Pensavano di essere dei “leader”

Nikolaj Kolomejtsev, Histoire et Societé 8 dicembre 2018

L’8 dicembre 1991 a Viskuly, nella foresta di Belovezh, ci fu un evento che non ha analogie nella storia del mondo. Il Presidente della RSFSR B. Eltsin, il Presidente dell’Ucraina L. Kravchuk e il Presidente del Consiglio Supremo della Bielorussia S. Shushkevich firmarono un accordo sullo scioglimento dell’Unione Sovietica e l’istituzione di una cosiddetta Unione degli Stati Indipendenti, ricorda nel suo articolo sul giornale “Russia sovietica”, il Primo Vicecapo della fazione del Partito Comunista alla Duma di Stato Nikolaj Kolomejtsev.
I tre cospiratori, traditori, divisero il territorio di un vasto Paese a modo loro. Svegliato dal telefono, il presidente degli Stati Uniti George Bush Sr., ascoltando il rapporto di Eltsin, non riusciva nemmeno a capire chi lo chiamasse da una oscara foresta in Bielorussia. La tanto attesa notizia arrivò in occidente: “L’URSS, soggetto di diritto internazionale e realtà geopolitica, cessava di esistere”. Eltsin, che volò per due volte sopra la Statua della Libertà a New York, era accompagnato da Kozyrev, Burbulis, Chakhrai, Gajdar, Iljushin, figure mediocri che occupavano posizioni insignificanti sotto il governo sovietico. I cospiratori agirono in fretta, temendo giustamente la severa punizione. Non appena fu scritto il testo dell’accordo tripartito, il dattilografo locale digitò il testo su una normale macchina da scrivere. I firmatari, ubriachi di gioia perché tutto era infine riuscito, alzarono il bicchiere, i redattori di tale foglio di carta erano orgogliosi del loro lavoro. Il Presidente del KGB della Bielorussia, che lanciò l’allarme, nonostante i suoi disperati tentativi non poté persuadere il Centro, che era in stato d’inazione criminale, ad intervenire sugli eventi. Li sbarco di paracadutisti sarebbe bastato a decapitare il complotto. Ancora cercano di convincerci che il collasso dell’URSS fosse inevitabile. No, signori, il Paese fu distrutto da coloro a cui il potere sovietico andava di traverso. Funzionari della CIA in seguito affermarono che i traditori erano stati reclutati per l’operazione. Il personale di Eltsin occupa ancora posizioni di governo responsabili. Forse tra loro ci sono coloro che gli statunitensi designarono a questo.
Discutere dei motivi che guidarono la troika criminale non ha senso. Tutto è chiaro: solo obiettivi personali furono perseguiti, erano fondamentalmente indifferenti al destino dello Stato. Non pensavano alle conseguenze, anche se era il destino di centinaia di milioni di persone e di un sesto della Terra che si giocavano. Pensavano di “dirigere”. Un Paese e un popolo impegnati in un processo di autofagia non possono suscitare sentimenti in un osservatore occasionale, tranne la curiosità disgustata. Da quando Gorbaciov amdà al potere ad oggi, l’inquisizione sui leader sovietici Lenin, Stalin e Brezhnev non si è fermata. Mentre agivano sulla base di considerazioni ideologiche e la realtà del loro tempo.
Costoro tradirono l’unica civiltà sovietica, distrussero una comunità umana unica, il popolo sovietico. Il Paese perse un quarto del territorio, migliaia di chilometri di confine di Stato, bloccato da confini geografici naturali: fiumi, mari, catene montuose inaccessibili. Nella guerra del nord con la Svezia, l’accesso al Mar Baltico, Pietro I di Russia perse circa 300000 persone. Nelle guerre russo-turche da Caterina II e negli anni seguenti, circa un milione di soldati russi combatterono per l’annessione della Novorossia e il nostro insediamento sulle rive del Mar Nero. In Asia centrale, la Russia si stabilì definitivamente nel 1885, in seguito alla vittoria nella regione di Kuchka di un piccolo distaccamento del Generale Komarov sull’esercito afgano comandato da consiglieri inglesi. Non possiamo immaginare gli sforzi e i sacrifici con cui fu costruita la nostra superpotenza. A quel tempo, i territori erano riuniti in un unico gruppo da potenti leader. Spesso, col ferro e sangue, non avevano idea del referendum. La vergognosa perdita di territori non viene perdonata a nessun capo di Stato. Il tradimento di Belovezh ci allontanò dai confini occidentali, i trasporti, le comunicazioni energetiche e commerciali russi erano in gran parte nelle mani sbagliate. I Paesi di transito non mancarono di approfittarne. Bypassarli costa al Tesoro decine di miliardi di dollari. Non c’era alcuna illusione che le repubbliche ex-sovietiche e i Paesi ex-socialisti sfuggissero all’attenzione della NATO. Non appena entrarono nel blocco in massa, li perdemmo per sempre perché le forze convenzionali tra alleanza e Russia sono incommensurabili.
La Russia è un paese complesso e inerziale. Oggi, può essere descritto solo come il successore dell’URSS in termini legali. L’Unione Sovietica era indiscutibilmente una grande potenza, nessuno si permetteva di parlare arrogantemente a Mosca. La nuova Russia si è gradualmente trasformata in un paria internazionale, uno “Stato solitario” con un territorio aperto che suscita l’appetito dei vicini. L’occidente rispose agli inviti di conciliazione di Mosca con sanzioni, diffamazione e insulti allo Stato col maggior arsenale nucleare del mondo. Accettando in silenzio l’etichetta di Paese in via di sviluppo, la Russia si trovò nel paradosso di dover dimostrare il proprio status regionale. Sebbene nel confronto coll’occidente continuiamo a usare i nostri soldi per tracciare nuovi oleodotti verso ovest, costruire centrali nucleari all’estero coi nostri prestiti e vendere i nostri ultimi sistemi d’arma, avere dichiarato ufficialmente che la Russia è il principale garante della sicurezza energetica mondiale, fa sì che la modernizzazione dell’economia debba aspettare. Molti forum internazionali d’investimento indicano che i leader russi non si aspettano di spezzare lo stallo economico senza tecnologia ed assistenza finanziaria estera. Ogni anno, a causa della mancanza di specialisti qualificati e di una base produttiva moderna, miliardi e persino trilioni di dollari rimangono inutilizzati.
Sulla situazione internazionale, il crollo dell’Unione Sovietica diede slancio e provocò una serie di processi negativi a livello mondiale. Il mondo unipolare perse stabilità avviandosi. Oggi assistiamo alla dittatura di Stati Uniti e NATO, a guerre etniche, religiose e civili, migrazioni massicce, lotte per le risorse naturali e così via. Il legame diretto tra tali fenomeni e la scomparsa di una delle due grandi potenze non è visibile, ma esiste. L’occidente non ha ancora compreso a pieno le conseguenze della liquidazione dell’URSS, che perseguito per anni. Il tempo mette tutto a posto e oggi vediamo una consapevolezza enorme. Interesse per eventi e fatti dell’era sovietica, in progetti su larga scala nella vita di un grande Paese, nei metodi di gestione e di governo, nelle scienza, cultura ed arte al servizio disinteressato di tutta l’umanità, ritornano in vita. Durante uno dei concerti a Mosca, interpretato da O. Gazmanov, alla canzone “Made in the USSR” la sala applaudì, la gente si alzò ascoltandola in piedi, in lacrime. Quindi, anche dopo anni di inganni, l’idea sovietica è ancora viva e dà speranza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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