Gli Stati Uniti alimentano il terrorismo in Cina

Tony Cartalucci, LDR, 24 ottobre 2018

Il racket dei diritti umani occidentale si è mobilitato ancora una volta, questa volta apparentemente a sostegno della minoranza uigura cinese nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, in Cina. Titoli e rapporti venivano pubblicati sostenendo che un milione di uiguri era detenuto in ciò che l’occidente pretende “campi d’internamento”. Come altri notavano , è impossibile verificare in modo indipendente tali affermazioni in quanto non ci sono prove e organizzazioni come Human Rights Watch, Amnesty International e organizzazioni specifiche uigure come il World Uyghur Congress non hanno alcuna credibilità venendo ripetutamente smascherate sulla difesa dei diritti usata per far avanzare l’agenda degli interessi specifici occidentali. Articoli come “Uiguri cinesi: un milione di detenuti nei campi politici, riferiva l’ONU”, della BBC affermano: “Gruppi per i diritti umani tra cui Amnesty International e Human Rights Watch hanno presentato rapporti al comitato delle Nazioni Unite che documentano le accuse di imprigionamento di massa, nei campi in cui i detenuti sono costretti a giurare lealtà al Presidente Xi Jinping. Il World Uyghur Congress dichiarava che i detenuti sono trattenuti indefinitamente senza accusa e costretti a urlare slogan del Partito Comunista”. Da alcuna parte l’articolo della BBC presenta prove su tali affermazioni. La BBC omette anche di menzionare che gruppi come il World Uyghur Congress sono finanziati dal dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy (NED) e ha un ufficio a Washington DC. Il NED è la facciata statunitense dedita specificamente all’intromissione politica nel mondo, attuando il cambiamento di regime sostenuto dagli Stati Uniti ovunque, da Sud America ed Europa orientale ad Africa ed Asia.

Ciò che la Cina ammette
Secondo il South China Morning Post nell’articolo, “La Cina modifica la legge per riconoscere i ‘campi di rieducazione’ nello Xinjiang “, la Cina mantiene infatti centri di istruzione e formazione professionale. L’articolo afferma: “La regione del Xinjiang occidentale della Cina ha rivisto la legislazione per consentire ai governi locali di “educare e cambiare” le persone influenzate dall’estremismo nei “centri di formazione professionale”, termine usato dal governo per descrivere una rete di strutture di internamento nota come “campi di rieducazione”.” L’articolo afferma inoltre, facendo eco alla BBC e ad altri media occidentali: “Il cambio di legge, entrato in vigore martedì, arriva tra le proteste internazionali sui campi segreti della regione autonoma dello Xinjiang”. Ma gli osservatori affermano che inserire le strutture nella legge non subiva la critica globale della detenzione sistematica della Cina imponendo l’educazione politica a 1 milione di uiguri ed altri musulmani nell’area”. Di nuovo, il “1 milione” che non viene mai verificato con prove, né l’articolo, o altri diffusi dai media occidentali indicano che la popolazione uigura cinese è un obiettivo degli sforzi esteri per radicalizzare e reclutare islamisti per combattere guerre per procura nel mondo e nella stessa Cina. Viene anche omessa qualsiasi menzione del terrorismo sistematico sia in Cina che all’estero effettuato dai terroristi uiguri. Con tale informazione intenzionalmente e ripetutamente omessa, gli sforzi cinesi per affrontare e contenere l’estremismo dilagante sono facilmente spacciati come “repressione”.

Il terrorismo uiguro è reale, come dicono i media occidentali
In Cina, gli islamisti uiguri hanno compiuto attentati terroristici in serie. Come l’ondata di attacchi nel 2014 che provocò circa 100 morti e centinaia di feriti. The Guardian nell’articolo del 2014 intitolato “L’attacco nello Xinjiang lascia almeno 15 morti ” ammetteva: “L’attentato nella regione occidentale dello Xinjiang in Cina ha provocato 15 morti e 14 feriti. L’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha detto che l’attentato era avvenuto in una “via del cibo” nella contea di Shache, dove i media dissero che una serie di attacchi a luglio provocò la morte di 96 persone, tra cui 59 assalitori”. All’estero, si ritiene che i terroristi uiguri siano responsabili dell’attentato di Bangkok del 2015 che colpì principalmente turisti cinesi uccidendone 20. L’attentato fece seguito alla decisione di Bangkok d’inviare in patria sospetti terroristi uiguri per processarli, sfidando le richieste degli Stati Uniti che i sospettati si recassero in Turchia. In Turchia, avrebbero attraversato il confine con la Siria dove si sarebbero addestrati, armati e uniti ai terroristi di al-Qaida e cosiddetto Stato islamico (SIIL) nella guerra per procura occidentale contro Damasco e i suoi alleati. L’AP nell’articolo “Esclusiva: gli uiguri che combattono in Siria puntano alla Cina”, ammetteva: “Dal 2013, migliaia di uiguri, minoranza musulmana di lingua turca della Cina occidentale, si sono recati in Siria per addestrarsi col gruppo islamista Turkistan Islamic Party combattendo al fianco di al-Qaida, svolgendo ruoli chiave in diverse battaglie. Le truppe del Presidente Bashar Assad ora si scontrano coi terroristi uiguri mentre il conflitto si avvicina alla fine”. Ma la fine della guerra in Siria potrebbe essere l’inizio delle peggiori paure della Cina. L’articolo implica il coinvolgimento del governo turco nel facilitare il movimento degli uiguri sul suo territorio e in Siria. Un altro articolo di AP afferma che 5000 terroristi uiguri sono in Siria, principalmente nel nord, al confine turco. I media occidentali, non Pechino, ammettono che la provincia cinese dello Xinjiang ha un problema con estremismo e terrorismo. I media occidentali, non Pechino, ammettono che i terroristi uiguri vengono reclutati, trasferiti in Siria, finanziati e armati per combattere la guerra per procura occidentale in Siria. E i media occidentali, non Pechino, ammettono che i terroristi uiguri, induriti dalla battaglia, cercano di tornare in Cina per compiervi violenze. Quindi è chiaro che Pechino, come questione della sicurezza nazionale, deve affrontare l’estremismo nello Xinjiang. È innegabile che l’estremismo prenda piede e che la Cina abbia diritto e dovere di confrontarsi, contenerlo e schiacciarlo. È anche chiaro che l’occidente e i suoi alleati svolgevano un ruolo centrale nella creazione del terrorismo uiguri e, attraverso finte preoccupazioni per i diritti umani, tenta di minare gli sforzi di Pechino per affrontarlo.

Gli Stati Uniti sostengono separatismo e terrorismo uiguro
Il sito del National Endowment for Democracy statunitense ammette di intromettersi in Cina e lo fa in modo così esteso da avvertire la necessità di colpire la Cina in diverse regioni tra cui terraferma, Hong Kong, Tibet e Xinjiang/Turkestan orientale. È importante capire che “Turkestan orientale” è ciò che i terroristi uiguri chiamano Xinjiang. Pechino non lo riconosce. Il NED, riconoscendo il termine, ammette di sostenere il separatismo nella Cina occidentale, anche se gli Stati Uniti denunciano i separatisti e presunte annessioni in Donbas, Ucraina e Crimea russa. E oltre ad ammetterlo implicitamente, il denaro della NED arriva al World Uyghur Congress (WUC) che indica esclusivamente la provincia cinese dello Xinjiang come “Turkestan orientale” e definisce l’amministrazione dello Xinjiang come “occupazione cinese del Turkestan orientale”. “Sul sito della WUC, articoli come “A Rebiya Kadeer’s profile, Fearless Uyghur Independence Activist “, ammette che il capo del WUC Rebiya Kadeer cerca” l’indipendenza uigura”dalla Cina. WUC ed altre facciate uigure di Washington sono ripetutamente citati dai media occidentali e da gruppi di difesa dei diritti umani come Human Rights Watch e Amnesty International nelle accuse sul “milione” di uiguri collocati in “campi di internamento”, come illustrato nel suddetto articolo della BBC. Omettendo il vero problema del terrorismo che affligge la Cina nello Xinjiang e altrove nel mondo, laddove i terroristi uiguri sponsorizzati da Stati sono schierati e combattono, descrivendo la campagna della Cina per affrontare tale estremismo come “repressione”, l’occidente mira ad infiammare il conflitto nello Xinjiang mettendo a repentaglio vite umane, non proteggendole. Laddove i terroristi uiguri sono vittime della tratta verso i campi di battaglia esteri, i governi amici di Pechino come Bangkok rispediscono i sospettati ad affrontare la giustizia in Cina. In nazioni come la Malesia, dove è arrivata al potere l’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti, ai sospetti terroristi uiguri veniva permesso di procedere verso la Turchia. L’articolo di al-Jazeera, “La Malesia ignora la richiesta della Cina, libera 11 uiguri”, riferiva: “La Malesia liberava 11 uiguri detenuti l’anno scorso dopo essere usciti di prigione in Thailandia e aver attraversato il confine, nonostante la richiesta di Pechino di riportarli in Cina. I procuratori facevano cadere le accuse d’immigrazione al gruppo per motivi umanitari e volavano da Kuala Lumpur in Turchia, secondo l’avvocato Fahmi Moin”. Al-Jazeera menzionava: “La decisione potrebbe ulteriormente danneggiare i legami con la Cina, accusata di aver represso la minoranza uigura nella regione occidentale dello Xinjiang. Da quando è tornato primo ministro dopo una straordinaria vittoria elettorale a maggio, Mahathir Mohamad ha già cancellato progetti per oltre 20 miliardi di dollari assegnati a società cinesi”. Questo punto chiarisce come l’estremismo uiguro sia una componente centrale nella lotta di Washington contro Pechino sull’influenza in Asia, e nel senso più ampio, globale. L’esperto geopolitico F. William Engdahl nel suo articolo, “Il problema degli uiguri in Cina, la parte non menzionata”, concluse che: “L’intensificarsi della guerra commerciale contro la Cina, le minacce di sanzioni per le accuse sui campi di detenzione uiguri nello Xinjiang, le minacce di sanzioni se la Cina acquista materiale militare dalla Russia, tutto è volto a spezzare la sola minaccia all’ordine globale di Washington, che non è basato su libertà o giustizia, ma piuttosto su paura e tirannia. Come le autorità cinesi affrontano tale assalto completo è un altro problema. Il contesto degli eventi nello Xinjiang va tuttavia chiarito. L’occidente e in particolare Washington sono impegnati in una guerra irregolare su larga scala contro la stabilità della Cina”.
È difficile contestare questa conclusione, poiché gli Stati Uniti hanno già apertamente sfruttato il terrorismo come strumento geopolitico ovunque dalla Libia, dove la nazione fu divisa e distrutta dalle operazioni aeree dalla NATO e dalle truppe terroristiche sul terreno, alla Siria, dove gli Stati Uniti sono apertamente favorevoli ed al-Qaida e affiliati nel governatorato settentrionale d’Idlib, e persino nello Yemen dove un’altra inchiesta AP rivelava come Stati Uniti ed alleati fanno accordi con al-Qaida per potenziare le forze terrestri di di occidente e Stati del Golfo. È importante comprendere l’intero contesto delle accuse occidentali alla Cina e annotare media e presunte organizzazioni non governative (ONG) come Human Rights Watch, Amnesty International e altri partecipi alla propaganda volta a proteggere e promuovere i terroristi in Cina. Tali media e finte ONG compariranno altrove, non solo nelle periferie della Cina, e nel Sudest, Sud e Centro dell’Asia, ma anche presso Russia e Iran. Denunciare tali appendici della geopolitica occidentale, e gli interessi corporativo-finanzieri occidentali che ne dirigono l’agenda collettiva, è la chiave per ridurre la pericolosa influenza che hanno e violenze, conflitti, divisioni e distruzioni che cercano d’imporre, come hanno già fatto in Iraq, Afghanistan, Yemen, Libia e Siria.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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