Confessioni di un mercenario contro il Venezuela

Mision Verdad 5 dicembre 2018

“Il mondo sosterrebbe le Forze Armate in Venezuela se decidessero di proteggere la loro gente e ripristinare la democrazia eliminando un dittatore”, scrisse il senatore Marco Rubio il 9 febbraio 2018. Otto giorni prima, l’ex-segretario del dipartimento di Stato, Rex Tillerson, suggerì all’Università di Austin, in Texas, che l’esercito venezuelano prendesse in mano la situazione nel Paese. “Nella storia del Venezuela e, di fatto, di altri Paesi dell’America Latina, è spesso l’esercito a occuparsene, quando le cose vanno molto male e quando i capi militari capiscono che non possono più servire il popolo, s’incaricano della transizione pacifica”, aveva detto Tillerson il giorno prima di iniziare un tour in America Latina. Poi, ancora una volta, gli Stati Uniti negarono di conoscere un piano militare per rovesciare il Presidente Nicolás Maduro proprio nel contesto dello smantellamento della cellula armata di Óscar Pérez, ispirato da motivi politici e religiosi evangelici, e sostenuto dai portavoce anti-Chavez di Miami e Florida.

La richiesta per un nuovo colpo di Stato
Ancora una volta, Bloomberg pubblicava la storia dell’ex colonnello Oswaldo García Palomo, che affermava di chiedere il sostegno dei “governi amici” per un nuovo golpe contro il Presidente Maduro. Dopo l’omicidio fallito, Miraflores avvertì che García Palomo continuava coi piani insurrezionali dopo aver partecipato alla cosiddetta “Operazione Costituzione” e al tentativo di assassinare il presidente coi droni esplosivi d’agosto. “I nostri colleghi in Venezuela dovrebbero sapere che lavoriamo ogni giorno per unire le forze internazionali e nazionali ed eliminare il governo usando le armi in modo che il Paese non continui a sanguinare e morire”, disse l’ex- colonnello che mira al modo ideale per installare un consiglio di transizione con guida civile per chiamare le elezioni come Tillerson disse pubblicamente a febbraio. Su questo, Garcia Palomo riconosceva di avere contatti coi capi dell’opposizione e consultazioni sui prossimi piani. Secondo il rapporto firmato da Andy Rosati ed Ezra Fieser, l’ex-membro della Guardia Nazionale Bolivariana aveva deciso di alzare il proprio profilo per scuotere l’opinione pubblica su ciò che considera “banda criminale, non governo”. In un recente video, Garcia Palomo esortava le Forze Armate Nazionali Bolivariane ad “assumersi la responsabilità di propria famiglia, dio, legge, Paese e resto del mondo”, ripetendo la stessa diatriba politica religiosa con cui l’ex-pilota Oscar Perez era solito invocare il rovesciamento di Maduro. D’altra parte, l’ex-colonnello non negava di essere il collegamento dei gruppi dissidenti in Venezuela coi governi di Colombia e Stati Uniti, come denunciò ad agosto il presidente in una conferenza stampa sui collegamenti internazionali delle persone coinvolte nel fallito omicidio. L’ex-colonnello ammise di lavorare in modo che i “governi amici” aiutino i golpisti a realizzare i loro piani.

Cospirazioni vecchie e nuove con connessioni internazionali
Garcia Palomo riconosceva che la cosiddetta “Operazione Costituzione” è fallita perché il suo gruppo fu “infiltrato” dalle agenzie di sicurezza statali per impedire la rivolta militare. L’operazione consisteva nell’assediare Caracas, occupare importanti strutture militari e logistiche, come aeroporti, basi e ministeri, e catturare Maduro, insieme ai leader civili-militari di alto rango, da giudicare a livello internazionale alla vigilia delle elezioni presidenziali del 20 maggio. Secondo Bloomberg, dopo il fallito omicidio, il gruppo di Garcia Palomo si incontrò in Colombia con la cellula che cercò di assassinare il Presidente Maduro con due droni. Sebbene l’ex colonnello lo neghi, le indagini delle agenzie di sicurezza statali sostengono che anche lui ne fosse coinvolto. Dopo tale attentato, Maduro espresse in una conferenza stampa ad agosto che Garcia Palomo ancora “cerca di reclutare soldati per le sue avventure criminali e fasciste” viaggiando in diversi Paesi della regione. Secondo il rapporto, l’ex-colonnello persino attraversò il confine tra Colombia e Venezuela per partecipare alla prima delle operazioni, così come la famiglia lasciava il Paese con l’aiuto del governo dell’ex-presidente Juan Manuel Santos. Il ruolo della Colombia, insieme agli Stati Uniti, così come riconosciuto, è fin troppo evidente dato che García Palomo organizzò i suoi piani golpistici dal Paese vicino dopo essere diventato un latitante per la partecipazione all’attentato a Fort Paramacay, Valencia, realizzato da un gruppo di ex-soldati legati all’ex-capitano Juan Carlos Caguaripano e ad Óscar Pérez, ex-ispettore del Corpo investigativo scientifico, criminale e forense.

Florida, gruppi irregolari e denunce del Venezuela
Dalla fine delle Guarimbas nel 2017, è sempre più evidente la collocazione centrale delle cellule armate paramilitari ed irregolari che pretendono di essere l’avanguardia nel conflitto contro lo Stato venezuelano. Le dichiarazioni di García Palomo, insieme allo smantellamento del gruppo di Óscar Pérez, mostrano che tali cellule sono costituite da militari, poliziotti, delinquenti comuni e membri della cosiddetta “Resistenza”, proclamatasi fondamentalista in politica e religione similmente ad altre organizzazioni terroristiche nel mondo impiegate per attaccare gli Stati che si oppongono agli Stati Uniti. Pensate ai “ribelli” siriani o libici, prima di far parte dello SIIL. La costante richiesta di Marco Rubio del colpo di Stato militare, come il sostegno a tali piani della Casa Bianca, dimostra anche il ruolo fondamentale svolto dalla Florida come base finanziaria, politica e operativa di tali gruppi, noti per aver ricevuto soldi dai gruppi anti-chavisti in esilio per sviluppare le operazioni nel paese, specialmente dopo il clamoroso fallimento del colpo di Stato nel 2017. Il governo venezuelano ha ripetutamente affermato che tali gruppi hanno il sostegno da Colombia e Stati Uniti, come la protezione di Garcia Palomo mentre cerca altre adesioni ai piani per far deragliare la Costituzione del Venezuela. Tuttavia, di fronte all’ipotesi del nuovo mandato di Maduro, si sottolinea l’evidente cartellizzazione tra tali gruppi e le diverse frazioni antichaviste che aderiscono al pseudo-“ufficio di transizione” che dopo il colpo di Stato pretenderebbe nuove elezioni. Perciò, coll’elevazione del profilo pubblico di García Palomo dal media finanziario Bloomberg è più che evidente che cerchi di fare credere un imminente epilogo del nuovo tentativo di golpsita. Ciò che viene ripetuto non cessa di essere pericoloso nell’attuale contesto venezuelano, dove la via della forza sembra l’unica alternativa lasciata dai fattori sfavorevoli nel Paese divenuto uno Stato difficile da rioccupare dal 1998.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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