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Il Trono di Spade arabo si accende

Wayne Madsen SCF 16.10.2018

Tortura, omicidio e smembramento del giornalista saudita di Washington Jamal Khashoggi al consolato generale saudita d’Istanbul ricordano al mondo che un’intensa attività di potere si svolge nelle e tra le monarchie della penisola arabica. Nel novembre 2017, il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman (MBS) ordinava arresto e detenzione presso il Riyadh Ritz Carlton Hotel di oltre 200 membri della famiglia reale saudita, tra cui undici principi rivali, nonché ministri del governo e influenti uomini d’affari. Ciò avvenne dopo l’incontro dell’ottobre 2017 a Riyadh tra il genero di MBS e il genero di Donald Trump, Jared Kushner, conclave durato fino alle prime ore del mattino. All’incontro, si dice che Kushner abbia consegnato a MBS una lista dei nomi degli oppositori del principe ereditario: figure di spicco della casa reale saudita, del governo e delle principali imprese. L’elenco potrebbe anche aver contenuto il nome “Jamal Ahmad Khashoggi”. L’elenco dei nomi sauditi fu, secondo quanto riferito, compilato da Kushner dai documenti in codice speciale top secret che specificamente richiese a National Security Agency (NSA) e Central Intelligence Agency. I documenti furono espressamente richiesti da Kushner, non perché fosse un esperto di comunicazioni intercettate, ma perché probabilmente aveva un funzionario che gli disse quali file ottenere. La famiglia Kushner ha vecchi legami col partito israeliano Likud e l’intelligence del Mossad. Il Mossad gode di uno stretto rapporto di lavoro con la direzione generale dell’intelligence saudita, ora fermamente impegnata con MBS dopo la precedente epurazione dai ranghi superiori all’ascesa di MBS alla posizione apparente di erede della Casa dei Saud. Quelli nella lista consegnata a MBS da Kushner erano tutti soggetti ad intercettazioni di di NSA e CIA su telefonate, videoconferenze ed e-mail. Si dice che Kushner avesse avuto una conversazione telefonica con MBS il giorno prima che Khashoggi venisse assassinato. Rapporti dall’intelligence statunitense riferiscono che la NSA intercettò comunicazioni ad alto livello tra governo saudita a Riyadh e il consolato generale saudita a Istanbul, indicando che un complotto per rapire Khashoggi e riportarlo a Riyadh o assassinarlo sul posto. Rapimento e detenzione sicuramente fanno parte delle regole di MBS visto con rapimento e detenzione a Riyadh il 3 novembre 2017 del primo ministro libanese Sad Hariri. Non appena l’aereo di Hariri atterrò a Riyadh, il suo cellulare fu sequestrato dai sauditi e venne arrestato. Hariri fu costretto a dimettersi in un comunicato impostogli su una rete televisiva saudita. MBS sperava di sostituire Hariri col fratello Baha Hariri, in mano a MBS.
MBS si vantò ai consiglieri più fidati che aveva anche Jared Kushner “in tasca”. Il presidente libanese Michel Aoun chiese l’immediato rilascio di Hariri e il suo ritorno a Bayrut. Proprio come Riyadh negava di aver ucciso Khashoggi, rifiutò che tratteneva Hariri contro la sua volontà. MBS ordinò ad Hariri di volare ad Abu Dhabi ad incontrare l’alleato di MBS, il principe ereditario Muhamad bin Zayad (MBZ), l’erede alla presidenza degli Emirati Arabi Uniti. A 57 anni, MBZ non è sfacciato come il giovane e impetuoso MBS. Ciò fu testimoniato dalla volontà di MBZ di lavorare col re giordano Abdullah II per cercare una sistemazione col Presidente Bashar al-Assad. Si dice che MBS sia furioso con MBZ e Abdullah, quest’ultimo membro della famiglia hashemita, espulsa dal dominio su Mecca e Medina da parte di inglesi e sauditi dopo la Prima guerra mondiale. Fin dalla sconfitta degli hashemiti nella regione dell’Hejaz a favore deii wahhabiti Saud, c’è cattivo sangue tra Riyadh e Amman.
MBS è anche turbato dal supporto di MBZ ai pretendenti al potere nello Yemen del Sud. MBS sostiene il governo yemenita, in esilio in Arabia Saudita, contro il governo huthi sostenuto dall’Iran a Sana, nel nord dello Yemen, nella sanguinosa e genocida guerra orchestrata da Riyadh col sostegno dell’amministrazione Trump e del regime israeliano. Gli Emirati Arabi Uniti sostengono il Southern Transition Council (STC), che lotta per il ritorno dello Yemen del Sud a Stato indipendente, uno status di cui godeva prima della fusione imposta con lo Yemen del nord nel 1990. Preso nel mezzo vi sono le forze leali a Shayq Abdullah bin Isa al-Afrar, il sultano dello Stato di Mahra, che disertò quando lo Yemen del Sud ottenne l’indipendenza nel 1967. Il sultano di Mahra, che vive nel vicino Sultanato dell’Oman sotto la protezione del sultano Qabus bin Said, è anche preso di mira da MBS, che non vuole alcuna competizione sul controllo saudita di tutto lo Yemen. Secondo quanto riferito, l’Oman sostiene il Consiglio generale del popolo di al-Mahra e Socotra, composto dagli capi tribali del Sultanato di Mahra e Mahri. Questa autorità rivale vuole essere libera da ogni controllo da Arabia Saudita, Emirati, Huthi e governo filo-saudita dello Yemen. Attraverso gli uffici della missione dell’Oman alle Nazioni Unite, il Consiglio generale era in contatto diretto col Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il STC comprende anche membri delle tribù e famiglie reali di altri ex-stati dell’era coloniale inglese della Federazione degli Emirati Arabi del Sud e del protettorato dell’Arabia meridionale, come Stato di Qathiri, Sultanato di Lahaj, Stato di Quaiti dell’Hadhramaut e gli emirati di Dhala e Bayhan. MBS è noto per la pesca sportiva nel selezionare il successore di Qabus, che non ha figli e fu una spina nel fianco di Riyadh. Sotto Qabus, l’Oman è amichevole con Iran e governo di Assad in Siria, così come Qatar, dove il 36enne emiro Tamim bin Hamad fece infuriare MBS mantenendo relazioni con l’Iran. Nel 2013, il padre di Tamim, Hamad bin Qalifa al-Thani, abdicò formalmente in favore del figlio. Tuttavia, è noto che Hamad tira ancora le fila a Doha. Nel 1995, Hamad depose suo padre, Qalifa bin Hamad al-Thani, in cura a Ginevra. Nel 1972, Qlifa spodestò suo cugino Ahmad mentre era in viaggio di caccia in Iran. Ahmad si stabilì a Dubai, dove sposò la figlia dell’emiro. MBS e MBZ sono ansiosi di sostenere un rivale dell’attuale emiro del Qatar dai potenziali pretendenti al trono di Doha, tra cui due membri rivali del clan al-Thani che i sauditi rivendicano legittimi per il trono del Qatar, Abdullah bin Ali al-Thani e Sultan bin Suhaym al-Thani.
La MBS, insieme ai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, impose un severo embargo economico e diplomatico al Qatar. C’è qualche speculazione in Medio Oriente che MBS stia di nascosto appoggiando il successore di Qabus; Taymur bin Asad, figlio 37enne del cugino di Qabus, Said Asad bin Tariq. Come viceprimo ministro per la cooperazione internazionale, Said Asad bin Tariq fu designato erede ufficiale di un Qabus malato. In questo “Trono di Spade” arabo, MBZ potrebbe avere i suoi preferiti tra gli altri pretendenti al trono del sultano di Muscat, che includono i fratellastri di Said Asad bin Tariq, Haytham bin Tariq, attualmente ministro della cultura, e Shihab bin Tariq, ex-comandante della marina dell’Oman. Secondo quanto riferito, MBZ gestisce una rete di spie nella corte reale dell’Oman per influenzare la successione a Qabus. C’è un altro principe non arabo, che potrebbe anche avere grande influenza nella successione reale dell’Oman. È il principe di Galles Carlo, futuro re d’Inghilterra, vecchio amico e confidente del sultano Qabus. Oman e Qatar hanno i loro agenti d’influenza nelle famiglie reali dei sette emirati che formano gli Emirati Arabi Uniti. A luglio, lo sceicco Rashid bin Hamad al-Sharqi, secondo al trono di Fujairah, l’emirato degli Emirati Arabi Uniti che confina con l’Oman, si presentava in Qatar per chiedere asilo. Disse che il governo di MBZ estorce ingenti somme di denaro dalle famiglie reali degli Emirati per elementi sconosciuti in tutto il mondo, come in Ucraina, India, Marocco, Libano, Giordania, Egitto e Siria. Gli Emirati Arabi Uniti, insieme ai sauditi, sono importanti sostenitori finanziari dei jihadisti nel mondo. Shauq Rashid fornì ai servizi segreti del Qatar dettagli sul malcontento degli emirati per le politiche dittatoriali di MBZ ad Abu Dhabi. Gli altri emiri sono anche critici nei confronti del coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti nella guerra civile genocida nello Yemen, in cui truppe provenienti da Fujairah, Um al-Quayn, Ajman, Sharjah e Ras al-Qyimah sono utilizzate come carne da cannone, mentre quelle dai ricchi Abu Dhabi e Dubai evitano il fronte. Di recente, i sauditi fecero pressione sul loro fantoccio re in Bahrayn, Hamad bin Isa al-Qalifa, per licenziare lo zio, il primo ministro principe Qalifa bin Salman al-Qalifa, il primo ministro più longevo del mondo. Tuttavia, aveva apparentemente irritato MBS lavorando per proteggere i diritti dei lavoratori stranieri, compresi delle Filippine ed Asia meridionale, nel Bahrayn e nella regione del Golfo.
Si sa che MBS e Kushner considerano l’Iran la principale minaccia alla pace in Medio Oriente. MBZ condivide il loro punto di vista sull’Iran, qualcosa che apparentemente non è condiviso dagli emirati della regione settentrionale del Golfo, tra cui Fujairah. Dalle loro azioni, MBS e MBZ sono, insieme ai loro alleati israeliani e statunitensi, la principale minaccia alla pace nella regione. L’assassinio di un giornalista residente negli Stati Uniti in un Paese terzo, in Turchia, e il rapimento e gli arresti domiciliari di un primo ministro in carica di un’altra nazione sono comportamenti inauditi in Medio Oriente. I sauditi sono eguagliati da Israele nel totale disprezzo per le norme internazionali di comportamento nella regione mediorientale mentre loro e le loro coorti s’impegnano nel loro sanguinoso “Trono di Spade”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio