Trump cede impegnandosi a sospendere la “guerra commerciale” contro la Cina

Joaquin Flores, FRN 3 dicembre 2018

La Casa Bianca decideva di posticipare l’aumento dei dazi alle merci cinesi dal 10 al 25% per 90 giorni dal 1° gennaio. Lo riferivano i rappresentanti dell’amministrazione presidenziale degli Stati Uniti e le autorità della Cina dopo l’incontro dei leader di Stati Uniti e Cina Donald Trump e Xi Jinping al vertice G20 a Buenos Aires, durato 2,5 ore. L’aumento dei dazi era previsto per il 1° gennaio. Le parti inoltre convenivano a non imporre nuove restrizioni commerciali per 90 giorni e a tentare di raggiungere un nuovo accordo commerciale reciprocamente vantaggioso. Se non si raggiunge l’accordo, dopo 90 giorni verranno aumentati i dazi. Se questo infine è un segnale che l’amministrazione Trump mostra una certa ragionevolezza e flessibilità, contrariamente alla linea politica pubblica, in realtà espone al mondo l’importanza dell’economia cinese sulla solvibilità degli Stati Uniti. I cinesi sono ben noti per riassumere Stati Uniti e loro postura internazionale come “una tigre di carta”. Ciò può probabilmente essere detto di Trump che ci ripensa sulla promessa di “dare alla Cina una lezione”. Sembra che la Cina abbia, a suo modo paziente, dato a Trump una lezione su importazioni ed esportazioni e loro valore relativo. Forse questo si accompagna a una nota ironica: la lezione del comunista al capitalista su offerta e domanda.
Un tale accordo non sarebbe stato fatto da una posizione di forza degli Stati Uniti. Ciò porta alla conclusione che la Cina è riuscita a mandare il messaggio, data la lunga proroga, grande ritardo, sull’avvio dei dazi anti-cinesi. A metà settembre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ordinò l’introduzione di nuovi dazi sulle merci dalla Cina del 10% per un totale di circa 200 miliardi di dollari, promettendo che dal 1° gennaio i dazi sarebbero saliti al 25%. In risposta, dal 24 settembre, la Cina introdusse dazi doganali sui beni degli Stati Uniti per un totale di 60 miliardi di dollari. Successivamente, i negoziati commerciali sino-statunitensi furono sospesi. Nell’ultimo anno, la Cina reagiva agli Stati Uniti vendendo miliardi di dollari in buoni del tesoro USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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