Modi seppellisce il “momento unipolare” dell’India

M. K. Bhadrakumar, Indian Punchline 3 novembre 2018

Questo fine settimana riservava sorprese su due fronti. Uno, lo spettro della Nuova Guerra Fredda USA-Cina ha subito morte improvvisa quando il presidente Trump telefonò al Presidente Xi Jinping per riportare l’orologio a tempi più felici. Trump apertamente cercava di por fine alla guerra commerciale e riparare i legami con la Cina. Da realista, sa che gli Stati Uniti semplicemente non possono imporre la propria volontà alla Cina. Pechino è visibilmente compiaciuta. Due, Trump annunciava la re-imposizione delle sanzioni decennali degli Stati Uniti all’Iran, ma “consentendo” a Cina, India, Turchia, ecc. di comprare petrolio iraniano. Nondimeno, l’Iran è duro. La reazione del suo Ministero degli Esteri suggerisce che niente di meno che il ritorno degli Stati Uniti ai rapporti con l’Iran del 2015 sarà accettato da Teheran. Questi sviluppi evidenziano come gli Stati Uniti non possono più far pressione sugli altri Paesi. Il governo Modi comprende questa realtà geopolitica, a sua volta spiegando le due principali decisioni in politica estera adottate recentemente, affermando l’autonomia strategica dell’India nei confronti degli Stati Uniti. La decisione di concludere l’accordo sull’S-400 con la Russia (costo stimato 6 miliardi di dollari) aggirando il dollaro per pagarne l’acquisto in rubli, è inequivocabilmente un’affermazione di interessi nazionali chiaramente definiti. In effetti, i minacciosi rumori di Washington prima dell’accordo non avevano alcun effetto sul Premier Modi. Questo è ciò che la venerabile “mano dell’India” nella comunità strategica, Ashley Tellis della Carnegie, scrisse ad agosto per ricattare il Premier: “L’approccio finale che va contemplato, quindi, offre a Trump un accordo. Probabilmente richiederò all’India di continuare u uno dei numerosi programmi di acquisizione della difesa discussi cogli Stati Uniti negli anni, consentendo così a Nuova Delhi di garantire le capacità che sempre desiderava dando a Trump l’incentivo per avviare le necessità dell’India. Le parti potrebbero così trarre vantaggio. Per tale soluzione, attirando l’attenzione di Trump tuttavia, la proposta dell’India deve essere abbastanza redditizia per gli Stati Uniti e notevole per impatto geostrategico. E i dettagli dovrebbero emergere in piena forma dai contatti discreti tra politici indiani e statunitensi ai massimi livelli. Risolvere rapidamente le dispute commerciali più pressanti non farebbe che aiutare ulteriormente tale processo”.
Ovviamente, Modi non badò al consiglio di Tellis. Non fece nulla per “dare a Trump l’incentivo per permettere rapidamente la dovuta rinuncia”. La cosa davvero sorprendente del saggio di Tellis è che la presa del pensatoio indiano-statunitense sula politica estera del Paese è davvero pedestre. Questo è ciò che Tellis scrisse sulle relazioni India-Russia: “Oggi, l’India lotta per mantenere una parvenza di relazioni produttive con la Russia nel momento in cui Putin pende verso l’avversario più conseguente dell’India, la Cina; La Russia si è reinserita in Afghanistan e Pakistan in modi che non aiutano gli interessi indiani; e il calore è quasi svanito dai legami che ancora collegano Mosca a Nuova Delhi”. Che valutazione da esperto di Carnegie! Ora, un altro pensatore, Jeff Smith del think tank neocon Heritage Foundation fece una retrospettiva. E cosa era? Smith attribuiva tutta la colpa alla “banda dei non allineati” dell’India che, per dirla cone lui, percepisce “l’alleanza cogli USA come il patto col diavolo, alleanza dagli obblighi costosi e che sviliscono nella dipendenza”.Beh, Smith dovrebbe prendersi una pausa e visitare uno di questi Paesi, Turchia, Pakistan, Corea del Sud o Arabia Saudita, e capire cosa provano oggi riguardo l’alleanza cogli USA. E, tuttavia, alcuno di questi 4 Paesi ha mai avuto a che fare con il “non allineamento” nella propria storia. Forse, ora possono cominciare a esplorare il fascino del non allineamento.
Gli statunitensi non capiscono che Modi ha preso la decisione consapevole che l’India aveva bisogno del sistema S-400 e del petrolio iraniano e che il suo governo procederà a soddisfare i bisogni del Paese. In effetti, i due principali sviluppi di fine settimana, Trump che fa marcia indietro sulla guerra commerciale con la Cina e la diluizione delle sanzioni unilaterali sulle esportazioni petrolifere iraniane, evidenziano solo quanto sarebbe stato folle Modi aggrapparsi al bavero nordamericano. In prospettiva storica, la decisione del governo di Modi di adottare il sistema S-400 e il rifiuto di cedere sulle importazioni di petrolio dall’Iran non possono essere viste come meri fuochi di paglia. Si possono prevedere altre decisioni di questo tipo sulle relazioni dell’India con Russia e Iran. Qualcosa è cambiato radicalmente: Modi ha seppellito il “momento unipolare” dell’India dell’era post-sovietica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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