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La Russia mantiene Netanyahu nell’anticamera

M. K. Bhadrakumar, Indian Punchline 11 novembre 2018

È passato più di un mese da quando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu annunciò che sarebbe andato a Mosca per incontrare il Presidente Vladimir Putin aprendo una nuova pagina nelle relazioni tra i due Paesi dopo l’incidente avvenuto sui cieli siriani il 17 settembre, quando un aereo da ricognizione russo fu abbattuto uccidendo 15 persone. Tuttavia, Mosca non ha finora programmato la visita di Netanyahu, che spera a margine della cerimonia del centenario dell’armistizio della Prima guerra mondiale, a Parigi, di avere l’occasione d’incontrare Putin. Gli israeliani cercano l’incontro, ma Mosca a quanto pare non confermava l’adesione di Putin. Chiaramente, Mosca sta mantenendo Netanyahu nell’anticamera per rinfrescare i suoi tacchi, segnalando che non può essere “business as usual”. In un’intervista travolgente con Times of Israel, l’ambasciatore russo in Israele Anatolij Viktorov chiariva che l’incidente del 17 settembre è stato archiviato, affermando che la dirigenza della difesa russa è “estremamente delusa” dalla risposta dell’esercito israeliano all’incidente. L’ambasciatore Viktorov aveva anche notato che la richiesta israeliana di rimuovere le truppe iraniane dal suolo siriano fosse “irrealistica” e non necessaria poiché l’Iran non ha intenzione di attaccare Israele; dopo tutto sono gli israeliani che uccidono iraniani e non viceversa! Chiaramente, la Russia rafforza le posizione nei confronti d’Israele. In teoria, Mosca sarebbe soddisfatta dalla “nuova normalità”. Secondo i media russi, dal dispiegamento del fantastico sistema missilistico S-300 in Siria, l’aviazione israeliana “non ha condotto una sola missione aerea in Siria”. Vale a dire, la posizione israeliana secondo cui nonostante lo schieramento dell’S-300, gli avioegtti israeliani si riservano il diritto di attaccare la Siria, ecc., è solo spavalderia.
Tel Aviv non corre rischi, data la portata dello S-300 e la probabilità che la Russia abbia imposto contromisure elettroniche sulle coste della Siria per sopprimere la navigazione satellitare, sistemi radar e comunicazioni degli aerei da guerra che attaccassero obiettivi sul territorio siriano. In termini politici, più a lungo continua l’impasse, più s’indebolisce la pretesa israeliana che la presenza iraniana in Siria minacci la sicurezza. In realtà, però, Israele ha sempre usato la “minaccia iraniana” come pretesto per attaccare la Siria, rivendicando voce in qualsiasi accordo di pace. L’agenda d’Israele è avere una sorta di legittimità internazionale per l’annessione illegale delle alture del Golan. I russi chiaramente deridono gli israeliani ammettendo che l’S-300 potrebbe non essere a prova di sciocco al cento per cento. In un altro rapporto, un alto ufficiale siriano veniva citato dai media russi dicendo: “Non vi è alcun concetto di probabilità zero nella strategia militare. Non possiamo dire che questa probabilità sia ridotta a zero, perché parliamo di cieli aperti, confini estesi, varie tecnologie… Pertanto, non posso dire che alla fine non ci sarà tale probabilità, tuttavia, la probabilità che tale aggressione raggiunga i suoi obiettivi è stata ridotta al minimo”. Nondimeno, per gli israeliani questa è la fastidiosa situazione “completamente sconosciuta”. La Russia fa intuire ad Israele quanto pericolosamente rischioso sia per i suoi piloti attaccare in circostanze oscure. La Russia potrebbe volere la revisione del meccanismo con Israele che notifica in anticipo gli attacchi aerei sulla Siria. Israele dava ai russi solo un breve preavviso prima di intraprendere missioni e se l’era cavata, ma l’incidente del 17 settembre cambiava le regole.
Certamente, per stabilizzare la situazione siriana, è utile che a Israele venga impedito d’infilrarsi nella situazione della sicurezza. È interessante notare che Teheran e Damasco hanno lasciato a Mosca il compito di sistemare gli israeliani, ma è ovvio che i tre alleati si consultino sulle nuove regole agli israeliani nel conflitto siriano. La linea di fondo è che la spavalderia israeliana dovuta alla speciale relazione personale tra Netanyahu e Putin, andava in fumo. Apparentemente, non è così. Sembra che Mosca si occupi d’Israele secondo la sua volontà di comportarsi in modo responsabile. Dato lo stato attuale delle relazioni USA-Russia, Israele non può far leva sull’amministrazione Trump per intervenire a suo nome preso Mosca. Al vertice di Helsinki a luglio tra Putin e Trump, quest’ultimo osservava che le preoccupazioni per la sicurezza israeliane erano all’ordine del giorno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio