“Il primo test di forze”: cosa causò il conflitto tra Unione Sovietica e Giappone sul lago Khasan

Teller Report

80 anni fa un conflitto armato tra URSS e Giappone iniziò nell’Estremo Oriente vicino al lago Khasan. Agli inizi di agosto, l’armata di Kwantung riuscì ad attraversare il confine sovietico e conquistò un punto d’appoggio su altezze strategicamente importanti. Tuttavia, a seguito del contrattacco, l’Armata Rossa liberò i territori occupati. Gli storici parlano dei combattimenti di Khasan come prima prova dello scontro più sanguinoso sul fiume Khalkhin-Gol nel 1939. Su cause e conseguenze del conflitto sovietico-giapponese.
Il 29 luglio 1938, circa 140 soldati dell’armata del Kwantung attaccarono un avamposto su una collina vicino al lago Khasan, dove si trovavano 11 guardie di frontiera sovietiche. Con grande difficoltà, gli uomini dell’Armata Rossa, guidati dal Tenente Aleksej Makhalin, frenarono l’assalto di forze nemiche superiori. Dopo tre ore di combattimento, una compagnia del 119.mo Reggimento di fanteria e due gruppi di guardie di frontiera soccorsero i nostri soldati. Di conseguenza, i giapponesi furono respinti per 400 metri nello Stato fantoccio del Manchukuo (la parte nord-orientale della Cina occupata dall’armata del Kwantung). Tuttavia, nella notte del 1° agosto, col supporto dell’artiglieria, il nemico lanciò di nuovo un’offensiva. Nonostante la resistenza ostinata, le guardie di frontiera furono costrette a ritirarsi. I giapponesi s’incunearono per 4 km nel territorio sovietico, conquistando tre colline: Zaozernaja, Senza nome e Mitragliatrice.

Quota Senza nome
Il terreno difficile impedì alla 40.ma Divisione dell’Armata Rossa responsabile della difesa del Primorye, si attivare prontamente le forze contro gli invasori. La sera del 1° agosto, la posizione giapponese fu attaccata dall’aviazione. L’offensiva delle forze di terra iniziò il 2 agosto e non fu organizzata. Debole ricognizione e problemi di approvvigionamento impedirono la liberazione delle altezze catturate dal nemico. Forti perdite furono subite da 119.mo e 120.mo Reggimento di fanteria e dal battaglione di carri armati. Il 3 agosto, l’Armata Rossa fu costretta a fermare gli attacchi e iniziare il raggruppamento. Il 4 agosto, l’ambasciatore del Giappone presso l’Unione Sovietica, Mamoru Shigemitsu, offrì a Mosca un modo pacifico per risolvere il conflitto. Il governo sovietico considerò questo passo come desiderio dei militaristi di guadagnare tempo per rafforzare le aree occupate. Lo stesso giorno, il Commissariato del Popolo alla Difesa dell’URSS emanò l’ordine a inviare truppe del Fronte dell’Estremo Orientale e del Distretto Militare della Trans-Baikal “in connessione con la provocazione dell’esercito giapponese” per la piena preparazione ai combattimenti. A quel punto, l’armata del Kwantung costruì postazioni di mitragliatrici ed artiglieria sulle alture, scavare trincee, installare recinzioni di filo spinato e preparare fossati anticarro. La forza totale del raggruppamento nemico era di 20000 uomini. Il 5 agosto, le unità dell’Armata Rossa completarono i preparativi per una nuova, più ampia offensiva, concentrando 32000 soldati, 600 pezzi di artiglieria, 345 carri armati, 180 bombardieri e 70 caccia presso il Lago Khasan. Il comando dell’operazione fu affidato al Capo di Stato Maggiore del Fronte dell’Estremo Oriente, Grigorij Shtern. Il 6 agosto, dopo il raid aereo, carri armati e fanteria passarono all’offensiva. Nonostante il fuoco intenso di artiglieria e cecchini del nemico, l’Armata Rossa avanzò. La sera il 118.mo Reggimento di fanteria riprese Zaozernaja, la collina più strategicamente importante. Il 9 agosto, alcune reparti dell’Armata Rossa sconfissero i giapponesi sulle altre due altezze. E il 10 agosto l’armata del Kwantung si ritirò da tutto il territorio sovietico occupato. L’URSS ripristinò lo status quo in Estremo Oriente. Per aver mostrare coraggio e comportamento esemplari nelle missioni di combattimento, divisioni e personale sovietici ricevettero decorazioni di Stato. La vittoria andò all’Armata Rossa, a caro prezzo. Non ci sono dati precisi sulle perdite, ma secondo i calcoli dell’Accademia militare dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione russa, nelle battaglie coi militaristi giapponesi, caddero 989 militari. Su altre fonti, il numero di soldati dell’Armata Rossa morti è stimato in 2-3mila persone. Allo stesso tempo, il numero di occupanti uccisi è circa la metà di quello.

“Affermazioni egemoniche speciali”
La battaglia sulla collina Senza nome fu il primo serio scontro tra Armata Rossa e militaristi giapponesi, ma il conflitto non si esaurì con questa battaglia. Un anno dopo, truppe sovietiche e giapponesi si scontrarono nella sanguinosa battaglia sul fiume Khalkhin-Gol (Mongolia). La fase attiva delle battaglie coi giapponesi iniziò l’11 maggio e proseguì per tutta l’estate del 1939. Alla fine di agosto, un grande gruppo dell’armata del Kwantung fu circondato. Nella prima metà di settembre, dopo i tentativi infruttuosi di sbloccare le sue forze, Tokyo accettò la conclusione di un trattato di pace e rinunciò alle rivendicazioni sulla Mongolia. Più di 100 mila effettivi da entrambe le parti parteciparono alla battaglia di Khalkhin-Gol. L’Armata Rossa, sotto la guida del futuro Maresciallo dell’URSS Georgij Zhukov perse 9700 effettivi, e il nemico, secondo varie fonti, 17-25000. Secondo gli esperti dell’Accademia Militare dello Stato Maggiore, il conflitto tra Mosca e Tokyo fu il risultato naturale delle crescenti tensioni nella regione dell’Estremo Oriente. Il Giappone, col sostegno dell’occidente, condusse un’espansione aggressiva nei territori a nord della parte della Cina occupata nel 1931-1932 (Manchukuo). I piani militaristi della Terra del Sol Levante erano condivisi col governo della Germania nazista. Nel 1936-1937, Tokyo e Berlino condussero negoziati segreti sulla divisione del territorio dell’URSS in caso di conflitto. Oltre ad Adolf Hitler, i sentimenti antisovietici dell’élite giapponese furono alimentati dagli Stati Uniti. All’armata del Kwantung fu assegnato il ruolo di forza per indebolire significativamente la macchina da guerra sovietica e costringere Mosca a trasferire forze da occidente. È noto che negli anni ’30 il Giappone, per l’assistenza finanziaria ricevette diverse centinaia di milioni di dollari da sponsor stranieri. Flirtare con i militaristi alla fine portò alla tragedia per gli Stati Uniti. Il 7 dicembre 1941, le truppe giapponesi infersero un duro colpo alla base dell’US Navy di Pearl Harbor. “Washington aveva rivendicazioni egemoniche speciali: l’attacco del Giappone all’Unione Sovietica diede agli Stati Uniti la possibilità di agire da intermediario, pacificatore tra le due potenze e quindi aumentare il proprio prestigio”, afferma Jurij Nikiforov, capo del Dipartimento scientifico della Società storica militare della Russia, in un’intervista a RT.

Talento e coraggio
Il sostegno degli Stati occidentali, unito a intense riforme militari, permisero al Giappone di costruire l’armata del Manchukuo. Nel 1932, vicino ai confini dell’URSS c’erano 64mila soldati nemici, nel 1937 200 mila, e nella primavera 1938, prima dell’attacco a Khalkin-Gol, 350 mila. Date le informazioni sulle intenzioni espansionistiche di Tokyo, Mosca prese misure per rafforzare il fianco dell’Estremo Oriente. Tuttavia, difficoltà economiche, infrastrutture sottosviluppate e carenza di personale ridussero obiettivamente le capacità militari dell’URSS nella regione. Nel giugno 1937, l’Unione Sovietica riuscì a concentrare solo 83000 militari in Estremo Oriente e nel 1938 si raggiunse i 105000. Come suggerito da Jurij Nikiforov, l’Armata Rossa riuscì a fermare l’aggressione giapponese principalmente grazie al talento dei comandanti e al coraggio dei soldati. L’esperto chiamò gli eventi di Khasan, “il primo passo avanti delle forze” dell’Armata Rossa, ricordando che negli anni ’30 il Commissariato del Popolo dell’URSS cercò di “saturare” le truppe con carri armati e aerei. Le collisioni coll’armata del Kwantung permisero di acquisire esperienza nell’impiego della nuova tecnologia e allo stesso tempo di verificare quanto fosse affidabile la difesa dell’Estremo Oriente. “Certo, la battaglia di Khasan non fu un vero conflitto: è improbabile che i combattimenti di luglio-agosto 1938 portassero alla guerra, tuttavia questa piccola vittoria sui giapponesi permise di capire una serie di punti deboli e forti dell’Armata Rossa ed avere un importante effetto morale e psicologico”, riassume Nikiforov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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