank per fare pressione su altre parti del governo per supportare uno specifico piano e budget. Ecco come avviene. Gli “esperti” dell’Institute for Statecraft ed Integrity Initiative testimoniano nel parlamento inglese. Mentre venivano pagati dal governo, facevano pressione sul parlamento sotto le mentite spoglie della loro ONG. Tale circolarità consente anche di utilizzare prodotti intermedi internazionali. I membri del cluster spagnolo dell’Iniziativa testimoniarono al Parlamento inglese su referendum catalano e accuse relative all’editore di Wikileaks Julian Assange. (È probabile che tale testimonianza abbia portato al cambiamento della posizione del governo ecuadoriano nei confronti di Assange). Sfortunatamente, o fortunatamente, tali operazioni di lobbismo sono per lo più gestite da persone incompetenti nel campo su cui fanno pressioni. Chris Donnelly, nonostante una lunga esperienza nell’intelligence militare, ha ovviamente zero competenze come stratega o pianificatore militare. Nel marzo 2014, poco dopo la separazione della Crimea dall’Ucraina, Donnelly suggerì misure militari che l’Ucraina doveva adottare verso la Crimea: “Se fossi al comando, adotterrei il seguente dispiegamento:
Costruire un cordone sanitario attraverso l’istmo di Crimea e sulla costa nord della Crimea con truppe e mine
Minare il porto/baia di Sebastopoli, che può essere fatto facilmente utilizzando un traghetto se non c’è un posamine. Non c’è bisogno di molte mine per essere efficace. Potrebbero facilmente comprarle.
Far decollare la loro forza aerea e attivare tutte le loro difese aeree. Se non riescono a far volare i Mig dall’aerodromo in Crimea, dovrebbero essere distrutti come gesto di serietà. Attivarsi “dal vivo” elettronicamente preoccuperà i russi dato che gli ucraini hanno gli stessi kit elettronici. Se i russi li bloccano, sono bloccati anche i loro kit.
L’Ucraina aveva armi seriamente importanti, come una grande arma antisatellite a microonde. Se l’hanno ancora questo, dovrebbero usarla.
Il governo ha bisogno di una campagna di comunicazione strategica, finora tutto arriva da Mosca. Devono articolare una visione a lungo termine che ispiri le persone, per quanto sia difficile. Senza di essa, chi hanno per combattere?
Dovrebbero chiedere ora all’occidente di iniziare a fornire petrolio e gas. C’è abbondanza disponibile a causa dell’inverno mite.
Sto cercando di trasmettere questo messaggio”.
Pensate per un momento a come la Russia avrebbe risposto alle mine nel porto di Sebastopoli, alla disarticolazione dei satelliti o alla distruzione dei caccia in Crimea. Tali “gesti” sarebbero stati atti di guerra illegali contro le forze di una potenza nucleare legalmente stazionate in Crimea. E come l’occidente avrebbe rifornito immediatamente gas all’Ucraina e su la rete di gasdotti progettata per riceverlo solo dalla Russia? Tale pensiero assurdo è tipico dell’Istituto e la sua propaganda. Uno dei suoi impiegati è Hugh Benedict Nimmo che l’Iniziativa pagava per produrre propaganda anti-russa diffusa da varie pubblicazioni occidentali. Secondo i file dell’Iniziativa (ancora incompleti) Ben Nimmo ebbe la commissione di consulenza mensile da 2500 sterline tra dicembre 2015 e marzo 2016. Nell’agosto 2016 inviò una fattura di 5000 sterline per il suo “lavoro di agosto su Integrity Initiative”. Un calendario di produzione da marzo a giugno 2016 elenca le seguenti attività di Nimmo:
17 marzo Consiglio atlantico: Sì, Putin crede davvero alla sua propaganda, Ben Nimmo
21 marzo Newsweek: la paranoia di Putin ne guida le avventure straniere, Ben Nimmo
22 marzo, Camera dei comuni inglese: guerra dell’informazione russa: realtà aerografata, Jonathan Eyal e Ben Nimmo
Metà maggio: Consiglio Atlantico: distrarre, ingannare, distruggere: Putin in guerra in Siria. Ben Nimmo et al (studio principale)
Calendario di inizio maggio: penetrazione russa in Germania, Harold Elletson, Ben Nimmo e altri. 10.000 parole
Calendario di giugno: Atlantic Council, importante rapporto sulla teoria della cospirazione russa e la politica estera , Ben Nimmo (potenziali presentazioni a Londra e/o Washington)
Fine giugno: mappatura dell’intera macchina dell’influenza della Russia, Ben Nimmo: 10000 parole”
Ci si chiede quanto spesso Ben Nimmo abbia fatturato per due volte ai suoi vari sponsor su questi opuscoli fantasy copia-incolla. Verso la fine del 2017, Ben Nimmo e la “giornalista” del Guardian Carole Cadwalladr hanno diffusero accuse secondo cui la Russia usava le pubblicità di Facebook per influenzare la decisione sulla Brexit. Cadwalladr persino ricevette un premio per il suo lavoro. Sfortunatamente non fu revocato quando Facebook rivelò che gli account “collegati alla Russia” avevano speso in totale di 97 centesimi per gli annunci sulla Brexit. È inspiegabile come ciò sia bastato a raggiungere il presunto scopo. Cadwalladr è indicata come relatrice in una conferenza sulla “condivisione delle competenze” organizzata dall’Istituto l’1-2 novembre dal titolo: “Affrontare gli strumenti dell’influenza maligna, sostenere il giornalismo del 21° secolo”. Quest’anno Ben Nimmo è diventato famoso per aver affermato che diverse persone dalle proprie opinioni erano “troll russi”. Come notammo: “Nimmo e molti altri idioti citati nel pezzo sono giunti alla conclusione che Ian56 è un troll pagato dal Cremlino, non una persona reale. Accanto a Ian56 Nimmo “identifica” altri “troll russi”:
Ben Nimmo @benimmo – 10:50 UTC – 24 Mar 2018
Un retweeter particolarmente influente (a giudicare dal numero di account che poi l’hanno ritwittato) era @ValLisitsa, che pubblica in inglese e in russo. L’anno scorso, questo account entrava nella campagna #StopMorganLie della troll factory”.
Se Nimmo, ex-portavoce della NATO, avesse avuto una buona istruzione, avrebbe saputo che @ValLisitsa, alias Valentina Lisitsa, è la famosa pianista americano-ucraina. Sì, a volte tweetta in russo per i numerosi fan in Russia e Ucraina. È ora un crimine? I video delle sue performance in tutto il mondo su Youtube hanno più di 170 milioni di visualizzazioni. È assurdo affermare che sia un “troll russo” e insinuare che prenda soldi dal Cremlino per avanzare opinioni da “troll russo”.
L’Institute for Statecraft Expert Team elenca diverse persone con background nell’intelligence militare e molti “giornalisti”. Uno di loro è: “Mark Galeotti. Specialista nel pensiero strategico russo; applicazione della disinformazione russa e della guerra ibrida; uso della criminalità organizzata come arma di guerra ibrida. Abilità educative e mentoring, anche in un ambiente statunitense ed europeo, e nel mondo aziendale. Linguista russo”. Galeotti è l’infame inventore della “dottrina Gerasimov” e della propaganda sulla presunta guerra “ibrida” della Russia. Nel febbraio 2013 il Generale Valerij Gerasimov, allora Capo di Stato maggiore della Russia, pubblicò un documento che analizzava il modo in cui l’occidente conduce un nuovo tipo di guerra mescolando propaganda, eserciti di fantocci forze militari in un’unica operazione unificata. Galeotti sosteneva che l’analisi di Gerasimov sulle operazioni “occidentali” fosse una nuova dottrina russa di “guerra ibrida”, inventando il termine ‘dottrina Gerasimov’ poi lanciato nel regno della propaganda. Nel febbraio 2016 la rivista militare dell’esercito degli Stati Uniti pubblicò un’analisi del documento di Gerasimov che smentiva tali assurdità, concludendo: “L’articolo di Gerasimov non propone un nuovo tipo di guerra o guerra ibrida, come affermato in occidente”. Ma i propagandisti anti-russi ripetevano le sciocchezze di Galeotti. Solo nel marzo 2018, cinque anni dopo che Galeotti inventò la “dottrina di Germasimov” e due anni dopo essere stato completamente sfatato, ritrattò: “Ovunque troverai studiosi, esperti e politici che parlano della minaccia che la “dottrina di Gerasimov”, dal nome del Capo di Stato Maggiore della Russia, pone all’occidente. È un nuovo modo di guerra, “una teoria ampliata della guerra moderna” o anche “visione di guerra totale”. C’è un piccolo problema. Non esiste, e più a lungo fingiamo di farlo, più a lungo fraintendiamo la reale, ma diversa sfida della Russia. Sento di poterlo dire perché, con mio immenso dispiacere ho creato tale termine, che da allora ha acquisito una propria vita distruttiva, diffondendo goffamente nel mondo paura e disgusto”. Lo “Specialista nel pensiero strategico russo” dell’Istituto Statecraft, esperto di disinformazione e guerra ibrida, creava una dottrina russa inesistente dal nulla e l’usava per sollecitare misure antirusse. Come Ben Nimmo, è un ottimo esempio della qualità degli esperti e del lavoro dell’Istituto.
Uno dei documenti appena rilasciati, intitolato CND Gen list 2 (CND = Chris Nigel Donnelly) include nomi ed indirizzi e-mail di numerosi militari, membri di governo e di think tank. L’anonimo che l’ha reso pubblico afferma che l’elenco è “di impiegati che hanno partecipato a una riunione a porte chiuse coi caschi bianchi”. (Non veniva ancora pubblicato alcun documento che lo confermi). Un nome nell’elenco è di particolare interesse: “Pablo Miller era il capo di Sergej Skripal, il doppio agente inglese “noviccioccato” a Salisbury. Quando il nome di Miller fu menzionato dalla stampa, il governo inglese emise una D-Notice per sopprimerne la pubblicazione. Come scrivemmo ad aprile: “Pablo Miller, agente dell’MI6, aveva reclutato Sergej Skripal. Anche l’ex-agente dell’MI6 a Mosca, Christopher Steele, fu coinvolto nel caso. Skripal fu arrestato dai servizi di sicurezza russi e finì in prigione. Pablo Miller, il reclutatore dell’MI6, gestiva Sergej Skripal anche dopo essere stato rilasciato dalla Russia con uno scambio di spie. Secondo quanto riferito, vive anche a Salisbury. Sia Christopher Steele che Pablo Miller lavorano per Orbis Business Intelligence che ha creato il “Dossier sporco” su Donald Trump. Nel 1979, prima di diventare una spia, Pablo Miller prestò servizio nel 4.th Royal Regiment Tank . (Il giornalista della BBC Newsnight Mark Urban, che in seguito pubblicò un libro basato sulle interviste a Skripal , prestò servizio insieme a Miller nello stesso reggimento). Il motto del 4.th reggimento è “Fear Nought”. L’indirizzo email di Pablo Miller indicato nella lista di Chris Donnelly è [email protected] “All’inizio della vicenda Skripal, prima che si parlasse del “Novichok”, gli chiedemmo se fosse coinvolto nella creazione del “Dossier sporco” ora smentito e se fosse un motivo per certi addetti ai lavori britannici di farlo sparire. Ecco alcune domande: “Skripal ha aiutato Steele a inventare il “dossier” su Trump?
Le vecchie connessioni di Skripal erano solite contattare altre persone in Russia per chiedere informazioni su Trump? Skripal ha minacciato di parlarne? Se c’è una connessione tra il dossier e Skripal, e mi sembra molto probabile, allora ci sono numerose persone ed organizzazioni con motivi per ucciderlo. Molta gente e funzionari nell’ombra su entrambe le sponde dell’Atlantico furono coinvolti nella creazione e attuazione della campagna anti-Trump/anti-Russia. Ci sono diverse indagini e un bucato molto sporco potrebbe un giorno venire alla luce. Rimuovere Skripal e darne la colpa alla Russia sembra conveniente per liberarsi di un possibile testimone”.
La versione più recente dei documenti di Integrity Initiative include numerose relazioni approfondite sulle reazioni dei media stranieri all’affare Skripal. Ci si chiede perché l’iniziativa abbia commissionato tale ricerca e l’abbia pagata. Dopo due anni l’inchiesta di Muller no ha trovato nulla sulla “collusione” tra Russia e campagna di Trump che il falso dossier di Steele suggeriva. L’intera richiesta di collusione è una creazione di “ex” agenti dell’intelligence inglese che probabilmente agirono su richiesta dei capi dell’intelligence statunitense Clapper e Brennan. Quanto furono coinvolti lo specialista della Russia Chris Donnelly e il suo Institute for Statecraft in tale sforzo? Controllando tutti i documenti e gli elenchi dell’Iniziativa rilasciati si ha l’impressione di un’operazione segreta d’intelligence militare camuffata da ONG finanziata per milioni dal governo; l’Institute for Statecraft e l’Integrity Initiative lavorano sotto l’etichetta di ente di beneficenza per creare e diffondere disinformazione presso il pubblico globale e quindi governo e militari stessi. La paranoia sulla Russia, meno dannosa del “sistema di regole occidentale” che crea costantemente, è illogica e non si basa su fatti. Crea una Russia “nemica” quando non lo è. Suppone una “minaccia” dal nulla. Gli unici che ne traggono profitto sono propagandisti, aziende e persone che la sostengono. Il motto delle iniziative “Difendi la democrazia contro la disinformazione” è un vero costrutto orwelliano. Diffondendo propaganda e usandola per influenzare pubblico, parlamenti, militari e governi, l’Istituto mina attivamente il processo democratico da cui dipende la libera disponibilità di informazioni vere. Dovrebbe essere chiusa immediatamente.

Nota: ci sono già stati tentativi di eliminare i file rilasciati su Internet. Un archivio completo di tutti i file di Integrity Initiative pubblicati finora è qui. Se i collegamenti pubblici cessano di funzionare, è possibile contattare l’autore del blog per accedere ai backup privati.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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