L’Ucraina inscena una nuova provocazione perseguendo un’agenda nascosta

Peter Korzun SCF 27.11.2018

Il 25 novembre, tre navi militari ucraine effettuavano una traversata non autorizzata delle acque territoriali russe. La Guardia Costiera russa le costrinse a rispettare le regole che non seguirono fatto. Non c’è dubbio che Kiev abbia inviato le navi per provocare deliberatamente la Russia. Ogni nave che attraversa quella via d’acqua deve contattare le autorità del porto marittimo di Kerch, riferire rotta e destinazione e avere il permesso di navigare. È davvero così semplice, ma il gruppo di navi ucraine non comunicò alla Russia i piani. Gli avvertimenti a fermare le loro pericolose manovre non furono accolti. Le navi ucraine ignorarono in modo provocatorio le richieste di lasciare le acque territoriali della Russia. Kiev si è affrettava ad accusare Mosca di “aggressione militare”. L’incidente attraeva immediatamente i titoli dei giornali, coi capi occidentali che alzavano la voce per sostenere l’Ucraina senza nemmeno avere i dettagli su esattamente ciò che era accaduto o su ciò che aveva scatenato tale svolta pericolosa degli eventi. Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, non perse tempo per esprimere “pieno sostegno ad integrità territoriale e sovranità dell’Ucraina, inclusi i diritti di navigazione nelle acque territoriali ai sensi del diritto internazionale”. Canada, Polonia e Danimarca, oltre ad altri Paesi, furono lesti ad unirsi al coro anti-russo, allo scopo di eliminare dettagli e qualsiasi tentativo di avere informazioni sulle cause reali di tale incidente in particolare o sul deterioramento della situazione nel Mar d’Azov in generale.
Il 26 novembre, il presidente ucraino Petro Poroshenko firmava un disegno di legge che impone la legge marziale. Una volta approvato dal parlamento, rimarrà in vigore per almeno un mese. Successivamente può essere esteso. Il presidente ucraino non sollevò la questione della legge marziale nel 2014, quando la Crimea chiese tramite referendum di aderire alla Russia. Né fece quel passo nel 2015 durante la battaglia di Debaltsevo tra gli intensi combattimenti nella parte orientale del Paese. Il conflitto con le repubbliche non lo spinse mai a considerare lo stato di emergenza. Ma trovava il recente incidente navale abbastanza grave da giustificare l’imposizione della legge marziale prima delle elezioni presidenziali, secondo cui i sondaggi aveva scarse probabilità di vittoria. La mossa ridurrà le libertà civili e conferirà alle istituzioni statali maggiori poteri durante le elezioni previste per il 31 marzo 2019, se non rinviate. Le elezioni presidenziali, parlamentari e locali, così come scioperi, proteste, manifestazioni e manifestazioni di massa sono tutti proibiti dalla legge marziale. L’incidente in mare potrebbe non essere l’unica provocazione. La situazione al confine con le repubbliche cominciò a peggiorare non appena iniziarono a riversarsi le notizie sull’incidente del mare. Nella serata del 26 novembre, furono segnalati pesanti bombardamenti delle forze ucraine sulle zone residenziali dell’Ucraina orientale.
Un altro motivo, la provocazione fu inscenata per accelerare la procedura di adesione alla NATO. L’accordo Russia-Ucraina del 2003, in cui si afferma che il Mar d’Azov è considerato acque nazionali di entrambi i Paesi, può essere annullato. Un disegno di legge per abrogare il trattato fu introdotto nel parlamento ucraino (Rada) la scorsa estate. Vieta ad ogni nave da guerra di entrare nel mare senza il consenso di entrambe le nazioni. Se questo accordo venisse abbandonato, entrerebbe in vigore la Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare. Le acque territoriali della Russia e dell’Ucraina si estenderebbero per 12 miglia dalle rispettive coste. L’interno di quel mare diventerebbe acque internazionali, consentendo alle navi della NATO di entrare nel Mar d’Azov senza restrizioni. Kiev spera anche che aumentino gli aiuti militari dalla NATO, permettendo così di costruire una potente difesa navale e costiera. Vorrebbe avere la missione di monitoraggio internazionale nel Mar d’Azov, probabilmente sotto l’egida dell’OSCE e con la partecipazione di Paesi ostili alla Russia. Un’altra cosa che il presidente ucraino vorrebbe vedere è il presidente degli Stati Uniti Trump annullare l’incontro col Presidente Putin al vertice del G20 in Argentina. Cosa ha spinto Kiev? Il sostegno occidentale. Il 25 ottobre, il parlamento europeo adottava una risoluzione sul Mar d’Azov a suo sostegno dell’Ucraina. Il 19 novembre, l’Alto rappresentante delle Nazioni Unite per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini dichiarava che i ministri degli esteri dell’UE avevano discusso “misure mirate” contro la Russia a causa della situazione nel Mar d’Azov. Gli Stati Uniti continuano ad espandere gli aiuti militari all’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno già una struttura militare a Ochakovo. Una volta che le fregate Oliver H. Perry arriveranno in Ucraina, saranno seguite da istruttori statunitensi. Presenza ed infrastrutture militari degli Stati Uniti si espanderanno gradualmente. La Gran Bretagna fa la stessa cosa.
Il sostegno dell’occidente incoraggia l’Ucraina ad aumentare le tensioni. La Corte costituzionale dell’Ucraina ha appena approvato un emendamento per proclamare l’appartenenza a NATO ed UE come obiettivi ufficiali. Se approvati dal parlamento, gli accordi di Minsk diventeranno nulli perché la Russia inizialmente accettò di rispettarli a condizione che l’Ucraina rimanga uno Stato neutrale. Nessuno ha bisogno di tensioni così acute in un’area con tanta attività navale. Tutte le nazioni marittime vogliono che le rotte siano libere e protette dalla legge. Maggiore è il sostegno politico e militare a Kiev, maggiore è la possibilità che una scintilla incendi il Mar d’Azov diffondendosi ulteriormente. La responsabilità spetta a chi spinge Kiev e quindi acuisce le tensioni perseguendo obiettivi politici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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