Il governo inglese dirige una campagna anti-russa segreta

Moon of Alabama, 24 novembre 2018

Nel 2015 il governo della Gran Bretagna lanciò un’operazione segreta per inserire propaganda anti-russa nel flusso mediatico occidentale. Si sono già viste molte conseguenze di essa e di altri programmi simili volti a diffamare chiunque non segua le linee del governo anti-russo. Anche la campagna di diffamazione della “collusione russa” contro Donald Trump, basata sul dossier Steele, fu un’operazione in gran parte inglese, ma sembra parte di un piano diverso. L'”Iniziativa per l’integrità” costruisce “cluster” o gruppi di contatto tra giornalisti, militari, accademici e lobbisti fidati in Paesi stranieri. Costoro ricevono direttive tramite i social media agendo quando il centro inglese ne ha l’esigenza. Il 7 giugno, il cluster spagnolo impiegò poche ore per far deragliare la nomina di Perto Banos a direttore del dipartimento di sicurezza nazionale in Spagna. Il gruppo decise che aveva una visione troppo positiva della Russia e lanciò una campagna di diffamazione sui social media coordinata contro di lui. L’Iniziativa e le sue operazioni sono state smascherate quando furono diffusi documenti, incluse richieste di finanziamento al Foreign Office inglese, pubblicandoli sotto l’etichetta “Anonymous” su cyberguerrilla.org. L’iniziativa è gestita nominalmente dall’organizzazione non governativa (finanziata dal governo) The Institute For Statecraft e il suo manuale interno ne descrive lo scopo: “L’iniziativa per l’integrità fu istituita nell’autunno 2015 dall’Istituto per la Statocrazia in collaborazione con la Libera Università di Bruxelles (VUB) per portare all’attenzione di politici, responsabili politici, opinion leader e altri interessati sulla minaccia posta dalla Russia alle istituzioni di Regno Unito, Europa e Nord America”. Elenca Bellingcat e Consiglio atlantico come “organizzazioni partner” e promette che: “I membri del cluster saranno inviati a sessioni formative all’estero per migliorare la competenza tecnica del cluster nel gestire la disinformazione e rafforzare i legami nella comunità dei cluster… (Eventi con DFR Digital Sherlock, Bellingcat, EuVsDisinfo, Buzzfeed, Irex, Detector Media, Stopfake, LT MOD Stratcom, si aggiungano nomi e partecipanti ai cluster desiderati)”. Le iniziative dallo slogan orwelliano è “Difendere la democrazia contro la disinformazione”. Copre Paesi europei, Regno Unito, Stati Uniti e Canada e sembra voler espandersi in Medio Oriente. Nella pagina Chi siamo afferma: “Non siamo un ente governativo, ma lavoriamo con dipartimenti governativi e agenzie che condividono i nostri obiettivi”.
I piani dei budget ora pubblicati mostrano che oltre il 95% dei finanziamenti dell’Iniziativa proviene direttamente da governo inglese, NATO e dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Tutte le “persone di contatto” per creare “cluster” in Paesi stranieri sono funzionari di ambasciate inglesi. Si tratta di una campagna d’influenza del governo inglese nascosta da una pseudo-ONG della “società civile”.
L’organizzazione è guidata da un certo Chris N. Donnelly che riceve 8100 sterline al mese per la creazione della rete di campagne diffamatorie.
Dal bilancio 2017/18 si apprende come funziona l’iniziativa: “Contro la disinformazione e l’influenza maligna russa in Europa: espansione delle conoscenze; sfruttare le competenze esistenti e istituire una rete di esperti, formatori di opinioni e responsabili politici, per educare il pubblico nazionale alla minaccia e aiutare a costruire capacità nazionali per contrastarla”. L’iniziativa ha una visione manichea basata sull’illusione “noi siamo i buoni”. Quando “noi” “istruiamo” il pubblico straniero attraverso operazioni segrete del governo, è legittimo. Quando gli altri fanno cose simili, è disinformazione. Ovviamente non è vero. L’esistenza stessa dell’Iniziativa, creata per manipolare segretamente il pubblico, è la prova che tale visione è sbagliata. Se fosse legittima come pretende, perché il Foreign Office lo gestiva di nascosto come ONG? L’iniziativa non è l’unica operazione del genere. L’applicazione richiede finanziamenti maggiori col “Programma di comunicazione strategica in lingua russa” gestito dal Foreign Office. Cos’altro è finanziato dal budget di tale programma?
La richiesta di budget 2017/18 chiedeva un finanziamento FCO di 480635 sterline, ricevendone 102000 in cofinanziamento da NATO e ministero della Difesa lituano. Il bilancio 2018/19 mostra una spesa pianificata di 1961000 sterline. I co-sponsor di quest’anno sono sempre NATO e lituani, ma includono anche dipartimento di Stato USA con 250000 sterline e Facebook con 100000 sterline. Il budget prevede una forte cooperazione coi militari in ogni Paese, rilevando la generosità della NATO nel finanziare i cluster locali.
Uno dei documenti diffusi è un promemoria sui punti di discussione etichettato Top 3 Deliverable for FCO:
“- Sviluppare e dimostrare il concetto di cluster e la metodologia, creando cluster in una serie di Paesi dalla circostanze diverse
– Fare in modo che le persone (nel governo, nei think tank, militari, giornalisti) vedano il quadro generale, facendo sì che la gente riconosca che siamo sotto deliberato attacco ibrido da parte della Russia
– Aumentare la velocità di risposta, mobilitare la rete dell’attivismo alla ricerca del “minuto d’oro”
Nella parte superiore 1, l’impostazione dei cluster visualizza un elemento secondario:
– Connettere i media col mondo accademico e i responsabili politici coi professionisti di un Paese per influenzare politica e società: (Jelena Milic silenzia le voci pro-kremlino sulla TV serba)”.
Difendere la democrazia mettendo a tacere certe voci sulla TV pubblica appare un concetto contraddittorio.
Un altro sotto-commento nota come l’iniziativa influenzi segretamente i governi stranieri: “Ci impegniamo molto discretamente coi governi, basandosi interamente su contatti personali fidati, in particolare per garantire che non vedano il nostro lavoro come problema e cercare d’influenzarli delicatamente, come si conviene a un’operazione di ONG indipendente come la nostra;
– Germania, passando per il Zentrum Liberale Moderne fino all’ufficio della Cancelliera e al MOD
– Paesi Bassi, dall’HCSS al MOD
– Polonia e Romania, a livello di ufficio nei loro AMF tramite i rappresentanti della NATO
– Spagna, tramite consulenti speciali, nell’ufficio di MOD e PM (nb questo potrebbe cambiare molto presto col nuovo governo)
– Norvegia, tramite contatti personali nel MOD
– HQ NATO, tramite l’Unità di pianificazione politica dell’ufficio del Segretario Generale.
Abbiamo contatti latenti con altri governi che attiveremo man mano che i cluster si sviluppano”.
Uno sguardo ai “cluster” istituiti in Stati Uniti e Regno Unito mostra alcuni nomi importanti.

I membri del Consiglio Atlantico, che ha un contratto per censurare post su Facebook, appaiono in diversi cluster. Il nucleo centrale del Regno Unito comprende anche alcuni nomi di spicco come l’evasore William Browder , lo scribacchino dell’Atlantic Council Ben Nimmo e l’editorialista neocon del Washington Post Anne Applebaum. Una persona interessata è Andrew Wood che consegnò il dossier sporco di Steele al senatore John McCain per diffamare Donald Trump sulle presunte relazioni con la Russia. Un sottocontenuto separato dei cosiddetti giornalisti nomina Deborah Haynes, David Aaronovitch del London Times, Neil Buckley del FT e Jonathan Marcus della BBC. Un “Cluster Roundup” del luglio 2018 descrive le sue attività in almeno 35 Paesi. Un altro file rivela le istituzioni partner locali e le persone coinvolte nei programmi. (Sì, ci sono anche dei notissimi ‘giornalisti’ italiani. NdT)
La Guida alle Iniziative per contrastare le informazioni russe è una lettura piuttosto divertente. Elenca l’abbattimento del volo MH-17 con un missile ucraino, il falso incidente chimico di Qan Shayqun e l’affare Skripal come esempi di “disinformazione russa”. Ma almeno due di questi eventi, Qan Shayqun tramite il Regno Unito che gestisce i caschi bianchi e l’affare Skripal, sono evidentemente operazioni di disinformazione dell’intelligence inglesi. I documenti probabilmente più interessanti sono il “Project Plan”, illustrato alle pagine 7-40 del budget 2018v2, che sotto “Sustainability” annota: “Il programma si propone di operare almeno fino al marzo 2019, per garantire che i cluster stabiliti in ciascun Paese abbiano tempo sufficiente per mettere radici, trovare finanziamenti e dimostrare efficacia. I finanziamenti FCO per la fase 2 consentiranno di espandere le attività su ampia scala. Man mano che i cluster sono stabiliti, iniziano ad accedere a fonti locali di finanziamento. Ma questo è un processo più lento e difficile in alcuni Paesi rispetto ad altri. HQ NATO PDD (Public Diplomacy Division) si dimostrava una fonte affidabile di finanziamento per i cluster nazionali. L’ATA (Atlantic Treaty Association) promette lo stesso, dando accesso ad altri fondi di NATO e nazioni membri. Il finanziamento da parte di fonti governative istituzionali e nazionali degli Stati Uniti fu ritardato da dispute nel governo, ma nel marzo 2018 sembra che il punto morto sia stato risolto e che i finanziamenti dovrebbero fluire.
Il programma iniziò a creare massa critica di individui provenienti trasversalmente dalla società (gruppi di riflessione, università, politica, media, governo e militari) i cui lavori si rafforzando a vicenda. La creazione della rete di reti dava a ciascun gruppo nazionale coerenza, credibilità e portata locali, nonché buon accesso internazionale. Insieme, tali condizioni, oltre alla crescente consapevolezza nei governi della necessità di tale lavoro, dovrebbero garantire la continuità del lavoro sotto vari auspici e in varie forme”.
La terza parte della richiesta di bilancio elenca le varie attività e i risultati. Il piano del budget include una sezione che descrive i “rischi” dell’iniziativa, come l’hackeraggio delle iniziative IT e: “Pubblicità negativa generata dalla Russia o sostenitori della Russia nei Paesi target, o dai gruppi politici e d’interesse interessati dal programma, volti a screditare programma e partecipanti, creando imbarazzo politico”.
Speriamo che questo pezzo contribuisca a tale imbarazzo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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