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Disconoscimento del Kosovo: gli Stati Uniti cercano di arginare la marea

Wayne Madsen SCF 02.12.2018

La comunità internazionale è abituata alla cosiddetta “diplomazia del libretto degli assegni” utilizzata da Cina e Taiwan per raccogliere i reciproci alleati diplomatici scambiandosi il riconoscimento diplomatico con generosi pacchetti di assistenza finanziaria. Tuttavia, questa stessa battaglia per il riconoscimento e il de-riconoscimento diplomatico si gioca tra la Serbia e la sua provincia separatista del Kosovo. Gli Stati Uniti e gran parte della NATO non solo hanno concesso il riconoscimento diplomatico del Kosovo contro l’obiezione della Serbia, ma hanno anche fatto pressioni su altri Paesi per riconoscerne l’indipendenza. Tale processo ha incontrato un grosso ostacolo nelle accuse delle varie parti che emettono false lettere e proclami diplomatici da parte di nazioni che dichiarano di de-riconoscere il Kosovo. Il mondo della diplomazia internazionale e quello delle “false notizie” si sono ora riuniti.
L’amministrazione di Donald Trump, che ogni giorno ha sempre più tonalità neoconservatrice, con John Bolton che dirige il Consiglio di sicurezza nazionale e Richard Grenell che erode il gradimento diplomatico a Berlino come ambasciatore degli Stati Uniti, monetizza il riconoscimento diplomatico in un modo che avrebbe messo in imbarazzo i diplomatici dei libretti degli assegni di Pechino e Taipei. Mentre il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, fa il suo giro diplomatico, convincendo i ministeri degli esteri di tutto il mondo a disconoscere il Kosovo, il ministro degli Esteri del Kosovo, Behgjet Pacolli, faceva appelli nervosi alle capitali mondiali chiedendogli di chiarire o rovesciare il ritiro del riconoscimento. Se ciò non funziona, le autorità della capitale del Kosovo di Pristina si affideranno ai “fratelli maggiori” della NATO, Stati Uniti e Regno Unito, per intercedere a loro nome. Tale ping-pong diplomatico ha anche influito sul riconoscimento internazionale della Repubblica democratica araba sahariana, Sahara occidentale, con la sua potenza occupante il Marocco, disposto a costringere le nazioni a non riconoscere l’indipendenza del territorio che considera sua provincia. Ipocriticamente, mentre Washington e Londra insistono sul fatto che le nazioni che avevano riconosciuto il Kosovo mantengono tale politica, sono più che disponibili a permettere al Marocco di fare pressione sulle nazioni a tagliare i legami diplomatici col governo del Sahara occidentale, aderente a pieno titolo dell’Unione Africana. Ironia della sorte, mentre il Marocco cerca di convincere le nazioni a discconoscere la Repubblica Sahrawi, negava il riconoscimento del Kosovo perché non vuole dare credito al riconoscimento degli Stati separatisti. La differenza è che la Serbia considera il Kosovo una provincia ribelle che ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza in violazione del diritto internazionale, mentre il Sahara occidentale non è mai stata parte legale del Marocco. Prima del 1975, il Sahara Occidentale era una colonia della Spagna.
Il Kosovo non è membro delle Nazioni Unite e molte agenzie specializzate. L’opposizione di grandi nazioni come Russia e Cina ed influenti nell’Unione Europea come Spagna e Grecia l’hanno escluso dalle Nazioni Unite e organizzazioni come Organizzazione Mondiale della Sanità e Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO). Il Kosovo è riuscito a far parte della FIFA e del Comitato Olimpico Internazionale (IOC), grazie alle pesanti pressioni da parte di Washington, Londra e Berlino. Alla fine del 2017, la Serbia ebbe qualche successo iniziale nel convincere le nazioni a disconoscere il Kosovo. Tra le prime vi furono Suriname e Guinea-Bissau. All’inizio del 2018, il Burundi seguì l’esempio, raggiunto dalla Liberia. Questa notizia provocò duelli sui comunicati diplomatici da Belgrado, Pristina e diverse capitali mondiali. Nel giugno 2018, il ministro degli Esteri liberiano Gbehzohngar Milton Findley annunciava che il suo Paese ritirava il riconoscimento del Kosovo e dichiarava di aver riconosciuto il Kosovo come “provincia serba del Kosovo e Metohija”. Da Pristina, Pacolli rispose affermando di aver parlato con persone del governo liberiano che negavano il riconoscimento del Kosovo. Copiando Trump, Pacolli definiva l’annuncio di Belgrado “false notizie”. Ma il ministro degli Esteri Findley non era un finto ministro e sembrava parlare a nome del governo di Monrovia. Quello che successe dopo fu una scena da operetta di Gilbert e Sullivan. Pacolli volò a Monrovia incontrando il presidente George Weah, l’ex-calciatore che, secondo fonti del Kosovo, promise un’amichevole partita di calcio tra Liberia e Kosovo e promise di aprire un’ambasciata della Liberia a Pristina. Apparentemente, Washington e Londra, che continuano a sostenere il governo problematico del Kosovo, nazione che ospita diverse mafie, fece pressione su Monrovia per invertire la decisione sul riconoscimento del Kosovo. La confusione regna ancora sul fatto che la Liberia riconosca o meno il Kosovo. Una cosa è certa, alcuna ambasciata liberiana è stata aperta a Pristina. A prescindere da ciò che accadde nell’incontro tra Pacolli e Weah, all’inizio del novembre 2018, la Liberia, così come Papua Nuova Guinea, Dominica, São Tomé e Príncipe, Grenada, Lesotho, Comore e Guinea-Bissau ufficialmente ritiravano il riconoscimento del Kosovo. Il Kosovo affermò che anche il micro-Stato del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), che ha sede a Roma e aveva riconosciuto diplomaticamente il Kosovo. Tuttavia, lo SMOM lo negava.
Quando il Suriname disconobbe il Kosovo nel 2017, le autorità di Pristina dichiararono, sbagliando, che “nel diritto internazionale non esiste il concetto di revoca del riconoscimento”. Non è certo quale legge internazionale il Kosovo si riferisse, ma ritirare o negare il riconoscimento all’indipendenza di una nazione avviene in ogni momento. Taiwan l’ha subito, così come Repubblica Popolare Cinese, Repubblica Democratica Araba Saharawi, Israele, Palestina, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Repubblica Turca di Cipro Nord, Abkhazia e Ossezia del Sud. Il crollo di alcuni Stati-nazione portava anche al ritiro del riconoscimento da parte di altre nazioni. Questo fu il caso di Repubblica del (Sud) Vietnam, Repubblica del Vietnam del Sud (Viet Cong), Repubblica Democratica Tedesca, Biafra, Sultanato di Zanzibar, Repubblica Popolare di Zanzibar e Pemba, Sikkim, Tibet, Canato di Kalat, Regno di Sarawak, Repubblica popolare di Kampuchea, Repubblica democratica dello Yemen, Repubblica popolare di Tannu Tuva, Transkei, Bophuthatswana, Venda, Ciskei, Gazankulu, Rhodesia, Repubblica democratica finlandese, Neutral Moresnet, Città libera di Danzica, Città libera di Trieste, Tangeri International Zone e Manchukuo. Nella categoria del limbo ci sono i riconoscimenti dell’indipendenza del Kosovo da parte della “Repubblica di Cina” di Taiwan e di due Stati associati alla Nuova Zelanda, Isole Cook e Niue. Il Kosovo non ricambiava il riconoscimento di Taiwan perché vuole essere anche riconosciuto dalla Cina. A quanto pare Niue e Isole Cook non sapevano di aver riconosciuto il Kosovo, poiché l’annuncio proveniva solo dalle autorità di Pristina. Oltre a Stati Uniti e Regno Unito, la Turchia opera per estendere il riconoscimento al Kosovo da nazioni che non l’hanno mai riconosciuto o l’hanno disconosciuto.
La battaglia diplomatica tra Serbia e Kosovo continua in tutto il mondo. Nel maggio 2018, il Kosovo fu allarmato da un annuncio a Belgrado del presidente del parlamento del Ghana Aaron Mike Oquaye, che raccomandava a presidente e ministro degli Esteri del Ghana di non riconoscere il Kosovo. Oquaye parlò con affetto dei legami storici tra Ghana ed ex-Jugoslavia animati dalla stretta cooperazione tra il Presidente Josip Tito e il primo Presidente del Ghana Kwame Nkrumah, nel Movimento dei Non Allineati. La Serbia afferma che il Kosovo sostiene falsamente che meno di una decina di nazioni riconosce Pristina. Belgrado afferma che il Kosovo si limita a creare rapporti diplomatici con altre nazioni.
Benvenuti nel mondo post-fattuale dove non solo “notizie false” ma “finte relazioni diplomatiche” sono il nuovo protocollo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio