L’ascesa della Cina dal Circolo polare artico alla Terra del Fuoco

Wayne Madsen SCF 10.10.2018

Donald Trump è tornato agli inizi del 19° secolo riformulando una politica estera proto-neoconservatrice. Parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 settembre, Trump invocava l’arcana e discutibile Dottrina Monroe del 1824, affermando: “È stata la politica formale del nostro Paese dal presidente James Monroe che respingiamo l’interferenza delle nazioni straniere in questo emisfero e nei nostri affari”. L’obiettivo per Trump era chiaro: la Cina.
Il 4 ottobre, il vicepresidente Mike Pence seguiva la bomba anti-cinese di Trump avvertendo la Cina. Le osservazioni di Pence al neo-conservatore Hudson Institute di Washington accusavano la Cina di usare “attori segreti, gruppi di facciata e punti di propaganda per spostare la percezione degli statunitensi dalle politiche cinesi”. Ora sotto l’influenza del belluino consigliere per la sicurezza nazionale neoconservatore, John Bolton, l’amministrazione Trump fa tintinnare sciabole contro chiunque e il suo principale manovratore, Israele, ritengano opportuno sfidare: Iran, Venezuela, Siria, Cina, Nicaragua, Cuba, Bolivia e altri che resistono agli Stati Uniti. L’amministrazione Trump è diventata ciò che il rivoluzionario fondatore della moderna Cina, Mao Zedong, amava chiamare “tigre di carta”. Mentre Trump e Pence, con quest’ultimo che compiva il terzo viaggio in America Latina a giugno, spacciano di nascosto i mantra diplomatici delle cannoniere della Dottrina Monroe, in America Latina, la Cina firma coi partner dell’emisfero occidentale per la sua Belt and Road Initiativ, sostenuta dal Presidente Xi Jinping. Gli investimenti cinesi in infrastrutture latinoamericane e caraibiche hanno spinto tre nazioni latinoamericane, Panama, Repubblica Dominicana e El Salvador, a passare i rapporti da Taiwan a Cina. L’amministrazione Trump, con una mossa infantile e poco diplomatica, richiamava gli ambasciatori da Repubblica Dominicana ed El Salvador e l’incaricato d’affari a Panama, per “consultazioni” a Washington. L’amministrazione Trump avvertiva Belize, Guatemala, Honduras e Nicaragua dal riconoscere la Cina, avvertimento rivolto anche al Paraguay e certe nazioni dei Caraibi che hanno legami con Taiwan. Considerando che i neoconservatori dell’amministrazione Trump applicano sanzioni finanziarie e sui visti al governo nicaraguense, è solo una questione di tempo prima che il Nicaragua sia costretto ad abbandonare i legami con Taiwan. La Cina investe 50 miliardi di dollari nel Canale Interoceanico del Nicaragua, che collegherà a livello del mare Pacifico e Caraibi, ed è sostenuta dalla Cina quale parte fondamentale della Belt and Road Initiative, alternativa al Canale di Panama dipendente dalle chiuse. Nicaragua e Santa Lucia in passato ebbero relazioni diplomatiche con la Cina, ma tornarono a Taiwan durante la competizione tra Pechino e Taipei sugli alleati diplomatici, nella cosiddetta “diplomazia del libretto degli assegni”. Washington cerca di assicurasi che Nicaragua, Paraguay, Santa Lucia, Guatemala, Belize, Honduras e Saint Vincent continuino i legami con Taiwan, ma gli investimenti della Cina sono più di ciò che l’amministrazione Trump, che riduce gli aiuti esteri, può eguagliare o superare. Inoltre, migliaia di studenti cinesi studiano spagnolo e portoghese, chiara indicazione che la Cina pianifica una grande mossa nell’emisfero occidentale e per i piani per rimanere nella regione.
Nel gennaio 2018, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi invitava i 33 membri della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), riuniti a Santiago, ad aderire all’Iniziativa Fascia e Via. Il CELAC fu fondato dal defunto Presidente Hugo Chavez in alternativa all’Organizzazione degli Stati americani (OAS), dominata dagli Stati Uniti, residuo dell’era della diplomazia delle cannoniere statunitense per assicurarsi che i Paesi latinoamericani siano governati da dittatori da repubblica delle banane asserviti ai capricci di Washington. Panama fu la prima a iscriversi alla Fascia e Via e presto fu seguita da Antigua e Barbuda, Trinidad e Tobago e Bolivia. Repubblica Dominicana, Guyana e Suriname seguirono alcuni mesi dopo. Il Venezuela, che sostiene l’Iniziativa Fascia e Via cinese, iniziò a commerciare il petrolio in yuan cinesi, chiaro rimprovero all’amministrazione Trump che minaccia d’invadere il Venezuela. Dopo il vertice CELAC-Cina di Santiago, i ministri degli esteri di Barbados, Argentina, Brasile, Ecuador e Giamaica annunciavano l’interesse sul programma Fascia e Via. Al vertice CELAC-Cina, la Cina delineava i “Cinque principi” che governano le relazioni con l’emisfero occidentale. I Cinque Principi della Cina furono originariamente enunciati negli anni ’50 dal Premier Zhou Enlai e furono la base delle relazioni della Cina con il Movimento Non Allineato. I principi sono:
1) Rispetto reciproco dell’integrità territoriale e della sovranità;
2) Mutua non aggressione;
3) Mutua non interferenza nei reciproci affari interni;
4) Uguaglianza e mutuo beneficio;
5) Convivenza pacifica.
Quando questi principi vengono paragonati alla bellicosità dell'”imperialismo yanqui” della Dottrina Monroe, le nazioni emisferiche riconoscono che OAS, Banca interamericana di sviluppo e altri strumenti di Washington sono usati per mascherare, in misura crescente, il paternalismo nordamericano sugli affari dell’emisfero occidentale minacciandone sovranità ed indipendenza. E la Cina porta progetti infrastrutturali che Washington non è disposta a offrire senza enormi vincoli politici, economici e militari. I legami cino-latinoamericani hanno una forte base storica. Antropologi e archeologi cinesi e latino-americani scoprono continuamente antichi legami tra Cina e civiltà precolombiane dell’America meridionale e centrale. I manufatti scoperti dall’antica cultura peruviana Chavin, iniziata intorno al 1000 aC, suggeriscono forti legami con la dinastia Shang della Cina, esistente tra 1600 e 1046 aC. Altri antropologi scoprono indizi che indicano il possibile contatto con la dinastia Shang e Ming con le civiltà aztechi e olmeche della Mesoamerica. Il DNA cinese è stato scoperto tra le popolazioni indigene che vivono nello Stato messicano di Nayarit, sul Pacifico. Le antiche mappe cinesi indicano anche la prima conoscenza della Cina della grande massa continentale ad est, ora conosciuta come Americhe. La Cina impiega questi possibili collegamenti antichi con popoli e nazioni dell’emisfero occidentale. Rispetto ai “contributi” post-colombiani degli europei all’emisfero: genocidio, conquista, distruzione di cultura e religione e introduzione di malattie veneree, vaiolo e altri patogeni importati, la Cina ha un vantaggio sugli Stati Uniti, noti per il suo genocidio della popolazione nativa americana e le guerre imperialiste in America centrale e meridionale e nei Caraibi.
Dopo l’invocazione della dottrina Monroe da parte di Trump all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la politica di separare i genitori dai figli dell’America centrale al confine egli Stati Uniti e d’inviarli in campi di concentramento separati, e le ripetute minacce d’invadere il Venezuela, non sorprende che la Cina sia accolta a braccia aperte in tutto l’emisfero. L’America Latina colma anche il vuoto commerciale lasciato dai dazi di Trump sulla Cina. Un terzo del surplus commerciale del Brasile è dovuto alle esportazioni verso la Cina. La Cina ha fornito prestiti vitali al Venezuela, che ha subito sanzioni paralizzanti e destabilizzazione finanziata dalla CIA degli Stati Uniti. L’accordo di libero scambio tra Cina e Cile del 2006 è in netto contrasto con la guerra commerciale di Trump con la Cina. Da gennaio ad agosto 2017, il commercio tra Cina e America Latina ha superato i 166 miliardi di dollari, con un aumento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2016. Mentre Trump espande la guerra commerciale e rispedisce gli Stati Uniti alla vecchia politica paternalistica verso l’emisfero, la Cina è disposta e desiderosa di riprendere il gioco. Le “Vie della Seta” marittima e terrestre della Cina si sono estese da Groenlandia e Circolo polare alla Terra del Fuoco nel sub-antartico. Queste Vie della Seta scavalcano gli Stati Uniti, poiché Trump e le sue politiche letargiche e superate rendono gli Stati Uniti ancora più irrilevanti in un mondo che si modernizza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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