L’alleanza di Trump con squartatori, infanticidi e squadroni della morte

James Petras, 16 ottobre 2018

Nelle ultime settimane la Casa Bianca abbracciava la versione contemporanea dei regimi più sanguinari del mondo. Il presidente Trump abbracciava il “Principe della morte” saudita, Muhamad bin Salman, laureato da mani e teste tagliate nelle pubbliche piazze, smembrando corpi nei consolati, nel caso di Jamal Khashoggi. La Casa Bianca ha accolto calorosamente il successo elettorale del candidato presidenziale brasiliano Jair Bolsonaro, ardente paladino di torturatori, dittatori militari, squadroni della morte e liberi professionisti del marketing. Il presidente Trump piange, grugnisce e glorifica Israele, mentre la sua guida spirituale Benjamin Netanyahu celebra il Sabbath con omicidi e mutilazioni settimanali di centinaia di palestinesi disarmati, specialmente giovani. Questi sono gli “alleati naturali” del presidente Trump. Condividono i suoi valori e interessi mentre ciascuno conserva il proprio particolare metodo di disporre dei cadaveri di oppositori e dissidenti. Procederemo discutendo dell’ampio contesto politico-economico in cui operano i tre mostri. Analizzeremo i vantaggi e gli svantaggi che hanno portato il presidente Trump a ignorare e persino lodare azioni che violano valori e sensibilità democratiche dell’America. In conclusione, esamineremo conseguenze e rischi derivanti dall’abbraccio di Trump del trio.

Il contesto della Triplice Alleanza di Trump
I legami intimi del residente Trump coi regimi più spregevoli del mondo derivano da diversi interessi strategici. Nel caso dell’Arabia Saudita, include basi militari; finanziamento di mercenari e terroristi internazionali; vendite di armi da miliardi di dollari; profitti petroliferi e alleanze segrete con Israele contro Iran, Siria e Yemen. Al fine di garantire tali risorse saudite, la Casa Bianca è più che disposta ad assumersi determinati costi socio-politici. Gli Stati Uniti vendono avidamente armi e forniscono consigli per l’invasione genocida, l’omicidio e la fame imposti dai saudita a milioni di yeminiti. L’alleanza della Casa Bianca contro lo Yemen ha pochi vantaggi monetari o politici e valore propagandistico negativo. Tuttavia, con pochi altri Stati clienti nella regione, Washington si accontenta dell'”affettatore di salame” del principe Salman. Gli Stati Uniti ignorano il finanziamento saudita dei terroristi islamici contro gli alleati degli Stati Uniti in Asia (Filippine) e Afghanistan, così come i sicari in Siria e Libia. Purtroppo quando un collaborazionista filo-statunitense come il giornalista del Washington Post e residente degli Stati Uniti Jamal Khashoggi viene assassinato, il presidente Trump è costretto ad adottare la pretesa di un’indagine per allontanarsi dalla mafia di Riyad. Successivamente salvava il saltimbanco bin Salman: inventandosi flagranti menzogne incolpando ‘elementi canaglia’ incaricati dell’interrogatorio, delle leggere torture.
Il presidente Trump celebrava la vittoria elettorale del fascista neo-liberale brasiliano Jair Bolsonaro perché controlla tutte le leve giuste: promette di tagliare i regolamenti economici e le imposte sulle multinazionali. È un ardente alleato della guerra economica di Washington contro Venezuela e Cuba. Promette di armare gli squadroni della morte di destra e militarizzare la polizia. Si impegna ad essere un leale seguace delle politiche belluine degli Stati Uniti all’estero. Tuttavia, Bolsonaro non può sostenere la guerra commerciale di Trump, specialmente contro la Cina, che rappresenta il mercato per quasi il 40% delle agro-esportazioni brasiliane. Questo è particolarmente vero dato che i boss dell’agro-business sono i principali sostenitori economici e congressuali di Bolsonaro. Data la limitata influenza di Washington nel resto dell’America Latina, il regime fascista neoliberista del Brasile funge da principale alleato di Trump.
Israele è il mentore e il capo delle operazioni della Casa Bianca in Medio Oriente, nonché alleato strategico militare. Sotto la guida del primo ministro Benjamin Netanyahu, Israele ha sequestrato e colonizzato la maggior parte della Cisgiordania e occupato militarmente il resto della Palestina; incarcerato e torturato decine di migliaia di dissidenti politici; rinchiuso e affamato oltre un milione di residenti a Gaza; imposto condizioni etnico-religiose per la cittadinanza in Israele, negato diritti di base ad oltre il 20% di residenti arabi del sedicente “stato ebraico”. Netanyahu ha bombardato centinaia di città, aeroporti e basi siriane a sostegno dei terroristi dello SIIL e dei mercenari occidentali. Israele interviene nelle elezioni statunitensi, compra i voti del Congresso e assicura il riconoscimento della Casa Bianca di Gerusalemme capitale dello Stato ebraico. I sionisti di Nord America e Gran Bretagna agiscono da “quinta colonna” che assicura copertura unanime favorevole dei media sulle loro politiche di apartheid. Il primo ministro Netanyahu si assicura il sostegno finanziario e politico incondizionato degli Stati Uniti e le loro armi più avanzate. In cambio, Washington si considera privilegiato fungendo da soldato per le guerre israeliane in Iraq, Siria, Libia, Yemen e Somalia … Israele collabora con gli Stati Uniti nella difesa di Arabia Saudita, Egitto e Giordania. Netanyahu e i suoi alleati sionisti alla Casa Bianca sono riusciti a sovvertire l’accordo nucleare con l’Iran e ad imporre nuove e più severe sanzioni economiche. Israele ha una sua agenda: sfida le politiche delle sanzioni del presidente Trump contro la Russia e la sua guerra commerciale con la Cina. Israele s’impegna con entusiasmo nelle vendite di armi ed innovazioni high-tech con Pechino.

Oltre il Trio criminale
L’alleanza del regime di Trump con Arabia Saudita, Israele e Brasile non è malgrado ma causa del loro comportamento criminale. I tre Stati hanno una comprovata esperienza di piena conformità e impegno attivo in ogni guerra statunitense in corso. Bolsonaro, Netanyahu e bin Salman servono da modelli per altri capi nazionali alleati della ricerca di Washington del dominio mondiale. Il problema è che il trio non basta a rafforzare la spinta di Washington a “rendere l’impero forte”. Come indicato in precedenza, il trio non è completamente in sintonia con le guerre commerciali di Trump; l’Arabia Saudita lavora con la Russia nel fissare i prezzi del petrolio. Israele e Brasile fanno accordi con Pechino. Chiaramente Washington cerca altri alleati e clienti. In Asia, la Casa Bianca punta alla Cina promuovendo il separatismo etnico. Incoraggia gli uiguri a separarsi dalla Cina incoraggiando terrorismo islamico e la propaganda linguistica. Il presidente Trump appoggia Taiwan tramite vendite di armi e accordi diplomatici. Washington interviene a Hong Kong promuovendo politici pro-separatisti e propaganda a sostegno dell’indipendenza. Washington lanciava una strategia di accerchiamento militare e la guerra commerciale contro la Cina. La Casa Bianca riuniva Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Filippine e Corea del Sud per avere le basi militari destinate contro la Cina. Tuttavia, fino ad oggi gli Stati Uniti non hanno alleati nella guerra commerciale. Tutti i cosiddetti alleati asiatici di Trump ne sfidano le sanzioni economiche. I Paesi dipendono e perseguono scambi commerciali e investimenti dalla Cina. Mentre tutti pagano diplomaticamente a parole e forniscono le basi militari, rimandano alle questioni cruciali dell’adesione alle esercitazioni militari statunitensi al largo delle coste cinesi e di boicottare Pechino. Gli sforzi degli Stati Uniti per sanzionare la Russia sono compensati dagli accordi su petrolio e gas tra Russia, Germania e altri paesi dell’UE. I tradizionali lecchini statunitensi come Gran Bretagna e Polonia hanno scarso peso politico. La più importante delle sanzioni statunitensi ha portato a un’alleanza strategica e militare a lungo termine tra Mosca e Pechino. Inoltre l’alleanza di Trump con il “trio delle torture” provocava divisioni interne. L’omicidio di un giornalista residente negli Stati Uniti da parte saudita provocava boicottaggi commerciali e richieste di rappresaglia dal Congresso. Il fascista brasiliano ha evocato le critiche liberali all’elogio di Trump della democrazia degli squadroni della morte di Brasilia. L’opposizione elettorale al presidente Trump ha mobilitato con successo i mass media, che potrebbero facilitare una maggioranza al Congresso e un’efficace opposizione di massa alla sua idea di costruzione imperiale populista (populista nella retorica, plutocratica nella pratica).

Conclusione
Il piano di costruzione dell’impero statunitense si basa su spacconate, bombardamenti e guerre commerciali. Inoltre, i suoi alleati e clienti più stretti e criminali non possono sempre essere invocati. Anche la festa del mercato azionario volge al termine. Inoltre, passa il tempo delle sanzioni riuscite. Gli sproloqui all’ONU cogli occhi spiritati evocano risate e imbarazzi. L’economia corre verso la crisi e non solo aumentano i tassi di interesse. Le riduzioni d’imposta sono un colpo unico: i profitti vengono presi e intascati. Il presidente Trump in ritirata scoprirà che non ci sono alleati permanenti, ma solo interessi permanenti. Oggi la Casa Bianca si regge da sola senza alleati che condividano e difendano il suo impero unipolare. La massa dell’umanità richiede la fine con le politiche di guerre e sanzioni. Per ricostruire gli USA sarà necessaria la costruzione, da zero, di un potente movimento popolare che non sia interessato a Wall Street o alle industrie belliche. Un primo passo è rompere con entrambe i partiti a casa e la triplica alleanza all’estero.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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