La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina non è ciò che dicono

Mision Verdad 15 ottobre 2018

La cosiddetta guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è al culmine in questi giorni, quando il gigante asiatico ha ridotto le importazioni di greggio statunitense. Già nel 2016 il gruppo di esperti della RAND Corporation metteva in guardia sul pericolo che una crisi tra le due potenze possa scatenare le ostilità. Tale organizzazione è considerata un importante pensatoio dell’esercito statunitense. Ispirato al motto “Rendi l’America grande di nuovo”, Trump si è impegnato a ridurre il divario tra il suo Paese e la Cina, così iniziava ad applicare i dazi su centinaia di prodotti cinesi per 60 miliardi di dollari all’anno. Ciò implica prodotti più costosi per i consumatori nordamericani. Gli esperti affermano che oltre il 90% dei prodotti è necessario per realizzare altri prodotti e che riguardano non solo i prodotti commercializzati esclusivamente negli Stati Uniti. Da parte sua, la Cina ha contrattaccato imponendo dazi sulle importazioni statunitensi per 34 miliardi di dollari, colpendo direttamente gli elettori di Trump: l’industria agricola. Circa il 91% dei 545 prodotti che i dazi cinesi appartengono al settore agricolo, che generò oltre 19 miliardi di esportazioni in Cina nel 2017, di cui 12,36 miliardi in soia.

La componente geostrategica e tecnologica alla base di questa guerra
L’assalto di Trump alla Cina include anche l’aumento del sostegno a Taiwan nella lunga disputa con la Cina, vietando la partecipazione della Marina cinese a un’importante esercizio militare internazionale e fatto pressioni sui programmi linguistici e culturali finanziati dal Partito Comunista Cinese nelle università statunitensi. Washington ha recentemente imposto sanzioni alla compagnia responsabile delle armi ed attrezzature dell’esercito cinese, il Dipartimento per lo Sviluppo dei Materiali (EDD); ed anche al direttore Li Shangfu per aver acquistato dall’azienda statale russa Rosoboronexport, il più grande esportatore di armi, che avevano già sanzionato. Inoltre, l’amministrazione Trump alimenta il conflitto territoriale sul Mar Cinese Meridionale, acque chiuse ai cinesi dall’incursione inglese nel 19° secolo e dal trionfo degli alleati nella Seconda guerra mondiale (1945). Attualmente, Pechino vuole recuperare la sovranità su questo spazio geopolitico e commerciale, ma le rivendicazioni territoriali causano significative attriti coi principali alleati statunitensi come Filippine, Giappone e Vietnam. Qualche giorno prima il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense Decatur entrava nelle acque adiacenti isole e barriere coralline cinesi del Mar Cinese Meridionale. L’agenzia di rating Standard & Poor’s prevede che i dazi statunitensi possano incidere sul 12% dei prodotti importati dalla Cina. È una disputa su tecnologia e proprietà intellettuale che potrebbe avere un impatto su articoli come computer e cellulari. Il problema non c’è, la guerra ha una componente cibernetica che sembra essere lo sfondo ma che in realtà dà forma ai fatti. Il già citato rapporto della RAND Corporation (2016) consiglia ai capi statunitensi di sviluppare opzioni per negare alla Cina l’accesso a prodotti e tecnologie che potrebbero essere cruciali in caso di guerra.

Eserciti di hacker e accuse incrociate
Lo scorso luglio, quando il dipartimento del Tesoro impose i dazi, allegava una relazione in cui esplicitamente accusava la Cina di “spionaggio economico con capacità cibernetica”. Sulle grandi reti d’informazione si dice che il governo cinese impiega con successo un esercito di hacker, con migliaia di soldati high-tech che lavorano per identificare e rubare la proprietà intellettuale di diverse aziende legate a industria o tecnologia della difesa. Si dice che la guerra commerciale potrebbe portare “ad altre operazioni informatiche offensive da Pechino”. Questo problema non è nuovo per entrambe le potenze. I portavoce e gli esperti del governo accusano la Cina dal 2012 di utilizzare proprietà intellettuale rubata per sviluppare prodotti quasi identici a quelli statunitensi con le informazioni che hackerava, vendendo questi prodotti negli Stati Uniti ed inondando i mercati di altri Paesi con prodotti a prezzi con cui alcuna nazione può competere. Secondo loro, questa attività causava perdite di miliardi di dollari nell’economia e milioni di posti di lavoro. Tuttavia, nel 2013 l’ex-agente della National Security Agency (NSA), Edward Snowden, affermò di avere la prova che il governo di Barack Obama piratò le reti dei computer nella Cina continentale e a Hong Kong dal 2009. Tra gli obiettivi c’erano l’Università di Hong Kong, funzionari governativi, uomini d’affari e studenti. Tali operazioni erano parte delle 61000 eseguite nel mondo. Un gran giurì della Pennsylvania incriminò nel 2014 cinque ufficiali dell’Esercito popolare di liberazione della Cina. Le accuse erano spionaggio informatico contro sei società statunitensi: Westinghouse Electric, US Steel, Allegheny Technologies e Alcoa, così come le affiliate SolarWorld e United Steel Workers. Il governo cinese rispose indicando il caso Snowden. Nel settembre 2015, il Presidente della Cina Xi Jinping, e l’ex-presidente Obama, promisero che non avrebbero tollerato più la pirateria per rubare segreti commerciali.

Ciò che non dicono del cyberwar: la scienza quantistica
Un aspetto che non fu ampiamente ripreso dai media sono i vantaggi di guerra che la Cina otterrebbe sviluppando la tecnologia in modo autonomo, in particolare in quelle in cui gli Stati Uniti sono avanzati di nascosto. Nel 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese dell’ottobre 2017, il Presidente Xi Jinping dichiarò che la Cina dovrebbe essere un “leader mondiale dell’innovazione” entro il 2035. Lo disse basandosi sulla traiettoria del gigante asiatico nel sfruttare i principi della meccanica quantistica per creare nuove tecnologie. A tale scopo furono elaborati investimenti su larga scala guidati dallo Stato. Un “megaprogetto” cinese per le comunicazioni quantistiche e la tecnologia dell’informazione mira ad espandere l’infrastruttura, sviluppare un prototipo di computer quantico generale e costruire un simulatore quantistico pratico. È previsto anche un laboratorio nazionale di scienze dell’informazione quantistica, che potrebbe diventare il riferimento chiave per la ricerca e lo sviluppo futuri. In campi come l’informatica, potrebbero essere fatti grandi progressi: i computer che funzionano coi qubit possono ottenere aumenti esponenziali della potenza di calcolo che potrebbero essere applicati a settori come l’apprendimento automatico (macchina di apprendimento) e simulazioni complesse. Tutti i futuri progressi nell’informatica quantistica saranno più una maratona che uno sprint, la visione a lungo termine è vitale. La scienza quantistica potrebbe anche rivoluzionare crittografia e comunicazioni: i computer quantistici potrebbero rendere le informazioni molto più difficili da decifrare mentre i progressi nel rilevamento quantistico, nella metrologia e nella navigazione possono consentire capacità uniche di rilevamento, precisione e posizionamento. Nel 2016, la Cina lanciò il primo satellite quantico al mondo, che da allora viene utilizzato per videochiamate con crittografia quantistica tra Cina ed Europa. L’industria militare e della difesa cinese in Cina può utilizzare i progressi dei radar quantici e l’individuazione per compensare la superiorità dell’esercito statunitense nella tecnologia di occultamento che potrebbe essere vulnerabile con questo nuovo tipo di rilevamento. Se questi sforzi avranno successo, potrebbero essere in vantaggio sugli Stati Uniti nel campo della tecnologia militare. Questa è la minaccia sottostante.

Se lo stato di eccezione è globale, è anche cibernetico
Dato quello che potrebbe essere la corsa della Cina nella competizione per il controllo globale attraverso conoscenza e tecnologia, il 20 settembre 2018, la Casa Bianca lanciò la Strategia Cibernetica Nazionale con un impulso chiaramente espansivo ed egemonico. Il segretario per la sicurezza nazionale, Kirstjen Nielsen, affermò che “rafforza l’impegno del governo a collaborare coll’industria per combattere queste minacce e garantire la nostra infrastruttura critica”. Questo documento non solo pone la Russia a chiaro nemico degli Stati Uniti, ma fu pubblicata quasi contemporaneamente a una versione aggiornata della strategia cibernetica del dipartimento della Difesa. Mentre la strategia nazionale afferma che Russia e Cina “usano il cyberspazio per sfidare gli Stati Uniti, i loro alleati e partner”, la strategia del Pentagono li chiama “concorrenza”. Quando si fa riferimento alla sicurezza informatica globale del trasporto marittimo e dello spazio, si propone che l’accesso al mare, cieli e spazio sia libero ed illimitato perché è “strettamente collegato a sicurezza economica e nazionale degli Stati Uniti”, quando il controllo di tali spazi figura come priorità, così come l’uso dei vari mezzi tecnici. Vi sono compiti come aggiornamenti della sorveglianza elettronica, che permetteranno alle agenzie d’intelligence di monitorare i flussi di dati, il trasferimento di nuove competenze alle agenzie di ricerca e lo sviluppo di nuovi modi per perseguire individui al di fuori degli Stati Uniti (cittadini di Paesi stranieri). Cioè, le risposte a un attacco informatico ora possono includere imposizione di sanzioni, coordinamento di una campagna di propaganda nei media egemonici o lancio di missili.
In una conferenza stampa, il consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump John Bolton sottolineava quanto sia importante il cyberspazio per la deterrenza geopolitica e militare degli avversari. Dichiarava che a tale scopo avevano “autorizzato operazioni informatiche offensive (…) per dimostrare che il costo della loro partecipazione ad operazioni contro di noi è più alto di quello che vogliono sostenere”. Gli Stati Uniti potrebbero “difendersi” da attacchi DDoS o dall’introduzione di malware e spyware, nonché avviare una serie di attacchi a siti “nemici” vulnerabili. Tali azioni potrebbero riguardare server bancari, fornitori di servizi cellulari, database privati, infrastruttura di produzione o vari sistemi dei servizi sociali essenziali. Possono anche ricorrere nelle loro operazioni “umanitarie” e dimenticare qualsiasi dichiarazione formale di guerra, procedura abbastanza complessa nella legislazione nazionale, dato che non esiste una definizione chiara di cosa siano “gli atti dannosi nel cyberspazio”. Alcuni Paesi dall’esperienza adeguata in materia di sicurezza informatica potrebbero difendersi da tali attacchi, ma è più che probabile che alcuni Stati non possano effettivamente deviali. La minaccia che la Cina pone agli Stati Uniti aumenta quando vedono la loro “libertà” a rischio stabilendo le regole nel cyberspazio. Con loro, governa il commercio mondiale attraverso il controllo di transazioni bancarie, borse e altri strumenti dell’economia globalizzata. Se alcuni Paesi si rifiutano di seguire gli ordini di Washington, saranno nuovamente etichettati come Stati falliti e accusati di creare danni. Rifiutare l’adozione degli standard degli Stati Uniti sarà trattato come atto di guerra contro i cittadini statunitensi. Questo è tanto grave quanto la dichiarazione di George W. Bush dopo gli attacchi terroristici a New York nel settembre 2001, quando dichiarò che “chi non è con noi è contro di noi”.
Come in ogni guerra occidentale, la spiegazione è nel Paese che la promuove: la stagnazione economica genera problemi politici interni che portano al potere personaggi come Trump, la crisi dell’egemonia della dirigenza che ha perso la Casa Bianca fa di tutto per evitare il collasso della propria globalizzazione in cui rientrano la Cina e la macchina economica capitalista ben oliata dalla finanza globale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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