L’ultimo Generale dell’Afghanistan

John F. Burns New York Times 10 maggio 1990

Mentre i governanti dell’Afghanistan vengono assassinati o cacciati in esilio. Muhamad Aslam Watanjar era uno dei più eminenti esponenti sopravvissuti nel Paese. In qualità di carrista, il generale suggellò il successo della rivoluzione del 1978 attaccando al Ministero della Difesa del precedente sovrano, Muhamad Daud. Ora, come Ministro della Difesa, è il guardiano di ciò che rimane del potere rivoluzionario. Due mesi fa, solo il Generale Watanjar era tra il Presidente Najibullah e l’ignominia che colpì i precedenti presidenti. Il 6 marzo, mentre Najibullah sedeva al tavolo delle conferenza nel Palazzo Gul Kharna coi componenti civili del Politburo al governo, una bomba da 500 kg fu sganciato sul palazzo da un cacciabombardiere MiG-21.

Un altro tentato di colpo di Stato
Fu il colpo di grazia a un altro tentativo di colpo di Stato, questa volta del Tenente-Generale Shahnawaz Tanai, allora Ministro della Difesa che fece un bizzarro patto con Gulbudin Hakmatyar, uno dei capi fondamentalisti che combatterono nella guerriglia per rovesciare il governo di Kabul. Quando la bomba esplose a meno di 30 metri di distanza, il soffitto della sala riunioni crollò e le finestre si frantumarono. Ma in qualche modo l’élite sopravvisse. In quel momento, la loro sopravvivenza dipendeva dal Generale Watanjar. Per prima cosa, la carica di Ministro degli Interni gli diede il controllo della Sarandoi, la polizia paramilitare dotata di carri armati ed armi pesanti. Per altro, il Generale Watanjar fu a lungo considerato fedele sostenitore del Khalq, l’ala intransigente del Partito democratico popolare al potere, sempre più irrequieto verso Najibullah. A prima vista, il Generale Watanjar sembrava probabile si unisse al Generale Tanai, altro leader del Khalq, piuttosto che a Najibullah. Ma quando i capi scossi, guidati da Najibullah, raggiunsero il posto di comando sotterraneo, trovarono il Generale Watanjar insieme al capo della polizia segreta, Faruq Yaqubi, componente del Politburo.

Premiato con la quarta stella
Non avendo raggiunto il Generale Tanai per telefono, il Generale Watanjar ordinò a un battaglione del Sarandoi, sostenuto da truppe della polizia segreta, d’intercettare la 15.ma Brigata dell’esercito, inviata dal Generale Tanai ad assaltare il palazzo dalla base presso la famigerata prigione di Pul-i-Charki, 8 km ad est. La ricompensa del Generale Watanjar ebbe la quarta stella e un elogio radiofonico di Najibullah e due ore dopo fu nominato nuovo Ministro della Difesa. Il Generale Watanjar seguì il discorso radiofonico ordinando all’esercito di catturare il Generale Tanai “vivo o morto”. Ora il Generale Watanjar si era insediato el palazzo di Darulaman, un piano sotto l’ufficio del Generale Tanai, che fu distrutto dal tiro dei carri armati nel tentativo di colpo di Stato. Sebbene gli aiutanti avessero preparato risposte programmate per un’intervista, il generale, di 44 anni, non ebbe bisogno di suggerire le domande che tutti gli ospiti presentarono dopo la promozione, se volesse sfidare Najibullah. ” Non penserei nemmeno di unirmi a trame così diaboliche”, disse, la sua voce tradiva rabbia. ”Ho aderito alla rivoluzione per liberare il mio popolo dalla miseria non per gettarmi nel saccheggio con una manciata di traditori. Tanai era ambizioso ed egoista, senza coscienza, e il suo destino è quello dei traditori ovunque, l’amarezza dell’esilio e della disgrazia”.

Sentimenti schivi
Dato che il tentativo di colpo di Stato del Generale Tanai in 24 ore si concluse con la fuga in elicottero in Pakistan, i diplomatici fecero una nuova valutazione del Generale Watanjar. Anche se del Khalq, dicono i diplomatici, è un militare veterano, a capo delle Forze Armate, due volte Ministro degli Interni, delle Comunicazioni e della Difesa, perché evitò il coinvolgimento nelle faide etniche, personali e ideologiche che lacerarono il partito al governo. Il Generale Watanjar lo mise più semplicemente; le distinzioni tra Khalq e Parcham, tradizionali rivali nel partito, sono, disse, “inutili e irrilevanti”, chiaramente perché i rivoluzionari con le spalle al muro non possono permettersi faide, e perché Najibullah aveva escluso l’ideologia nei suoi appelli alla pace ai guerriglieri. Su altre questioni, gran parte della sceneggiatura del Generale Watanjar risuonava negli articoli de The Kabul Times, rigido giornale governativo. “Le Forze Armate della Repubblica dell’Afghanistan hanno inflitto colpi seri ai guerrafondai a Khost e altre parti del Paese”, affermava riferendosi ai ribelli islamisti.

Vittorie delle Forze Armate
Nonostante formule così rigide, i diplomatici sostengono che le forze di Kabul di fatto ottennero risultati migliori dal tentato golpe, avanzando presso Jalalabad, la città strategica ad est di Kabul, e sventando un’ampia offensiva dei ribelle su Khost, città natale del Generale Tanai. E i diplomatici dicono che il Generale Watanjar potrebbe essere un comandante più efficace del Generale Tanai, ufficiale paracadutista di 36 anni. Istruito in un’accademia militare di Kabul, e poi addestrato dagli specialisti carristi sovietici, il Generale Watanjar ha per passatempo la “storia della lettura”, qualcosa che di solito non si pensa sia curata dall’élite di Kabul. Insieme ad altri interessi, il Generale Watanjar si diletta lavorando con martelli pneumatici e trivelle. Il Darulaman Palace, costruito nel 1923 per ospitare il primo Parlamento del Paese, era in rovina dal tentativo di colpo di Stato, tetti e pareti bucati dai tiri, i corridoi colmi di acqua piovana. Gli artigiani si arrampicano su impalcature di legno, riparando fregi e architravi. In quello che era l’ufficio del Generale Tanai, decorato ancora con un dipinto ad olio di un soldato sovietico che compie un attacco notturno attraverso la neve, un vecchio applicava foglie d’oro alle modanature appena intonacate preparate dal Generale Watanjar, forse silenziosamente desideroso che il il nuovo occupante dell’ufficio non metta a rischio le abilità da artigiano, permettendo la presa sul potere del signor Najibullah.

Forze Sarandoy

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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