Alleanza USA-Arabia Saudita al crepuscolo

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 15 ottobre 2018

Le osservazioni del presidente Donald Trump sulla vicenda di Jamal Khashoggi nell’intervista alla CBS 60 Minutes si sono rivelate sconvolgenti. Fondamentalmente, ha detto tre cose: a) Il suocero Jared Kushner ha parlato col principe ereditario, ma quest’ultimo l’ha negato; b) la colpevolezza saudita va stabilita e, se verrà dimostrata, gli Stati Uniti saranno “molto arrabbiati” e “ci sarà una severa punizione”; e, c) sanzionare l’Arabia Saudita è problematico, dati i profondi interessi commerciali e “Ci sono altri modi per punire” l’Arabia Saudita, se davvero ci si arriva. Trump non ha spiegato quali potrebbero essere gli “altri modi”. Ma l’ Arabia Saudita rendeva pubblico l’avvertimento che ci saranno terribili conseguenze, “qualsiasi azione contro il regno porterà una maggiore reazione”, se gli Stati Uniti osassero procedere sulla traccia delle “sanzioni economiche, usando pressioni politiche o ripetendo false accuse”. È interessante notare che i sauditi alludevano al “sostegno degli alleati” nel contrastare la “campagna organizzata” contro di essa. Un’influente personalità saudita successivamente spiegava la probabile rappresaglia in caso di sanzioni statunitensi, sostenendo che Riyadh ha un elenco di 30 “potenziali misure”:
I sauditi non accetteranno le richieste di Trump di aumentare la produzione di petrolio (per compensare il deficit dovuto alle sanzioni iraniane) e lasciare invece che i prezzi del petrolio salgano a “100 o 200 dollari, o addirittura raddoppiando tale cifra”.
I sauditi smetteranno di usare dollari per il commercio di petrolio e potrebbero invece passare a “una valuta diversa, lo yuan cinese, forse”.
Il riavvicinamento saudita-iraniano potrebbe seguire con l’aiuto russo.
I sauditi possono porre fine alla cooperazione dell’intelligence sulla minaccia terroristica ai Paesi occidentali.
I sauditi potrebbero rivolgersi a Russia e Cina per procurarsi le armi.
I sauditi potrebbero permettere una base russa nella provincia nord-occidentale di Tabuq situata “nei quattro angoli tesi tra Siria, Israele, Libano e Iraq”.
I sauditi rilancerebbero i rapporti on Hamas e Hezbollah.
L’Arabia saudita ritirerà gli investimenti negli Stati Uniti, stimati in 800 miliardi di dollaro.
In breve, l’Arabia Saudita farà un passo strategico verso l’asse Russia-Cina-Iran. In termini immediati, i sauditi possono colpire duramente gli Stati Uniti sfruttando lo status di superpotenza energetica. Un drammatico aumento dei prezzi del petrolio stimolerà il reddito saudita ma creerà difficoltà ai Paesi che consumano petrolio, in particolare UE, Cina od India. Aumenterà le entrate della Russia e renderà le sanzioni occidentali ancora più inefficaci. Di nuovo, minerà il piano degli Stati Uniti per piegare l’economia iraniana. D’altra parte, qualsiasi mossa saudita per scaricare il dollaro nel commercio di petrolio potrebbe galvanizzare in modo significativo le mosse per detronizzare il dollaro da moneta mondiale, ma l’impatto sarebbe solo sullo scenario a medio termine. In termini geopolitici, l’Arabia Saudita è un’alleata fondamentale degli Stati Uniti negli ultimi 7 decenni. La rottura dell’alleanza USA-Arabia Saudita distruggerà la strategia statunitense in Medio Oriente. Il ridimensionamento degli Stati Uniti dalla regione potrebbe diventare inevitabile. D’altra parte, l’ascesa dell’influenza russa e cinese danneggerà gli interessi occidentali. In effetti, anche la sicurezza d’Israele si indebolirà.
La linea di fondo, naturalmente, è che l’ascesa dell’Iran come potenza regionale sarà irreversibile, anche se il riavvicinamento Iran-Arabia Saudita è più facile a dirsi che a farsi. È interessante notare che la reazione iraniana all’affare Khashoggi riecheggia come Teheran approfittò del rovesciamento di Sadam Husayn in Iraq. Fino a che punto Russia (e Cina) vorranno impigliarsi nello stallo saudita-statunitense? Mosca e Pechino cercano migliori relazioni cogli Stati Uniti e possono sperare che castigati diventino un interlocutore più ragionevole. Dopo tutto, valutano che il ridimensionamento degli Stati Uniti in Medio Oriente calerà inesorabilmente il sipario sull’egemonia globale statunitense, a sua volta accelerando la tendenza al multipolarismo. È improbabile che Russia o Cina aiutino l’Arabia Saudita a destabilizzare l’economia mondiale. La prognosi saudita secondo cui “se Washington impone sanzioni a Riyadh, condannerà a morte la propria economia” è una mera iperbole. Quindi, c’è una contraddizione fondamentale nella sopravvivenza del vecchio regime saudita che dipende in modo cruciale dal sostegno nordamericano. Trump non esagerava quando affermò che senza il sostegno degli Stati Uniti, il regime saudita sarebbe finito in due settimane. Ci sono forze storiche che turbinano sull’Arabia Saudita, tenute a bada a causa della pura presenza degli Stati Uniti. Ad esempio, le province sciite orientali dell’Arabia Saudita sono irrequiete; gli huthi dello Yemen cercheranno vendetta. Soprattutto, il regime saudita ha esportato le forze radicali come strumento geopolitico degli statunitensi. Tali forze colpirebbero la sicurezza interna saudita. I Fratelli Musulmani, al-Qaida, ecc. aspettano nell’ombra. L’islamismo, paradossalmente, pone una minaccia esistenziale al regime saudita. In poche parole, i peccati del passato si vendicheranno del regime saudita con una furia demoniaca prima di quanto si pensi, se si toglierà lo scudo protettivo degli USA. Di fatto, la possibile disintegrazione del Regno dell’Arabia Saudita, dopotutto una creazione arbitraria dell’imperialismo inglese all’inizio del XX secolo, è molto reale.
Ciò che complica la situazione odierna è che gli Stati Uniti sono divisi brutalmente e i sauditi sono abituati a trattare con la dirigenza di Washington con un linguaggio che non è più in voga. Lasciato a se stesso, Trump avrebbe gestito l’affare Khashoggi come avrebbero fatto i predecessori alla Casa Bianca. Ma questo non sarà possibile con il Deep State e il Congresso degli Stati Uniti che lo pressano. D’altra parte, il principe ereditario Muhamad bin Salman è un nuovo tipo di capo saudita che non time il confronto e cerca l’azzeramento del rapporto cogli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “Alleanza USA-Arabia Saudita al crepuscolo

  1. Anonimo il said:

    I sauditi che prendono sanzioni contro gli.usa e l’Occidente? I sauditi sono ciò che gli usa vogliono!800 miliardi ritirati ?molto più facile sequestrati? Senza gli usa gli houthi marcerebbero su ryad ma di cosa sta parlando questo signore. A trump non conviene rompere e non lo farà punto è basta !ma se ci sarà uno scontro semplicemente i sauditi cesseranno di essere di essere un famiglia regnante.

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