L’impero statunitense si autodistrugge

SCF 12.10.2018

Trump cercan di far quadrare un mondo globalizzato attraverso un capitalismo nordamericano nazionale. Non funzionerà. L’ex-presidente Teddy Roosevelt (1901-09) descrisse l’essenza della politica estera degli Stati Uniti come “parlare piano mentre si porta un grosso bastone”. Sotto l’attuale presidente Donald Trump sembra che si tratti di “gridare”. Quella che Trump riserva è una domanda discutibile. La differenza si riduce a una questione di credibilità. Un secolo fa, gli USA erano un formidabile potenza militare, diplomatica ed economica. Quindi, Roosevelt poteva permettersi di parlare sottovoce perché c’erano altri mezzi indiscutibili a disposizione per rafforzare il potere degli Stati Uniti. Oggi, gli Stati Uniti sono ancora una formidabile potenza militare, questo è certo. Ma per quanto riguarda economia e ruolo del dollaro statunitense come meccanismo di pagamento globale, l’evidenza suggerisce che ha perso molto del precedente dominio. Il presidente Trump sembra cerchi di compensare il declino della potenza degli Stati Uniti nel complesso, adottando una retorica più irosa e scontrosa affinché gli altri si conformarsi alle pretese statunitensi.
Questa settimana ha visto il calo record nel mercato azionario statunitense. Ciò suggerisce che la presunta forza dell’economia statunitense non è ciò che è stato spacciato da Trump. Uno dei principali fattori nel crollo del mercato azionario statunitense è l’incertezza provocata dalla crescente guerra commerciale degli Stati Uniti con la Cina. La scorsa settimana, il Presidente Vladimir Putin deplorava la politica statunitense delle sanzioni alle altre nazioni e l’eccessiva dipendenza dal dollaro quale principale strumento di scambio valutario globale. Putin aveva detto che gli Stati Uniti commettono un “errore strategico” usando il dollaro come arma con cui punire le altre nazioni per conformarsi ai diktat di Washington. “Questo è un errore tipico di qualsiasi impero”, aveva detto alla Conferenza russa della Settimana dell’energia, a Mosca. Implicito nei commenti di Putin era che gli Stati Uniti si comportano da impero fallito. Incerti sul precedente dominio, gli Stati Uniti ricorrono alla forza bruta per sostenere un potere altrimenti in declino. Ma così facendo, vanno oltre la propria credibilità quindi costringendo gli altri a cercare di aggirare la soverchieria di Washington.
Quando il dollaro sostituì l’oro come standard finanziario globale nei primi anni ’70, la valuta nordamericana assunse una posizione privilegiata nel commercio internazionale. Ma con tale privilegio arrivò la responsabilità di essere un banchiere universalmente rispettato, comportando un certo carattere apolitico del dollaro. La perdita del potere economico nazionale portava gli Stati Uniti ad abusare del sistema del dollaro globale per i propri interessi egoistici. Ciò a sua volta comporta sfiducia da parte delle altre nazioni. Washington politicizza il sistema del dollaro per perseguire i propri interessi nazionali. L’eccessivo affidamento di Washington sulle sanzioni economiche contro le altre nazioni le costringe a cercare modi per eludere il sistema globale commerciale dominato dagli Stati Uniti. Lo si vede nell’Unione Europea che istituisce un sistema senza dollaro per continuare le relazioni commerciali con l’Iran dopo che Trump abbandonava l’accordo nucleare internazionale con Teheran. Lo si vede da come Russia e Cina creano un sistema di pagamento per il petrolio e altre materie prime ovviando all’uso dei dollari e altrettanto per il “capitalismo liberista” di cui gli USA dovrebbero essere l’esponente globale. Se gli USA non si fanno strada sui mercati, allora le sanzioni vengono imposte per “correggere” la strada. L’approvvigionamento energetico dalla Russia per l’Europa è un classico esempio. Il gas fornito dalla Russia è commercialmente redditizio nel soddisfare la domanda europea. Eppure gli Stati Uniti vogliono soppiantare quel mercato col proprio gas più costoso, e l’unico modo è imporre sanzioni a Russia e compagnie europee. Questa non è economia di mercato. È un diktat egemonico imperialista. Ciò mina il dollaro USA e i principi del presunto capitalismo statunitense. Lentamente ma solidamente il mondo molla il dollaro come valuta universale. A causa dell’abuso di Washington e della sua preminenza nel settore bancario come arma politica per perseguire i propri obiettivi nazionali. Putin aveva dichiarato che la politica delle sanzioni statunitensi nei confronti di molti Paesi e l’abuso del dollaro come valuta di riserva globale è un “errore strategico” commesso da un impero declinante. Se sempre più Paesi abbandonano il dollaro per aggirare le sanzioni statunitensi, il risultato sarà il continuo indebolimento della posizione internazionale della moneta e del sistema bancario statunitensi. Un caso classico di sovraestensione di Washington che infine ne comporta la sua scomparsa economica. Se la storia ci dice una cosa, è che ogni impero ha una fine. La sovraestensione imperiale è il segno di un impero in declino.
Il presidente Trump si scontra chiassosamente sul commercio con la Cina e quasi ogni altra nazione, come europei e Canada. Trump grida al commercio “ingiusto” perché non ha un grosso bastone di riserva nell’intrinseca forza statunitense. Il dollaro non è più d’obbligo. La Russia “de-dollarizza” la propria economia, il che significa che passa al commercio internazionale basato sul cambio di valute bilaterale. Lo stesso vale per la Cina e altre nazioni. Il risultato è che il dollaro perde potere internazionale e, con esso, l’economia degli Stati Uniti perde il primato. L’impero declina e l’unico responsabile è l’abuso di potere degli USA. L’ultima risorsa è l’unico bastone rimasto a Washington: la potenza militare. Perciò il mondo affronta una situazione pericolosa. Se gli USA non ottengono ciò che vogliono, spingerebbero il mondo verso la guerra. Potrebbe essere tutto molto diverso, naturalmente. Se gli Stati Uniti smettessero di cercare di affermarsi come potenza unipolare iniziando a rivolgersi agli altri in un mondo multipolare. Trump cerca di far quadrare il mondo globalizzato attraverso un capitalismo statunitense su base nazionale. Non funzionerà. E più il governo degli Stati Uniti cerca di ottenere ciò, più il dollaro e il potere statunitensi declinano. Il che rende il militarismo nordamericano una tentazione sempre più pericolosa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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