Yemen condannato da Washington, Londra e Parigi

SCF 23.11.2018

C’era qualcosa di grottesco e ripugnante nel presidente degli Stati Uniti Donald Trump al rituale del perdono di un tacchino paffuto per la festa del Ringraziamento di questo fine settimana. Nella stessa settimana, un ente di beneficenza inglese riferiva che 85000 bambini di età inferiore ai cinque anni sono morti per denutrizione nella guerra allo Yemen. La giustapposizione di immagini è nauseante e scandalosamente offensiva in ogni senso della moralità umana. Trump è partito per la sua villa di lusso in Florida questo fine settimana per rimpizzarsi di buon cibo, mentre i bambini dello Yemen muoiono di fame come risultato diretto delle politiche belluine del suo Paese sostenendo l’aggressione saudita. Save the Children stima che milioni di altri bambini yemeniti sono sull’orlo della fame per la guerra nel Paese della penisola arabica. Queste vittime innocenti si aggiungono alle decine di migliaia di bambini uccisi o mutilati dagli attacchi aerei sauditi effettuati nello Yemen negli ultimi quattro anni. Siamo assolutamente chiari. Tale orrendo bilancio è risultato diretto del sostegno militare di Washington alle forze saudite e della coalizione araba che hanno attaccano lo Yemen dal marzo 2015. Anche Gran Bretagna e Francia sono cruciali rifornitori militari e quindi ugualmente complici.
Il blocco alle rotte marittime, aeree e terrestri dello Yemen ha creato una situazione infernale per la popolazione di 28 milioni di abitanti, esclusa dalle forniture umanitarie di base, come cibo, acqua e medicine. È difficile non vedere come la guerra allo Yemen sia un crimine di guerra monumentale che implica un deliberato genocidio, in cui Washington, Londra e Parigi sono totalmente responsabili. Anche i media aziendali occidentali hanno una pesante responsabilità. Per la maggior parte della guerra allo Yemen, i media hanno dato scarsa copertura, né approfondito la complicità dei loro governi. I media occidentali si riferiscono allo Yemen come “guerra dimenticata”. È solo “dimenticato” perché tali media l’hanno ignorato vergognosamente. Recentemente, le tre potenze occidentali hanno iniziato a premere per un cessate il fuoco e colloqui di pace tra una fazione yemenita sostenuta dai sauditi e i ribelli huthi che hanno il controllo del Paese dal 2014. Ma la risposta corretta è che la guerra finisca immediatamente, con le potenze occidentali che fermano il loro supporto militare ai sauditi. Non c’è mai stata alcuna giustificazione per la guerra. Fu lanciata dalla coalizione saudita sostenuta dall’occidente nel tentativo di reinstallare un fantoccio in esilio, Mansur Hadi, fuggito dal Paese all’inizio del 2015, espulso da una rivolta popolare guidata dagli huthi perché si rifiutò di consegnare il potere con una transizione negoziata. Stati Uniti e sauditi volevano mantenere Mansur Hadi al potere contravvenendo all’accordo negoziato derivante dalla rivolta della primavera araba nel Paese del 2011. Governi e media occidentali cercano di giustificare il conflitto descrivendolo come “guerra per procura” tra Arabia Saudita e Iran. Ci sono poche prove, se non alcuna che l’Iran sia coinvolto nello Yemen dalla parte dei ribelli huthi. Più precisamente, la guerra è semplicemente la palese aggressione dell’Arabia Saudita al vicino meridionale col sostegno di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. L’obiettivo era rovesciare la rivoluzione popolare degli huthi e reinstallare il fantoccio Mansur Hadi.
Una visione cinica delle tardive richieste occidentali di un cessate il fuoco è che darebbe al regime saudita credito nelle pubbliche relazioni assolutamente necessarie all’indomani del brutale omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Questa settimana il presidente Trump perdonava il regime saudita da qualsiasi sanzione relativa all’omicidio, dicendo che sarebbe stato un affare normale vendere enormi quantità di armi al regno petrolifero. Una protesta pubblica negli Stati Uniti e in Europa chiede che Washington intraprenda un’azione punitiva contro i governanti sauditi, sia per l’affare Khashoggi che per la catastrofe umanitaria nello Yemen. La spinta dell’amministrazione Trump a un cessate il fuoco nello Yemen sembra un suo modo di placare la protesta pubblica. Il segretario di Stato nordamericano James Mattis dichiarava che “per porre fine alla guerra in Yemen, dobbiamo fare i conti coll’Arabia Saudita”. Mattis usa il conflitto yemenita per giustificare che Washington nel mantenere normali relazioni col regime saudita. Tuttavia, Mattis crea una falsa struttura per la pace nello Yemen. Una soluzione pacifica non richiede realmente negoziati coi sauditi o il loro burattino in esilio. La fine della guerra dovrebbe essere raggiunta con la fine dell’aggressione sostenuta dagli Stati Uniti allo Yemen e l’interruzione immediata delle interferenze straniere negli affari del Paese.
Lo Yemen e i suoi bambini scheletrici sono una macchia indelebile su Washington, Londra e Parigi. Le loro pie pretese sui diritti umani e lo stato di diritto si mostrano per quello che sono: fraudolenze. Così anche per i media occidentali. Ricordiamo l’isteria e l’istrionismo occidentali sulla Siria, quando l’Esercito arabo siriano e le forze alleate della Russia liberavano città su città dal controllo dei gruppi terroristici. I governi e i media occidentali condannavano la Russia per “crimini contro l’umanità”, mentre le forze russe e siriane scacciavano i gruppi terroristici sostenuti segretamente da Washington e NATO. Fortunatamente, la Siria torna alla normalità pacifica, grazie all’intervento di principio della Russia. Eppure la dimensione orribile delle sofferenze dello Yemen è stata viene ignorata da governi e media occidentali. Certo, è perché sono complici dei crimini contro il Paese, il più povero e più vulnerabile del Medio Oriente. La rozza ipocrisia delle accuse occidentali alla Russia per presunte violazioni nella guerra in Siria è sbalorditiva di fronte alla complicità occidentale nella spaventosa aggressione e genocidio nello Yemen.
La prossima volta che un politico nordamericano, inglese o francese pontifica sulla presunta criminalità o malvagità russa, la risposta appropriata è alzare in silenzio la fotografia di un bambino yemenita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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