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L’Ucraina provoca la Russia, a quale fine?

Tony Cartalucci, LD, 27 novembre 2018

La Russia sequestrava tre navi militari ucraine che ne violavano il territorio nei pressi del ponte di Crimea, appena completato. L’incidente è una chiara provocazione di Kiev e probabilmente ideata dai suoi sponsor occidentali, in particolare Washington e Londra. Le navi militari ucraine sono infatti autorizzate a passare dal Mar Nero al Mar d’Azov purché lo notifichino preventivamente alle autorità russe. Il Mare di Azov, secondo un accordo congiunto firmato da Kiev e Mosca nel 2003, è considerato acque interne da Ucraina che Russia. Col completamento del ponte di Crimea che collega la Crimea al resto del territorio russo attraverso lo stretto di Kerch, le misure di sicurezza sono comprensibilmente aumentate. Secondo i media statali russi, le navi militari ucraine già osservarono il protocollo concordato quando transitarono nello Stretto di Kerch. Per provocare, ora sceglievano di non farlo. La TASS spiegava nell’articolo”Le tre le navi della Marina ucraina che hanno violato i confini della Russia sono detenute nel Mar Nero”, che: “Il Servizio federale di sicurezza russo (FSB) osservava che l’Ucraina sapeva della procedura per il passaggio delle navi da guerra attraverso il mare territoriale russo e il canale di Kerch-Enikale, avendo già impiegato questa procedura per il passaggio inerme”. Tale incidente è solo l’ultimo tra le crescenti tensioni nel Mar d’Azov.

Le tensioni nel mare di Azov non sono nuove
Le tensioni si sono scatenate da quando il regime ucraino sostenuto dalla NATO ha preso il potere nel 2014. Articoli sui media occidentali e conferenze sponsorizzate dalla NATO che precedevano lo scontro sullo stretto di Kerch sono ossessionati dallo smantellamento dei trattati firmati da Kiev e Mosca sull’uso del Mar d’Azov. così come dalla militarizzazione del mare ucraino, in particolare sulla riaffermazione di un’illusione di controllo sulla Crimea russa. Ad agosto, Radio Free Europe Radio Liberty del dipartimento di Stato degli Stati Uniti in un articolo intitolato “Sea Of Troubles: Azov Emerging As ‘Tinderbox” in Russia-Ucraina Conflict” ammetteva che l’Ucraina costruiva un presenza militare e non solo definiva l’accordo del 2003 sull’uso comune del Mare d’Azov “controverso”, ma anche ammise appelli in Ucraina per “strapparlo”. Ad ottobre, il “New Europe Center, facciata finanziata dal governo degli Stati Uniti (pagine 32 e 33, ()) affermava di “aumentare il sostegno alle prospettive ucraine europee ed euratlantiche tra gli opinionisti e i funzionari di UE e NATO”, teneva un evento intitolato” Trattato con la Russia su Azov: come dovrebbe agire l’Ucraina?” Il New Europe Centre riassumeva affermando: “Kiev dovrebbe approfondire la questione della denuncia dell’accordo tra la Federazione russa e l’Ucraina sulla cooperazione nell’uso del Mare di Azov e dello stretto di Kerch del 2003, ma nel complesso questo accordo non corrisponde agli interessi ucraini”. Il consenso tra gli “esperti” finanziati dagli Stati Uniti era che Kiev doveva denunciare l’accordo, ma non aveva alcun mezzo per imporre la sua volontà facendo pressione sulla Russia fuori dal Mar d’Azov o modificandone lo status quo in modo significativo dopo aver denunciato l’accordo. Va ricordato che l’uso congiunto del Mar d’Azov e tutti i vantaggi economici e strategici connessi erano pienamente apprezzati dall’Ucraina fino al colpo di Stato del 2014. Attraverso una serie di ferite autoinflitte, il nuovo regime di Kiev ha deliberatamente scacciato gli interessi commerciali russi, paralizzato un punto di transito energetico dalla Russia all’Europa e ora complicato il proprio accesso al Mar d’Azov, tutto solo per fare dispetto alla Russia per amore di Washington senza giovare né all’Ucraina né ai capi di Kiev. L’esistenza del ponte di Crimea, che in effetti limita numero e dimensioni delle navi mercantili in grado di transitare verso i porti ucraini e russi sul Mar d’Azov, non sarebbe stato necessario se Kiev non avesse scelto di svolgere il ruolo di agente di Washington, Londra, e Bruxelles.

Perché l’Ucraina dichiara la legge marziale solo adesso?
Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha usato l’incidente per proporre la legge marziale. The Guardian nell’articolo “Il presidente dell’Ucraina propone la legge marziale dopo che la Russia ha sequestrato le navi”, affermava: “I parlamentari ucraini avrebbero votato sulla proposta del presidente Petro Poroshenko a seguito di un gabinetto di guerra di emergenza nella notte. Poroshenko ha detto che la mossa era destinata a scopi difensivi e non implicherà la dichiarazione di guerra”. Si è perplessi tuttavia sul perché Poroshenko stia proponendo la legge marziale in Ucraina ora, per un incidente accaduto in mare, e soprattutto considerando Poroshenko, altri a Kiev, e loro sostenitori occidentali affermare costantemente negli anni che l’Ucraina già subisce una presunta invasione russa nelle regioni orientali. Poroshenko durante il suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU del 2018 si spinse a chiedere una missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite per ripristinare l’integrità territoriale dell’Ucraina da quella che definiva esplicitamente “aggressione russa”, avrebbe segnalato RFE/RL. Quindi o Poroshenko mentiva sull’aggressione russa, altrimenti perché l’Ucraina non sarebbe stata a lungo sotto legge marziale, o il governo di Poroshenko inscenava tale provocazione nello Stretto di Kerch proprio per dichiarare la legge marziale per servire le ragioni politiche sue e dei suoi sostenitori occidentali.

A che fine?
Per Poroshenko, la legge marziale significa ritardare le elezioni in cui potrebbe perdere se svolte nei tempi previsti. Per gli sponsor occidentali di Kiev, tale escalation pone teoricamente pressione su Mosca, in particolare in un momento in cui gli interessi statunitensi in Siria hanno subito sconfitte permanenti coll’intervento della Russia. Invita inoltre ulteriori scuse ad imporre sanzioni contro la Russia, e forse anche ad una maggiore presenza militare di USA-Regno Unito-Europea sul territorio ucrain. Il think tank multinazionale finanziato dalla NATO, il Consiglio Atlantico, in un post intitolato “Lo scontro Russia-Ucraina riscalda il mare di Azov: Echi della guerra della Russia alla Georgia?” Prescriverebbe un elenco di risposte che sperava di vedere in reazione a ciò è essenzialmente una provocazione ucraina. Tali risposte comprendevano la vendita di armamenti all’Ucraina, con grande entusiasmo dei numerosi sponsor dell’industria bellica atlantista, tra cui Raytheon e Lockheed Martin, l’invio di navi da guerra statunitensi nel Mar d’Azov, riconosciute da Ucraina e Russia come “acque interne” e non “acque internazionali “e una proposta di “completo congelamento dei beni almeno sulla prima banca russa”, finché l’Ucraina non sarà autorizzata a proseguire la militarizzazione del Mar d’Azov. Tali provocazioni, tuttavia, sono già un segno di suprema debolezza sia dell’Ucraina che degli sponsor occidentali, compresa la NATO. C’è anche il fatto che l’attuale regime occupante a Kiev fu messo al potere non attraverso le elezioni, ma con un colpo di Stato violento organizzato da Washington, Wall Street, Londra e Bruxelles. I tentativi di rivendicare la reazione della Russia al golpe del 2014 sono viola della sovranità dell’Ucraina o che il rimpatrio della Crimea in Russia sia una violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina, quando il cambio di regime a Kiev nel 2014 aveva già eliminato entrambi, esaurisce la credibilità di cui l’occidente ha bisogno per completare tale ultima tappa della sua agenda ucraina. L’ordine internazionale di Washington, basato su “si potrebbe fare bene” ora gli si ritorce contro mentre Washington ritiene che non sia più il “più potente”. Tuttavia, un egemone spericolato e declinante è pericoloso. L’Ucraina e i suoi sponsor occidentali non hanno i mezzi diplomatici, economici e militari per fare pressioni sulla Russia in qualsiasi modo, rimanendo solo con spinte sconsiderate e la possibile provocazione di un conflitto veramente catastrofico come alternativa. Per la Russia, il tempo è dalla sua. Più che assicurare i propri interessi e proteggere il popolo della Federazione Russa e chi solca il Mar d’Azov, compresi i residenti della Crimea, Mosca dovrà sventare a tempo pieno le azioni selvagge di Washington ed impedire una competizione geopolitica aggressiva e sempre più letale verso una guerra catastrofica.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio