Sulla strategia “Una Fascia – Una Via”

D.G. Novikov, al 9.no Forum socialista mondiale di Pechino, 9 novembre 2018 – Histoire et Societé

Il Forum del socialismo mondiale è stato organizzato dall’Accademia cinese delle scienze sociali per il nono anno. Vi prendevano parte scienziati provenienti da diverse province della Cina, ma anche ricercatori stranieri. L’anno scorso, il forum fu dedicato al centenario della Grande Rivoluzione d’Ottobre. Quest’anno i partecipanti si sono concentrati sull’implementazione della strategia One Belt – One Road della Cina e sull’idea di Comunità di destino dell’umanità.

Estratti dal discorso di Novikov:
La strategia cinese “Una cintura – Una strada” celebra il primo giubileo. Esattamente cinque anni fa, nell’autunno 2013, il Presidente della Repubblica popolare cinese e Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito comunista cinese, Xi Jinping, presentò per la prima volta l’iniziativa per collegare decine di Paesi nel mondo usando corridoi economici e dei trasporti. Ciò è avveniva durante i viaggi del leader cinese nelle repubbliche dell’Asia centrale e in Indonesia. Questo è abbastanza simbolico perché il progetto Fascia e Via mira a stabilire relazioni a lungo termine e reciprocamente vantaggiose non solo tra la Cina e altri Stati, ma anche tra questi Paesi. In altre parole, è l’integrazione molteplice nelle relazioni bilaterali e multilaterali… A questa data, Pechino concluse 149 documenti di cooperazione intergovernativa con 105 Paesi in tutto il mondo. Questi accordi riguardano alcuni aspetti del funzionamento della “Fascia e Via”. Allo stesso tempo, la Cina e i suoi partner prestano la massima attenzione alla creazione di rotte dei trasporti transfrontaliere. Ciò è del tutto giustificato perché le arterie stradali, ferroviarie e di navigazione collegano le economie nazionali precedentemente separate in un’organizzazione integrata e interconnessa… Questi includono almeno alcuni dei progetti già completati o in fase di sviluppo: il corridoio economico sino-pakistano, con la costruzione del porto oceanico di Gwadar, dieci centrali elettriche, autostrade moderne e linee ferroviarie ad alta velocità, vie di comunicazione moderne a fibra ottica, ecc. In Africa, la ferrovia Addis Abeba-Gibuti, costruita col sostegno della Repubblica popolare cinese, fu commissionata e divenne la prima linea elettrificata del continente. Un’altra linea ferroviaria sul “continente nero” è la linea Mombasa-Nairobi. In corso è Nairobi-Malaba che rafforzerà l’interconnessione degli Stati dell’Africa orientale e gli consentirà di penetrare nei mercati globali.
Le relazioni col Medio Oriente si rafforzavano questa estate con la cerimonia di apertura del nuovo corridoio dei trasporti tra Cina e Iran. In treno, un cargo che attraversava il Kazakistan dalla Cina fu prima consegnato al porto di Aktau sul Mar Caspio e poi via mare al porto di Enzeli, in Iran. Il viaggio era durato 12 giorni, 18 in meno rispetto alla rotta tradizionale che collega Shanghai al porto di Bandar Abbas. Nell’Europa orientale, le compagnie cinesi hanno iniziato a costruire la linea ad alta velocità Budapest-Belgrado l’anno scorso. Successivamente, si prevede di estenderlo al porto greco del Pireo nel Mediterraneo. Il volume delle merci dalla Cina verso l’Europa è in costante aumento. Un “nodo” della Nuova Via della Seta è il centro merci di Urumqi. Più di un migliaio di treni merci sulla rotta Cina-Europa sono già stati inviati da qui. In media, tre treni merci, dai tessuti ai prodotti d’ingegneria, viaggiano ogni giorno da Urumqi ad ovest. In futuro, queste rotte dovrebbero fondersi in un’unica rete dei trasporti, diventando lo “scheletro” di una profonda integrazione economica, culturale e politica. Anche l’interdipendenza finanziaria tra i partecipanti al progetto si approfondisce. Ciò è particolarmente importante quando gli Stati Uniti usano il dollaro e il proprio sistema bancario per fare pressione sui Paesi indesiderati. Con sette Paesi della “Fascia e Via”, la Cina ha concluso accordi di compensazione in yuan. L’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) è sempre più fiduciosa. Creata nel 2014 per finanziare i progetti dell’OBOR, è diventata un’istituzione finanziaria internazionale a tutti gli effetti. Il numero di aderenti all’AIIB è cresciuto da 57 a 87 e sono stati approvati fondi per progetti dar oltre 5,3 miliardi di dollari.
Il fatto che il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, lo scorso ottobre, ne includesse la promozione nello Statuto del PCC, testimonia l’importanza della strategia “Fascia e Via”. Nel governo della Repubblica popolare cinese è stato istituito un dipartimento speciale incaricato di sovrintendere alla realizzazione di questo progetto. Ma questa è solo una parte del nuovo sistema di relazioni internazionali che la Cina cerca di creare. Questo sistema è indicato come “Comunità del destino unico dell’umanità”. Come ha recentemente affermato Xi Jinpoing, “Pensando al futuro, dovremmo incoraggiare il dialogo e condividere le responsabilità, cooperare per ottenere risultati reciprocamente vantaggiosi, cercare armonia senza omogeneità e trattare la natura con rispetto ed amare il nostro pianeta. Lo scorso dicembre ho partecipato a un forum di alto livello sui partiti politici del mondo organizzato dal Partito Comunista Cinese. 600 delegati di 300 partiti da tutto il mondo vi presero parte. Il forum confermava il crescente interesse per l’idea di “comunità di destino dell’umanità”. Il concetto di “comunità dal destino unico” mira a superare i problemi globali dell’umanità, la crescente divisione tra paesi ricchi e poveri, povertà e fame, la minaccia di catastrofi ambientali, estremismo religioso e terrorismo. La soluzione di questi problemi diventerà possibile se la base del sistema delle relazioni internazionali non sarà la concorrenza e il “diritto del più forte”, ma solidarietà, cooperazione ed assistenza reciproca. È molto importante che l’ultima sessione del Congresso nazionale del popolo abbia approvato gli emendamenti alla Costituzione della Repubblica popolare cinese. In accordo con essi, la Cina lavora “per costruire una comunità del destino comune dell’umanità”.
Notiamo anche una serie di importanti principi su cui si basa il concetto. In primo luogo, rifiuta la struttura gerarchica delle relazioni internazionali, questa piramide geopolitica, in cima alla quale c’è una sola superpotenza che detta la sua volontà al mondo e applica un’ampia gamma di misure punitive, dalle sanzioni al blocco economico alle rivoluzioni “colorate” ad aperti interventi. “Alcun singolo Paese può risolvere i molti problemi che l’umanità deve affrontare”, aveva detto Xi nel discorso al 19° Congresso del PCC. “… Qualunque sia il livello dello sviluppo raggiunto dalla Cina, non pretenderà mai di essere egemone, non perseguirà mai una politica espansionista”. In secondo luogo, la Cina crede che il socialismo in stile cinese possa diventare modello per il nuovo sistema. Questo concetto fu avviato dal “padre delle riforme cinesi”, Deng Xiaoping. Prevede lo sviluppo creativo delle idee marxiste-leniniste alla luce delle nuove realtà. Il XIX Congresso ribadiva “la costante importanza data all’incarnazione dei valori chiave del socialismo”. Secondo gli “obiettivi del secolo”, un potente Stato socialista dovrebbe essere costruito in Cina entro la metà del secolo. Secondo i leader della RPC, i principi del socialismo in stile cinese offrivano nuove alternative alle nazioni che cercavano di accelerare lo sviluppo e preservare l’indipendenza. In altre parole, il sistema socialista, arricchito dai valori tradizionali di un dato popolo, può diventare la base ideologica ed economica della “comunità del destino unico dell’umanità”. La Cina oggi offre un’alternativa alla globalizzazione capitalista, che si attua sotto gli auspici degli Stati Uniti d’America. La natura della globalizzazione di stile nordamericana sono disuguaglianza e sfruttamento. Il capitale occidentale ha costruito un sistema sofisticato in grado di pompare risorse dai Paesi del terzo mondo. Ciò si ottiene imponendo trattati diseguali ai Paesi, rendendoli schiavi dei “mostri” finanziari come Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Quando non c’è un’interferenza diretta negli affari interni dei Paesi sovrani. Il concetto di “comunità di destino dell’umanità” suggerisce che il mondo non ha altro modo che incontrarsi e integrarsi. Tuttavia, questo riavvicinamento va effettuato su un piano di parità, senza i dettami di un Paese o gruppo di Paesi. Questa è la ragione principale degli attacchi che la Cina recentemente subiva. Gli Stati Uniti hanno dichiarato la guerra commerciale a Pechino cercando di sopprimere l’accesso a tecnologie avanzate. I media occidentali hanno lanciato un’offensiva delle informazioni contro la Cina. La RPC viene accusata di “espansione” e violazioni dei diritti umani. Le autorità statunitensi dichiarano apertamente che la Cina è il principale avversario di dominio e globalizzazione di tipo nordamericano. A ciò si aggiunge la “crociata contro il comunismo” ripresa da Donald Trump. Washington teme si stabilisca un sistema di relazioni internazionali basato su principi di parità. Sui principi già discussi da V. I. Lenin dopo il completamento della grande Rivoluzione socialista d’Ottobre. Ecco perché Trump opera una svolta notevole nella propaganda statunitense. Molto dopo la distruzione dell’URSS, negli Stati Uniti si speculava grevemente sul tema del “collasso storico del comunismo”. Ora parlano di nuovo di minaccia comunista. All’assemblea generale delle Nazioni Unite, a settembre di quest’anno, Trump affermava che “il socialismo e il comunismo portano corruzione e decadenza ovunque. La sete di potere socialista porta all’espansione, all’invasione e alla repressione”. L’anti-comunismo è associato alla pressione degli Stati Uniti su Cina e Russia. Tali processi sono attentamente analizzati nell’ultimo libro del dottore in filosofia G. A. Zjuganov, Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa. Anche la pressione sulla Russia non è casuale. Come successore dell’Unione Sovietica, dalla lunga storia di successi, enorme potenziale di sviluppo ed enormi risorse, la Russia può, a determinate condizioni, diventare uno dei pilastri della “comunità dei destini dell’umanità”.
I legami economici, politici e culturali tra Russia e Cina si rafforzano. Il commercio bilaterale cresce. Nel 2016 ammontava a 69,5 miliardi e, nel 2017, a 84 miliardi di dollari. Nei primi nove mesi di quest’anno, il commercio ha già superato i 77 miliardi. Allo stesso tempo, le esportazioni di prodotti russi verso la Cina sono aumentate del 39,2%, mentre le importazioni cinesi verso la Russia sono aumentate del 12,7%. Secondo le previsioni, gli scambi tra Russia e Cina potrebbero superare i 100 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. I progetti comuni contribuiscono a costruire relazioni su nuovi livelli. Nel 2014 iniziava la costruzione del gasdotto SilaSibiri dalla lunghezza di quasi 4000 chilometri. Ogni anno verranno pompati 60 miliardi di metri cubi di gas naturale. È stato firmato un accordo quadro per la costruzione del gasdotto Altaj (o SilaSibiri-2), che consegnerà gas russo alla RPC attraverso la rotta occidentale dai Monti Altai. La Russia partecipa all’attuazione della strategia Fascia e Via. Nel 2015 è stata lanciata la più lunga linea di trasporto merci su rotaia del mondo, da Harbin ad Amburgo attraverso la Russia. Il trasporto merci è due volte più veloce delle strade e delle rotte marittime. La ferrovia ad alta velocità Mosca-Pechino potrebbe essere di grande importanza per il futuro di entrambi i Paesi. La costruzione del suo primo segmento (Mosca – Kazan) è stata oggetto di discussioni tra Russia e Repubblica popolare cinese per diversi anni. Nel 2015, russi e cinesi, in presenza dei capi di Stato, firmarono un memorandum sulla sua costruzione con tecnologie cinesi e la partecipazione di compagnie russe. Secondo gli ultimi dati, tutti i problemi tecnologici relativi alla costruzione e al funzionamento del primo tratto della strada sono stati risolti. Inoltre, furono firmati accordi per la costruzione di diverse ferrovie. La linea Belkomur (Mar Bianco – Komi – Urali), lunga oltre 1000 chilometri, collegherà Arkhangelsk a Solikamsk (territorio di Perm). Il progetto prevede anche la costruzione di un nuovo porto su acque profonde a nord di Arkhangelsk. Ci dovrebbe essere una ferrovia che collega la Siberia orientale e la provincia di Jilin, nel nord-est della Cina. Due ponti sono in costruzione sul fiume Amur: il ponte ferroviario Tongjiang – Nizhneleninskoe e il ponte stradale Hehehe – Blagoveshchensk. Le relazioni tra Russia e Cina sono integrate nel formato multilaterale. C’è interazione nei SCO e BRICS. Inoltre, proseguono i negoziati sull’interfaccia tra One Belt – One Road Strategy e Eurasian Economic Union (UEE). Nella dichiarazione congiunta di VV Putin e Xi Jinping di maggio 2015, fu affermato che le aree di cooperazione più promettenti tra UEE e OBOR sono la modernizzazione delle infrastrutture dei trasporti, l’alta tecnologia, le costruzioni, l’energia e l’estrazione delle risorse.
Riconoscendo i risultati raggiunti nelle relazioni tra i due Paesi, è necessario vederne i problemi. Da un lato, come notato a livello ufficiale, le relazioni tra RPC e la Russia sono ad un livello senza precedenti. D’altra parte, alcuni liberali russi non sono soddisfatti dell’idea del “rivolgimento ad est” della politica russa. Continuano a considerare il riavvicinamento all’occidente come la “strada principale” per lo sviluppo del Paese. Ad esempio, il noto liberale russo Aleksej Ulyukaev, ex-ministro dello Sviluppo economico, era contro la costruzione della ferrovia Mosca-Kazan con la partecipazione della Cina.
In sintesi, possiamo dire che l’idea avanzata dalla Cina di “comunità di unico destino dell’umanità” e il progetto associato “Fascia e Via” costituiscono la vera alternativa alla ingiusta globalizzazione imperialista dettata dal Capitale statunitense. Il riavvicinamento tra Russia e Cina dovrebbe dare un contributo importante alla creazione del nuovo sistema di relazioni internazionali, in cui la dittatura politico-militare e il ricatto economico non avranno spazio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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