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Provocazione sul Mar Nero… solito Putin o feccia di Poroshenko?

Finian Cunningham, SCF 27.11.2018

L’ultimo scontro potenzialmente disastroso tra regime di Kiev e Russia presso lo stretto di Kerch nel Mar Nero è chiaramente una palese provocazione volta a rafforzare il regime autocratico del presidente Petro Poroshenko. E’ anche una mossa azzardata per propagare l’agenda di Kiev per l’adesione a NATO ed Unione Europea. Non importa, a quanto pare, se tale mossa rischia di innescare una guerra tra Russia e NATO. L’alleanza militare NATO guidata da Stati Uniti ed Unione europea sembravano sostenere le dichiarazioni dell’aggressione di Kiev da parte di Mosca in seguito all’ultima escalation nel Mar Nero. Tale risposta si adatta alla solita narrazione di Poroshenko di accusare la Russia di aggressione e mobilitare il sostegno da NATO ed UE. Ironia della sorte, i media occidentali evidenziavano i sapientoni pro-NATO affermare che lo scontro era del “solito Putin”. Si è ipotizzato che il presidente russo stesse approfittando di diverse distrazioni politiche dei governi occidentali, problemi di pubbliche relazioni di Trump coll’Arabia Saudita per l’omicidio di Jamal Khashoggi, la sconfitta della Brexit e così via, per colpire duro Kiev. Tale cinica visione tipicamente anti-russa trascura completamente i fatti lampanti che lo scontro navale tra forze ucraine e russe nel Mar Nero favorisce il regime di Kiev e Poroshenko. A poco a che fare col “solito Putin” e più con la feccia degli intrighi di Poroshenko. La pronta dichiarazione del consiglio di sicurezza nazionale di Poroshenko all’imposizione della legge marziale in Ucraina, a poche ore dallo scontro navale, assegna a Poroshenko al suo regime a Kiev poteri dittatoriali . Lo stato d’emergenza potrebbe consentire a Poroshenko di annullare le elezioni presidenziali, previste per marzo. Con sondaggi che l’attestano intorno al 10%, è molto probabile che il politico-magante del cioccolato volgesse alla sconfitta nelle prossime elezioni. Se Poroshenko non reclamava effettivamente il voto, il drammatizzare sulla sicurezza gli permetterebbe di radunare gli elettori attorno a sue bandiera e leadership. Non solo, ma se viene imposta la legge marziale, si permette al regime di Kiev di mettere al bando le proteste accresciute di malcontento popolare verso corruzione e privazioni sociali. Il regime di Kiev può anche rafforzare la censura sui media, imporre coprifuoco dal tramonto all’alba e arruolare più uomini nel servizio militare.
Il 25 novembre tre navi da guerra della marina ucraina furono requisite da forze russe vicino lo stretto di Kerch nel Mar Nero. I russi sostengono che le navi ucraine violarono i limiti territoriali, agendo pericolosamente ed ignorando gli avvertimenti a ritirarsi. Gli ucraini affermano che le loro navi erano in acque internazionali navigando da Odessa attraverso lo stretto di Kerch per Mariupol sul Mar d’Azov. Le tensioni divennero particolarmente acute da quando la Russia ha aperto un nuovo ponte all’inizio dell’anno sullo stretto di Kerch, collegando la terraferma con la penisola di Crimea, separatasi dall’Ucraina nel marzo 2014 dopo un referendum sull’adesione alla Federazione Russa. L’evento è di solito riferito dai media occidentali come “annessione” della Crimea della Russia. Tali pessimi articoli occidentali ignorano il fatto che il mandato popolare della Crimea avvenne dopo il colpo di Stato dei neo-nazisti della CIA a Kiev nel febbraio 2014, rovesciando illegalmente un governo eletto. Il presidente ucraino Poroshenko deve la carica a quel violento putsch a Kiev. Diverse figure politiche e militari di Kiev chiesero il sabotaggio del ponte da 4 miliardi sullo stretto di Kerch. Ciò a sua volta rafforzava le pattuglie russe della zona. Nell’ultimo scontro navale, il Viceministro degli Esteri russo Grigorij Karasin dichiarava che sembrava una “provocazione premeditata” del regime di Kiev. La rapida serie di azioni di Poroshenko suggerisce che il dramma seguiva una sceneggiatura. Oltre a voler imporre la legge marziale e avere i poteri dittatoriali che genera, Poroshenko chiese ai governi occidentali altre sanzioni anti-russe e alla NATO di agire in “difesa dell’Ucraina”. Kiev chiese che le sue tre navi da guerra detenute e più di 20 membri dell’equipaggio venissero restituite immediatamente. Poroshenko affermava, in modo poco convincente, che qualsiasi regime di legge marziale non sarà la “dichiarazione di guerra” contro la Russia, affermando che il regime di Kiev cerca di risolvere il conflitto nell’Ucraina orientale con mezzi politici e in conformità coi trattati di Minsk del 2014 e 2015. La retorica di Poroshenko è acutamente contraddetta dalle incessanti azioni aggressive delle sue forze militari verso le repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo lo scontro navale, c’erano notizie di forze ucraine che bombardavano Donetsk ed incursioni di droni armati sulla linea della tregua presso Gorlovka. Appare significativo che solo tre giorni prima dello scontro navale nel Mar Nero, il presidente Poroshenko parlasse al parlamento a Kiev, dicendo che un emendamento costituzionale che delinea esplicitamente i piani dell’adesione a NATO ed UE sarebbe il ripudio finale della Russia. Poroshenko dichiarava che Mosca non avrebbe il “veto” sulle aspirazioni ucraine di aderire ai blocchi occidentali.
La Russia ripetutamente avvertiva che se l’Ucraina aderisse alla NATO sarebbe una violazione inaccettabile alla sicurezza nazionale. Inoltre, appariva che NATO ed UE si raffreddassero sull’adesione dell’Ucraina a causa di notizie preoccupanti su violazioni dei diritti umani, corruzione politica e stato doloroso dell’economia. Poroshenko, sempre petulante, e il suo regime neo-nazista a Kiev vogliono lo scontro con la Russia per rafforzare i loro folli piani di adesione a NATO ed UE. E accettando l’ultima provocazione, sembra che NATO ed UE ingollino la feccia che il regime di Poroshenko gli serve.

Traduzione di Alessandro Lattanzio