La deterrenza efficace dell’S-300 in Siria

Military Watch 7 novembre 2018

Con la Russia che ha completato l’invio delle batterie missilistiche aria-superficie S-300PMU-2 alle forze della difesa aerea della Siria, in risposta all’attacco israeliano al Paese arabo che uccise 14 militari russi, il nuovo sistema di armi, secondo quanto riferito, ha per scopo la deterrenza efficace contro potenziali attacchi. Ksenia Svetlova, del comitato della difesa della Knesset (parlamento) israeliana, confermava che i caccia dell’aeronautica israeliana non sono entrati nello spazio aereo della Siria dall’arrivo degli S-300, dichiarando: “Non c’è stata una sola missione da quando la Siria ha ricevuto S-300. L’S-300 ha cambiato gli equilibri di potere nella regione”. Mentre numerosi media mediorientali riferirono in passato che la Siria col nuovo sistema di armamenti effettivamente dissuadeva efficacemente gli israeliani, la dichiarazione della funzionario israeliana verifica l’efficacia dell’S-300, almeno finora, come mezzo per impedire le incursioni nemiche nello spazio aereo del Paese.
Parlando delle azioni dell’aviazione israeliana, Svetlova spiegava che i caccia non avevano violato lo spazio aereo siriano dalle alture del Golan o dal Libano, con lo spazio aereo di quest’ultimo usato per attaccare il territorio siriano. Tuttavia, i caccia continuavano a volare vicino al confine. Un reclamo anonimo di un funzionario israeliano, riportato dall’agenzia Reuters, secondo cui Tel Aviv aveva effettuato ulteriori attacchi dopo l’abbattimento dell’aereo Il-20 russo, il 17 settembre, veniva smentito. Con Israele che si affida ai caccia di quarta generazione, cioè F-15 Eagle ed F-16 Fighting Falcon che risalgono rispettivamente al 1976 e al 1978, l’S-300PMU-2, ben lontano dalla versione più capace del sistema, rappresenta una seria minaccia a tali aviogetti da combattimento. Date le capacità avanzate del sistema missilistico, Israele non è nemmeno in grado di giustificare ragioni politiche per vendicarsi o tentare di neutralizzare la piattaforma missilistica per avere maggiore facilità di accedere nello spazio aereo della Siria, di cui i suoi caccia godevano prima dello schieramento dell’S-300. Ciò è dovuto al rischio che un attacco israeliano possa uccidere dei militari russi che gestiscono la piattaforma, che rimarranno fin quando il personale siriano non sarà adeguatamente addestrato ad utilizzare gli S-300, e a quel punto le prospettive di un attacco diventeranno possibili.
L’S-300PMU-2 può ingaggiare bersagli a distanza di 250 km, sebbene alcune fonti parlino di 300 km, dispiegando oltre una mezza dozzina di tipi di munizioni specializzate a seconda della natura e della posizione del bersaglio. Il sistema missilistico è dotato di contromisure di guerra elettronica allo stato dell’arte, che potrebbero renderne gli attacchi difficili da evitare, anche per le suite di guerra elettronica avanzate dei caccia israeliani. I potenti sensori del sistema d’arma, le elevate velocità di lancio dei missili e la capacità di schierarsi rapidamente per rispondere alle minacce, rendono difficile all’aviazione israeliana soverchiare la minaccia invece rappresentata dalle precedenti piattaforme della difesa aerea schierate dalla Siria. L’Aeronautica militare israeliana quindi cercava di acquisire esperienza operando nelle esercitazioni contro le versioni più vecchie del sistema missilistico l’S-300PMU-2, operate dalla Grecia, e più recentemente contro la stessa versione utilizzata dalle forze della difesa aerea dell’Ucraina. L’S-300PMU-2 è attualmente utilizzato dalle forze armate iraniane, con l’S-300VM più avanzato schierato dall’altro vicino d’Israele, l’Egitto. La Russia ha schierato i molto più sofisticati S-300V4 e S-400 in Siria, ma li impiegherà solo se le sue risorse nel Paese saranno minacciate, un errore che è improbabile che Israele commetta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “La deterrenza efficace dell’S-300 in Siria

  1. amadeus il said:

    Da ciò si evince che conviene dotare di S300 anche il Libano, Iraq, Yemen e fare una colletta internazionale per regalare gli S300 ai Palestinesi, così da contrastare il bullismo dei saudisionisti nella regione.

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