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La Russia risponde alle provocazioni ucraine

Alessandro Lattanzio, 26/11/2018

All’arrembaggio miei lupi di mare

Il governo nazioligarchico ucraino, posto al potere da un golpe di Gladio nel febbraio 2014, avvia la propria fraudolenta campagna elettorale con una nuova provocazione contro la Russia. Il 24 novembre unità ucraini occupavano posizioni nella zona neutrale tra il territorio occupate dalle forze kievite e il territorio della Repubblica Popolare di Donetsk; e il 25 novembre, unità navali ucraina tentavano di forzare lo Stretto di Kerch, nel Mare di Azov, acque territoriali della Federazione Russa. Gli ucraini avevano fatto salpare da Berdjansk, porto sul Mar d’Azov, un convoglio composto dal piccolo rimorchiatore Jany Kapu e da 2 motobarche blindate Gurza-M, Berdjansk e Nikopol, acquistate dalla guardia costiera degli Stati Uniti, con il preciso intento di violare le acque territoriali e la sovranità della Federazione Russa. L’Ucraina è tenuta a presentare richiesta di passaggio per lo stretto di Kerch, essendo la Crimea parte della Federazione Russa, e quindi lo stretto di Kerch è esclusivamente acque territoriali russe, amministrate secondo il trattato sullo status giuridico del Mare di Azov e dello Stretto di Kerch, firmato nel 2003 da Russia ed Ucraina, che prevede che l’ingresso di navi militari è consentito solo di comune accordo.
Quando le imbarcazioni ucraine entrarono nelle acque russe senza comunicarlo, intervenivano le unità della Guardia Costiera russa, i pattugliatori Proekt-745P Don e Proekt-2260 Izumrud, il pattugliatore veloce Proekt-12200 Suzdalets e il cacciamine Proekt-266M Vitzeadmiral Zakharyin. Oltre alle navi di pattuglia, le Forze Armate russe facevano decollare 2 aerei d’attacco Su-25 e 2 elicotteri d’attacco Ka-52.

Nelle manovre contro le unità ucraine, il Don speronava il rimorchiatore, mentre le due motobarche tentavano di superare lo stretto, sparando alle unità della Guardia Costiera russa. Ma infine, le navi ucraine venivano sequestrate ed internate nel porto di Kerch, e le 23 persone a bordo arrestate, tra cui 3 feriti. Alle 4.00, eliminata la minaccia, il traffico attraverso lo Stretto di Kerch riprendeva. Uno dei marinai ucraini fu ferito dal suo comandante, perché si rifiutava di eseguire l’ordine di aprire il fuoco sulle navi russe, mentre il capitano del Nikopol consegnava la sua barca alle guardie di frontiera russe. Inoltre, il tentativo ucraino di attraversare lo Stretto di Kerch senza il consenso russo violava gli articoli 7, 19 e 21 della Convenzione sul diritto del mare delle Nazioni Unite.

Nikopol
Berdjansk

Il Centro per le relazioni pubbliche del Servizio di sicurezza federale russo (FSB), dichiarava, “Le navi della Marina ucraina Berdjansk, Nikopol e Jany Kapu, che stamattina hanno violato il confine di Stato russo, hanno compiuto un altro tentativo illegale nel mare territoriale russo alle 19:00 del 25 novembre. Non hanno risposto alle richieste legittime delle navi e dei battelli del Servizio di Guardia del Confine della Russia, che li scortava a fermarsi immediatamente, eseguendo manovre pericolose. Le armi sono state usate per costringere le navi da guerra ucraine a fermarsi. I tre militari feriti delle forze armate ucraine hanno ricevuto assistenza medica”. L’FSB precisava anche che altre due navi da guerra ucraine, Kremenchug e Lubnij, erano salpate da Berdjansk per raggiungere le prime tre navi. Tuttavia, ritornavano alla base, “Prima di prendere decisioni così pericolose e irresponsabili, la leadership di Kiev dovrebbe pensare alle possibili conseguenze di tali azioni”.
L’ambasciata russa a Kiev di notte veniva assaltata e veniva bruciata un’auto dei diplomatici russi. Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa definito tutto ciò deliberata provocazione, e sempre il Ministero degli Esteri russo indiceva una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le forze navali ucraina entravano in stato di allerta, anche se non ha mezzi da mobilitare. Il tutto rientrava nel piano del dittatore della junta di Kiev Poroshenko d’introdurre la legge marziale in Ucraina, per evitare le nuove elezioni. Il governo ucraino, su istigazione dagli Stati Uniti, vuole istituire un porto militare nel Mar d’Azov. Già il il 23 settembre due navi della marina ucraina, una nave da soccorso e un rimorchiatore, avevano passato lo stretto, ed ad ottobre il governo russo avvertì che non avrebbe consentito l’ulteriore militarizzazione del Mar d’Azov per mano della NATO e degli Stati Uniti. Da quando la Russia ha inaugurato il ponte di Kerch che collega la Crimea alla Russia, gli agenti d’influenza e della disinformazione statunitensi ed occidentali minacciano di distruggere il ponte, mettendo in guardia i russi. La Federazione Russa ha pieno diritto di proteggere il proprio territorio dal passaggio di unità pirata ucraine.